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Rai di lotti e di governo

Minimizzare, stare ai fatti, evitare paroloni. Sembra questa la scelta dei giornali in edicola. Per una volta, direte. Cominciamo con i bombardamenti su Sirte. “Dureranno un mese”, assicura il Corriere. Repubblica sottolinea che l’Italia resta per il momento un po’ di lato e scommette sulla conquista, in un mese, della città libica: “Sirte la Battaglia finale”. La Stampa dà conto della reazione di Putin, irritata ma con gli Stati Uniti: “Putin attacca Obama e chiede neutralità all’Italia”. L’eco delle bombe quasi si sente, ormai, in Sicilia, ma noi incrociamo le dita e speriamo di non dover andare in prima fila e che duri il meno possibile. Fra i commenti, molte cose (anche giudiziose) sulla necessità dell’intervento americano per evitare che l’Isis, con la sua presenza a Sirte, allarghi la forbice tra il governo (debole) di Tripoli e le truppe di Haftar (un po’ meglio organizzate e appoggiate da Egitto e Francia). Se Sirte fosse ripulita dai terroristi, le tribù libiche potrebbero sedersi per discutere del futuro. Continua la lettura di Rai di lotti e di governo

L’onore di Obama

La potenza di un gesto. Con questo titolo Roberto Toscano che, giovane diplomatico, seppe opporsi al golpe in Cile ed è stato ambasciatore in Iran e in India, scrive su Repubblica di Obama a Hiroshima. Scrive del “tono sofferto e solenne”, con cui Barack ha parlato di quella strage, del body language che rivela un dono di scioltezza e autenticità che nei politici è estremamente raro”. Tuttavia Obama non si è scusato, osserva Financial Times. Ha detto che la guerra non spiega Hiroshima. Ha detto che “se non si accompagna ad un pari progresso delle istituzioni umane, il progresso tecnologico può segnare la nostra condanna. La rivoluzione scientifica che ci ha portati a scindere l’atomo ci impone di compiere anche una rivoluzione morale”. Ma non si è scusato. Ha abbracciato commosso un uomo che “vide l’inferno quel giorno” e ha comunicato al mondo la sua commozione, ma non si è scusato. Ricordo come Papa Wojtyla talvolta si scusasse, ma è Francesco che sta provando a cambiare. Continua la lettura di L’onore di Obama

Il realismo dei potenti,la fantasia dell’insegnante

Dopo i temporali estivi,torna il sereno. Bagno di folla per Angela Merkel all’Expo, pochi fischi molti applausi. Matteo Renzi si prende il merito del rigore: “fammi controllare lo spread!”. Angela promuove l’allievo che ha fatto i compiti: “very good” e, quanto all’immigrazione, parla di “Emergenza europea” ,Repubblica. Viva! Ma che vuol dire? La Germania è alle prese con 600mila richieste d’asilo: probabile che il “si muova l’Unione”, della Merkel, preveda anche la richiesta di identificare tutti i migranti che sbarcano in Italia, invece di lasciarne passare la maggior parte verso il nord dell’Europa. E quanto alla flessibilità sulle regole di bilancio, a quanto ammonta? La stampa azzarda: “il governo chiederà a Bruxelles uno sconto da 5 miliardi”. Non è poco, ma per far ripartire la locomotiva ci vorrebbe altro, servirebbero investimenti robusti. Tanto più che dopo i guai della Cina arrivano quelli del Giappone -0,4%, e, in Europa, quelli della Finlandia (score identico) e della Francia (crescita zero), oltre che dell’Italia e della stessa Germania
Il Sole24Ore riesuma allora il piano Junker e prevede: “due miliardi per l’Italia”. Non è niente, ma è poco. Che possiamo farci? I giornali non vedono alternativa, così il Corriere si accontenta degli elogi:  “Merkel: bene l’Italia”. Anche se  Giannelli fa dire alla Cancelliera “Tu (Renzi) sarai de Gasperi, ma io non sono Marshall”. Niente piani straordinari, l’Italia si accontenti di un po’ di flessibilità. Meglio di niente per Dario Di Vico, il quale spiega che al premier l’appoggio della Merkel “serve per tentare di ottenere in sede Ue quella flessibilità di bilancio necessaria per inserire nella legge di Stabilità quegli obiettivi di politica economica che reputa indispensabili”. Un giorno dopo l’altro. Però ora sappiamo chi in Europa dia le carte e chi abbia deciso di camminargli dietro. In nome del realismo, o della mancanza di una visione.

Uniti contro l’Isis in Libia, scrive la Stampa. In attesa -così scrivono- di diventare il dominus unico dei telegiornali della Rai, Mario Calabresi cerca di evitare le secche del gufismo e del trionfalismo. Così esalta la sintonia tra Europa e Stati Uniti affinchè si faccia presto qualcosa in Libia. Cosa?n Accordo fra le maggiori tribù e poi truppe ONU per mantenere la pace. O intervento subito (guerra) della coalizione anti Isis. L’italia avrebbe un ruolo chiave. Che vi devo dire? Incrociamo le dita. Se fossi ancora a Rainews24, proverei a sentire generali in servizio e della riserva. Perchè sui giornali la guerra sembra spesso un pranzo di gala.

Marcella Raiola è un insegnante di latino e greco. Precaria da 13 anni, si è rifiutata di chiedere il contratto stabile in forza della legge Renzi Giannini. Mi hanno accusata -scrive a Repubblica- di “sputare in faccia al po- sto” per difendere il privilegio di lavorare “sotto casa”. Non è così. Rocorda come la legge preveda un “personale jolly e onnipresente, che il dirigente onnipotente utilizza a piacimento”. Si rischia di non insegnare le proprie materie e di dover chiedere, dopo 3 anni, il trasferimento “con tanti saluti alla continuità”. Definisce “il piano di assunzioni del governo, un gigantesco taglio mascherato”, un modo per eludere la sentenza della Corte Europea sulla assunzione dei precari. E si chiede e chiede: “perché non posso insegnare le mie materie nelle scuole in cui lavoro da 13 anni e in cui ci sono classi da 34 alunni?” “Perché chi ha punteggi altissimi deve finire a Pordenone mentre chi è in fondo alle graduatorie potrà coprire le cattedre su cui i deportandi lavorano continuativamente da anni?” Infine conclude. “Faccio un appello a tutti i lavoratori: invece di dilaniarci, facciamo in modo che il lavoro non sia percepito o elargito come un favore, perché è un diritto costituzionale. Difendiamo la dignità del lavoro e la Scuola pubblica, che è di tutti e per tutti”. Non potrebbe dirsi meglio.

É risorto il Nazareno

Patto, grande patto, intesa. Secondo Stampa, Repubblica e Corriere. Tra chi? Tra Renzi e Berlusconi, naturalmente. Su cosa? Sulla nomina di Monica Maggioni presidente della Rai. “Rai, è risorto il Nazareno” racconta il Fatto. Un Nazareno che Ezio Mauro chiama “La palude”. Scrive il direttore di Repubblica: “Domina l’intesa con Berlusconi che tratta da capo politico della destra con una mano, mentre con l’altra negozia da capo di Mediaset, continuando così a tenere la Rai sotto l’abituale doppio guinzaglio, dei partiti e del duopolio”. “Dilettanti ridicoli -dice Cacciari al Fatto- il potere non si mantiene con i lacchè”. “Dilettanti allo sbaraglio”, Gramellini sulla Stampa. E Stefano Folli: “ll destino della Rai sembra ridursi al ruolo di megafono dell’attività di governo.Tele Renzi, come già scrivono i vignettisti”. “È tornato il craxismo, anzi il CAF” (patto vecchio di un quarto di secolo tra Craxi e Andreotti, Forlani), sbotta Boncompagni.

Da Direttora a Presidente In cronaca, invece la scelta della Maggioni Presidente viene piuttosto apprezzata. Si sottolineano i suoi fasti da inviata -mi disse con orgoglio di aver intervistato, giovanissima, Ahmed Yassin, sceicco cieco di Hamas, prima usato contro Fatah poi assassinato da Israele nel 2004. In seguito Monica ha seguito la guerra di Bush embedded tra i marines, di recente ha intervistato Assad ed era in Iran con Gentiloni, quando il ministro degli esteri pare abbia deciso di proporla. Secondo Carlo Tecce l’avrebbero,invece, scelta Boschi e Letta. Monica si lamentava spesso di non riuscire a incontrare il premier. Piace a Costanzo “risorsa interna” e per lo stesso motivo a Fornaro,minoranza Pd. Anch’io dovrei esserle grato perchè ha ripagato, con mezzi che neppure sognavano, fiumi di promozioni e gratifiche, i miei ex colleghi, per anni tenuti a dieta perché non mi sfiduciavano. Certo, tanta generosità potrebbe apparire un demerito per un amministratore. Monica è riuscita a mantenere (quasi) tutto l’ascolto della vecchia Rainews24, ma spendendo 10 volte di più. Hakuna Matata: Campo dall’Orto, prossimo direttore generale, pare della stessa razza. Avrebbe lasciato un buco di 127 milioni a La7.

Quando il gioco si fa duro, Napolitano scrive al Corriere della Sera. Il presidente emerito lancia uno dei suoi moniti proverbiali: “Nuovo Senato, la riforma non va stravolta”. Anna Finocchiaro spiega che “parlare di Senato elettivo vuol dire ripartire da zero”. Entrambi premono su Grasso perché dichiari inammissibili gli emendamenti Chiti – Gotor. Emendamenti che ho firmato anch’io. Dopo tante pene trascorse non vorrei mai perdermi l’ultima battaglia della minoranza. Però se potessi decidere con la mia testa, lancerei un appello a quanti sanno (e sono molti) come il Nuovo Senato sarà comunque un mostro informe, e capiscono che Renzi e Napolitano non torneranno indietro ma imporranno la legge con l’aiuto mister B. Un appello per sciogliere il Senato: fine del bicameralismo, basta con questa boiata del Senato dei consiglieri regionali. Una sola Camera, ma si stabilisca che se per tre volte non riesce a eleggere il Presidente della Repubblica con la maggioranza dei 2/3, la Camera si sciolga -come in Grecia. O che almeno si torni al voto popolare per eleggere il presidente tra i due più votati a MonteCitorio. Con una sola Camera, sia pure eletta con l’orrendo premio previsto dall’Italicum, ma con le funzioni di garanzia (Presidente, Corte) non alla mercè del governo, resteremmo comunque una democrazia liberale. Ed è questo l’essenziale.

70 anni fa “little boy” il cielo piombava sulla terra ad Hiroshima. La guerra resta vicina e Obama lo sa. Un altro litle boy per l’Iran? Questo vuole Israele? Questo i tiranni sunniti, unti di dollari, sangue e petrolio? Speriamo che il Congresso americano si ricordi di Hiroshima.