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Renzi oltre lo stretto

Oggi è San Prudenzia, siamo stati super prudenti, linea Padoan. Parola del Presidente del Consiglio. Ricorro al titolo del Sole: “Nel DEF (documento di economia e finanza) disavanzo 2017 al 2% + 0,4% di spese fuori patto”. In primavera il governo aveva promesso di mantenere il deficit sotto l’1,8%, ora avrebbe ottenuto (nella trattativa informale con Bruxelles) lo 0,2 di margine visto che la crescita non è arrivata e, di conseguenza, i conti sono peggiorati. Ma l’Italia comunica anche all’Europa – la bozza del DEF è stata consegnata alla mezzanotte di ieri – che investirà denaro che non ha, dunque a debito, per far fronte alle spese per il terremoto e a quelle per i migranti. “Una sorta di soluzione double face – spiega Marco Ruffolo su Repubblica – che da una parte si adegua in prima istanza ai desiderata di Bruxelles ma che dall’altra non esclude la possibilità di finanziare gran parte della prossima manovra con un nuovo forte indebitamento: 9 miliardi e mezzo, che si aggiungono ai 6 e mezzo già riconosciuti dalla Ue. In tutto, dunque, l’intenzione del governo è quella di fare una manovra in deficit per circa 16 miliardi”. Il punto dolente è che questa “flessibilità”, ottenuta o da ottenere, servirà per evitare che scattino le clausole di salvaguardia e l’aumento dell’IVA. La quattordicesima per i pensionati, il taglio delle tasse agli imprenditori e le altre regalie elettorali promesse, andranno finanziate con nuovi tagli, agli enti locali, alla sanità. Non è una prospettiva esaltante. Per non darla vinta ai contabili, Renzi ha deciso di rilanciare. Continua la lettura di Renzi oltre lo stretto

Clinton spoglia Trump

Lo sbruffone preso all’amo. Non se la stava cavando troppo male, Donald Trump, nel primo faccia a faccia con Hillary Clinton. Aveva denunciato i guasti dei trattati internazionali sul libero commercio, dipinto a tinte fosche l’eredità economica di Obama (con Ford pronto a delocalizzare molte fabbriche), constatato che il terrorismo islamico è sempre lì a minacciare l’America. Stava facendo il suo. Ma se uno è sbruffone, se si racconta di essere vincente, sempre, negli affari come con le donne, prima o poi – contateci – la sua boria lo perderà. Così Trump ha sbagliato di grosso a suggerire che Hillary, dopotutto, fosse una secchiona. Lei gli ha risposto: “Mi critichi perché ho preparato a lungo questo confronto? Sai per cosa altro mi sono preparata? Per fare il presidente!”. Peggio quando Donald ha provato a mettere in dubbio la “resistenza” della donna, certo non giovane e forse non in perfetta salute. “Dopo che sarà andato in 112 paesi a negoziare un accordo di pace – ha ribattuto lei parlando agli spettatori – dopo che avrà trascorso 11 ore davanti a una commissione del Congresso, allora potrà parlare con me di resistenza”. Poi, a freddo, lo ha crocifisso alla sua misoginia: Trump ha detto che “la gravidanza è un inconveniente per il datore di lavoro”, mostra di avere un debole per i concorsi di bellezza ma poi chiama una di quelle donne miss “Piggy” e un’altra “signorina delle pulizie, perché latina”. Poi sorridendo e guardandolo negli occhi: “Donald, ha un nome”. Il pesce abbocca e le getta lì “dove sei andata a trovarla?” “Si chiama Alicia Machado – risponde lei con calma- ed è diventata cittadina degli Stati Uniti”. Come un pugile suonato, si aggrappa alla rete: “Oh, really?” “E ci puoi scommettere – lo affonda Hillary – si appresta a votare nel prossimo novembre”. Continua la lettura di Clinton spoglia Trump