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Trump è nei guai

“Migranti è scontro con l’est”, titola il Corriere. Si è saldato il fronte dei paesi – meglio sarebbe dire dei “regimi” – percorsi da pulsioni autoritarie e xenofobe, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, e si è saldato contro l’Italia. Non vogliono accogliere nemmeno uno dei profughi che hanno diritto all’asilo, chiedono all’Italia di buttarli in mare, o di trasformare Lampedusa in un lager, un’isola maledetta per dannati senza speranza. Continua la lettura di Trump è nei guai

Una Boldrini per Renzi?

Più posti, ma meno stabili, scrive Repubblica. Sono dati, finalmente, condivisi da Istat, Inps, Inail e Ministero del lavoro, dunque più affidabili. Confermano due cose che si capivano: che la locomotiva della ripresa ricomincia faticosamente a muoversi, che le politiche del lavoro attuate dall’Italia (jobs act, dono fiscale in cambio di assunzioni stabili, libertà di usare i voucher) sono state un trompe-l’œil, solo una bugia ingannatrice. La ripresa è come la vediamo, non dà alcuna certezza all’industria che campa alla giornata e per questo trasforma i lavoratori in numeri intercambiabili, che si lasciano dopo averli indossati per un giorno, come si fa coi vestiti in certi grandi magazzini. L’anno che verrà, quando gli incentivi-metadone scompariranno, le cose andranno peggio. Due dati lo anticipano. Il primo dice che la disoccupazione tra i giovani con meno di 35 anni è aumentata del 2,9% nel trimestre e del 6,6% nell’anno. Un milione e mezzo di loro cerca lavoro e non lo trova. Il secondo dato mostra cosa tocchi ai fortunati che trovano impiego: 121 milioni di voucher venduti nel 2016. Continua la lettura di Una Boldrini per Renzi?

Terroristi e demagoghi

Il killer in fuga ucciso a Milano. A tutta pagina, sul Corriere. La sera della strage al mercatino di Natale Anis Amri, bullo violento di 24 anni, per 4 detenuto nelle carceri italiane e poi “reclutato” dell’Isis, aveva camminato 40 minuti nel centro di Berlino fino al centro islamico del quartiere Moabit, di fronte a un posto di polizia. Lì aveva dormito (pare) presentandosi come marocchino e musulmano ma nemico dell’Isis. Il giorno dopo, sempre a Belrino, si era fatto il selfie per rivendicare l’attentato e “postarlo” in rete. Poi ha lasciato la capitale tedesca, è passato in Svizzera e da lì in Francia. A Chambery ha comprato un biglietto del TGV per Milano. Ma forse è sceso a Torino perché nella capitale della Padania è arrivato con un treno regionale. Fino a una piazza da cui partono pullman diretti a sud, poi lo hanno fermato due agenti, Cristian Movio e Luca Scatà (sulla diffusione dei loro nomi da parte del Viminale infuria la polemica). Anis si ferma, dice di essere calabrese, vuota lo zaino, fingendo di cercare i documenti che non ha, poi estrae la pistola, grida in italiano “polizia bastardi”, spara e ferisce Movio. Sparano anche Cristian e Scatà e lo uccidono. Angela Merlel dice: “Grazie Italia”. Il Giornale titola: “Una bestia in meno”. Grillo interviene: “L’Italia è un colabrodo. Bisogna agire”. Agire come, Beppe? “Chi ha diritto di asilo resti in Italia, tutti gli irregolari siano rimpatriati subito”. È quel che dice da tempo Alfano, ma non riesce a farlo. Continua la lettura di Terroristi e demagoghi

Tracima, ordina, ripiega

Ha spianato Gentiloni, si è rimangiato la sanatoria sui contanti, dice di aver bloccato le sanzioni a Putin, ha litigato (via Poletti) con il presidente dell’Inps sul niente che la manovra prevede per i giovani, ha di nuovo sfidato l’Europa che sta per mandargli una lettera di richiamo. È ovunque, corre, chiosa, ringhia, sentenzia. La famiglia di Giannelli fa zapping e lo trova dappertutto: Tg1, Tg2, Tg3, Tg tutto. “Ma appare sempre lui, cos’è? Chiede il mario. “È l’appar condicio!” La signora ha la battuta pronta.

Ma tu, Mineo, non entri nel merito delle scelte. Ma come si fa? Sono troppe e contemporanee. Ci vorrebbe un ideologo, sorretto da immensa fede e non un semplice analista, per trovare un filo unitario, per dare in senso politico a tale impudente pervasività. Ci prova oggi Massimo Franco “La maschera «nazionalista» che Matteo Renzi si è calato sul viso nel vertice di Bruxelles evoca brividi antieuropei e calcoli referendari”. Questo lo capisco anch’io, che sono gufo, ma il bravo editorialista del Corriere dice che la politica di Renzi “non si può ridurre a questo”. E allora? “Irritazione verso le istituzioni europee”, “preoccupazioni commerciali”, “lungimiranza geo politica”,”Renzi è troppo in bilico per permettere all’UE di frenare la sua strategia”? Alla fine Massimo Franco abbassa le braccia: “Il rischio che il governo stia imboccando non la strada dell’interesse nazionale, ma di una possibile uscita unilaterale dai parametri europei e dunque del progressivo isolamento, non va sottovalutato”. Continua la lettura di Tracima, ordina, ripiega

Guerra regionale, guerra mondiale

Una miccia accesa nella polveriera. Preferisco il titolo del commento sul Corriere, perché i titoli di testa, vuoi perchè scontano che i lettori siano poco informati, vuoi perchè temono di dire, mi paiono fuorvianti: Repubblica. “L’Ira sciita per l’ìmam giustiziato”; Corriere, “La rivolta degli sciiti contro l’Arabia”. Il manifesto, “Il giorno del boia”. Sì, è stato il giorno del boia, La monarchia saudita, che annega nei petrodollari, ha messo in scena lo spettacolo più barbaro: l’esecuzione in massa di 47 oppositori. Ma uno dei 47 era l’imam sciita Nimr Al Nimr, leder della primavera araba. Il suo assassinio è più che una barbarie. Continua la lettura di Guerra regionale, guerra mondiale

La rana e lo scorpione

Fenomenologia del Renzi. Anche oggi è riuscito a conquistare la prima pagina di Corriere e Repubblica, nonostante la doccia fredda dell’Istat: disoccupazione al 12,7%, quella dei giovani al 44,2. “Non siano passacarte dei PM”, “Sfida ai giudici”. E tutti a chiedersi: quale segnale avrà voluito inviare, e a chi? Non lo conoscete. Matteo è più semplice di quanto non crediate, amici analisti. Come “l’ombra del guerriero” di Kurosawa, si è seduto sulla collina più in alto (Palazzo Chigi) e da là controlla i vari campi della battaglia. Non ha strategia nè visione del futuro, cogliere l’attimo, fa un rapido blitz sul campo che più gli conviene. È la lepre: gli altri seguono, dubitano, arrancano.

La ripresa non c’è, colpa dei giudici. Sembra folle ma riflettiamo. I dati Istat avrebbero sparso umor nero sui giornali e più di un quotidiano avrebbe centrato la sua attenzione sui pasticci cumulati dai renziani in Senato: il ricatto subito da Ncd, il contrordine su Azzolini con Serracchiani che si arrabbia e Guerini che approva, lo stop alla delega sulle risorse Rai e la reazione scomposta di Lotti e altri mazzieri. Ecco che l’ombra del guerriero volge lo sguardo al Senato e prova a trasformare un patto d’interesse con gli inquisiti in una pretesa scelta garantisca con conseguente monito ai giudici. Affascina i giornali come l’incantatore i serpenti, toglie benzina alle destre indispettite per la scissione del Verdini. Ma appena sentirà profumo di elezioni, Renzi tornerà anti casta, nel tentativo di prosgiugare il fiume di voti che scorre verso Grillo. E quando aumenteranno (di poche unità) gli occupati, toglierà la museruola al Poletti e tuonerà: c’è la ripresa e parlate d’altro?

Ci sono due modi per batterlo. Con un colpo di mano; e a questo penserà forse la Boschi,ma solo quando l’Europa si sarà stufata della sua “insopportabile mancanza di metodo”. Oppure sfidandolo sulle scelte fondamentali (di cui Matteo non si occupa perchè gli parrebbe una perdita di tempo). Un’altra politica economica per l’Europa (Tsipras, Iglesias),  lotta alla corruzione, evasione, intermediazione  per liberare l’economia meridionale dalle mafie, scelte di politica industriale per sostenere solo chi innova e solo crea lavoro. Tertium non datur. Se lo si contrasta sui singoli campi di battaglia, si finisce inevitabilmente con il perdere ai punti. E il risultato offende l’interesse generale .Perchè i provvedimenti (riforma costituzionale, della scuola, della Rai) escono dalla battaglia ancora più sgangherati delle proposte originarie.

La rana e lo scorpione. La rana si carica sul dorso lo scorpione e lo traghetta dall’altra parte del fiume per aver salva la vita. Lo scorpione la punge (è la sua natura!) provocando la comune rovina. Ma da lontano sembra che la rana sia affogata, non che lo scorpione si sia suicidato.

Un bambino palestinese bruciato vivo nel rogo della sua casa. Netanyahu parla di terrorismo, anche se non di terrorismo ebraico come dovrebbe e come fa Yediot Aharonot. La guerra che ci minaccia ha tre facce. La prima è quella che le monarchie sunnite (con il loro fondamentalismo wahabita) muovono contro l’islam sciita. La seconda è la strumentalizzaizone della religione, dell’olocausto e del rapporto tra ebraismo e cultura occidentale, che i governi di Israele compiono per mere ragioni di potere. La terza è la guerra contro le minoranze etniche in nome dell’identità nazionale (attacco ai Curdi del turco Erdogan). Guerra mondiale a pezzi, dice il Papa. Obama invita i giovani democratici a difendere l’accordo di pace con L’Iran che Netanyahu sta tentando di ribaltare premendo sul congresso americano.