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Fassina se n’è ghiuto

Sblocca Italia? No, sblocca contratti. Ci pensa la Consulta. È irragionevole, e dunque incostituzionale, impedire per troppo tempo ai lavoratori del pubblico impiego di contrattare diritti e salario. Non vale per il passato, i conti pubblici sono salvi, ma ora i sindacati avranno un’arma in più nel confronto con il governo. La corte costituzionale si conferma supremo organo di garanzia. Decisiva la prossima elezione di 3 giudici costituzionali. Il quorum è alto, i 3/5 del Parlamento, e ciò potrebbe (e dovrebbe) favorire la nomina di personalità indipendenti.

Fassina se n’è ghiuto. Antonio Padellaro ricorda sul Fatto il verso sprezzante con cui Roderigo di Castiglia, Togliatti, salutò l’abbandono di Vittorini: “se n’è giusto e soli ci ha lasciato..A dire il vero nelle nostre file pochi se ne sono accorti”. Per Stefano Fassina era previsto lo stesso trattamento. Avevano un video -una frase detta nientemeno alla sezione Capanelle del Pd- che, sbattuta in prima pagina il giorno prima della fiducia sulla scuola, doveva dimostrare l’esiguità numerica e l’irrilevanza politica della minoranza scissionisti.

Domani è un altro giorno Non è andata così. Il bello dei giornali è che non hanno pensieri: un errore si può correggere il giorno dopo. E oggi infatti rendono onore a Fassina, costretto a lasciare il Partito di Renzi. Repubblica: “Fassina scuote i dem e lancia un altro partito. Scuola, nuove proteste”. Filippo Ceccarelli si studia, il video triste di quella frase rubata a Capanelle e lo trasforma in un simbolo. “L’addio in periferia. Il gesto anti renziano dell’ex comunista”. Poi l’intervista “Il Pd è prmai pieno di banchieri, la vera sinistra oggi è Papa Francesco”. Sulla Stampa Geremicca descrive bene quale sia il vissuto del partito di Renzi: “Dall’ascesa di Matteo all’incubo di un partito dove non si parla più”. Il Corriere dà dignità al “Progetto di Fassina fuori dal Pd. Al lavoro con Civati e Cofferati”

Atto di forza. Oggi il Senato voterà la legge sulla scuola, senza che la Commissione Cultura abbia potuto discuterne il testo, con un’aula ieri vuota e distratta. Tanto che importa? Non si voterà per la scuola ma sulla sopravvivenza del governo! Ed è probabile che Chiti e Gotor, Gatti e Dirindin, e molti altri, oggi ingoieranno il rospo. Lo dico senza polemica a Cuperlo e a Bersani che si rammaricano per la scelta di Fassina, e prima di Civati. Se se ne sono andati, se anche altri lasceranno, la responsabilità politica sarà vostra, che non avete portato la vostra battaglia in modo coerente. Votando una fiducia come quella posta dalla scuola non si compie un atto di responsabilità. Al contrario si dice all’opinione pubblica che gli insegnanti, pagati due euro e senza contratto da anni, vanno presi a calci nel sedere. In nome della democrazia decidente, di un governo che ottenga ogni delega, del fastidio per il confronto, con i sindacati, nel Pd, in Parlamento.

“Un brutto pasticcio”. “Una norma ad hoc per sospendere De Luca” titola il Corriere. Pare che l’avvocatura dello Stato abbia spiegato a Renzi che solo così si potrà dare il tempo al governatore campano di formare la sua squadra di governo prima di sospenderlo, come la legge esige. Osserva Massimo Franco: “Renzi è costretto a barcamenarsi tra Campidoglio, emergenza immigrati, scuola e sentenza della Consulta sul pubblico impiego: la Campania, per lui, non è una preoccupazione prioritaria…passeranno mesi, con il rischio che intanto la Campania sarà governata come se niente fosse: col rischio che una sentenza negativa invalidi l’attività del presidente. Un brutto pasticcio”.

Berlusconi ritorna. Mentre i PM di Napoli ne chiedono la condanna a 5 anni per corruzione di senatori -ma il processo sarà prescritto- il professor D’Alimonte, vicinissimo al premier, chiede “un baby Nazareno”. Un accordo per varare la riforma del Senato e riaprire l’Italicum, prevedendo il premio di coalizione. Un pasticcio per rimediare a un pasticcio. Michele Salvati scrive sul Corrire “Il centro destra dei moderati (con Salvini?) che può far bene alla sinistra”. Matteo, Matteo quante sciocchezze il tuo decisionista e la tua fretta ci ha lasciato!