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Scissione sì, scissione no

Vecchio già a 41 anni?

“A 41 anni non devo aggiungere niente al mio curriculum”. Frase, detta al forum della Stampa, che la dice lunga sull’umore nero del premier. Già vecchio, già arrivato, già finito seppur così giovane? Mi dispiace che Renzi l’abbia detta e in fondo spero che sia solo una furbata, un modo subliminale per suggerire il solito ricatto “o me o il diluvio”. Perché se fosse sincera quella frase rivelerebbe un errore fondamentale, l’aver considerato la sfera politica come un mero campo di affermazione personale, un’occasione per realizzarsi contro tutti e comunque. Io ne ho 67 di anni, ho dovuto lasciare la Rai, in Senato ho preso pesci in faccia e non è che la mia vita privata sia tutta un successo, ma non penso affatto di tirare i remi in barca. Proverò comunque a darmi da fare, a dare una mano. E commetterò altri errori. Ma almeno ho capito una cosa: l’impegno pubblico non può ridursi a una lotta tra il proprio ego e il resto del mondo. La politica è vita se riconosce la vita nell’altro, se sa anche ascoltare. Continua la lettura di Vecchio già a 41 anni?

Il potere delle oligarchie

Ha ragione D’Alema. “Non esiste uno schieramento politico del No mentre esiste un blocco politico del Sì, il cosiddetto Partito della Nazione, uno schieramento abbastanza minaccioso che va dalla maggioranza di governo ai poteri forti. Capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d’accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro”. La cosa si può dire in modo assai più garbato, come fa oggi su Repubblica, Stefano Folli: “Il partito di Renzi non è ancora nato, ma prenderà forma nelle prossime settimane se si realizzano alcune circostanze in contemporanea: il successo del Sì, un ruolo determinante in tale risultato del mondo moderato, la disfatta della sinistra interna ed esterna al Pd, il contenimento dei Cinque Stelle a cui il premier sta cercando di sottrarre il monopolio del populismo anti-casta. Il progetto è molto ambizioso e i suoi contorni ormai sono visibili. La posta in gioco è l’egemonia politica per una ventina d’anni, isolando da un lato il ceto politico della vecchia sinistra e dall’altro l’estremismo leghista”. O in modo aulico, come fa Massimo Giannini: “La narrazione renziana, oggi più che mai, non contempla il dubbio, ma solo una cieca fiducia nel narratore, che riassume in sé tutto quello che serve (la falce della rottamazione, il martello della modernizzazione) e tutto quello che non serve più (l’identità della sinistra novecentesca, la ritualità della democrazia “bicamerale”). Continua la lettura di Il potere delle oligarchie

La frana

Un barcone rovesciato, i bambini tirati via per i capelli dalla morte in mare. Un tratto del lungarno che cede, che sprofonda per oltre tre metri non lontano da Ponte Vecchio. Sono le immagini di oggi, le notizie della nostra impotenza. Si sapeva che gli sbarchi sarebbero ripresi, con il mare calmo e la chiusura della rotta dei Balcani. Si sa che non spendiamo abbastanza per la conservazione dei capolavori che abbiamo ereditato, della terra antica e fragile su cui abbiamo la fortuna di vivere. Colpa del sindaco di Firenze, Nardella, come suggeriscono il manifesto – titolo “La frana!” – e il Giornale, titolo “La rottamazione di Renzi”? Merito dei marinai italiani, che sono comunque riusciti a salvare 562 migranti, come scrivono Stampa, Corriere, Repubblica? Io sento l’inadeguatezza della classe dirigente allargata: politici, imprenditori, professori d’università, giornalisti. Credo che il mercato non ci salverà, non fermerà i migranti umiliandoli, lasciandone morire migliaia e salvandone altri per il rotto della cuffia, ma poi spedendoli lontano, non si sa dove, perché chi vota non li veda e continui a votare, o non voti ma se ne resti tranquillo a casa. Il mercato non può buttare tutti quei soldi che servirebbero per evitare crolli come quello del lungarno, perché sono soldi che non rendono subito, investimenti che non si ammortizzano per anni. Continua la lettura di La frana