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La fragilità del nostro capitalismo

Diritti e paure

58 ore sotto un tetto di ghiaccio, Corriere. “Il racconto dei sopravvissuti – ancora 23 i dispersi -. La rabbia delle famiglie: non ci dicono niente”. “All’inferno e ritorno”, scrive Repubblica. “La paura, il buio, la fame e la sete: ci siamo salvati succhiando neve”. Poi, le polemiche: “La turbina della salvezza dimenticata nel paese accanto”, la Stampa. “La mappa delle valanga non è stata completata”. E ancora “L’hotel costruito in una zona troppo a rischio. Per il Corriere, Polito scrive: “Tra il 2009 e il 2015 il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto di 110 mila, ed è praticamente impossibile che fossero tutti lavativi. All’organico dei vigili del fuoco, i magnifici vigili del fuoco che abbiamo appena visto tirar fuori i sopravvissuti dalle viscere della montagna, mancano 4.000 unità (e guadagnano non più di 1.400 euro al mese, e aspettano da sette anni un rinnovo contrattuale). Per giunta siamo un paese ineguale, perché in Trentino le turbine antineve non mancano, tant’è vero che molte sono state spostate in Abruzzo per l’emergenza”. Questo mentre un’altra strage si impone alla cronaca. Ragazzi ungheresi rimasti intrappolati in un pullman in fiamme. E anche qui l’eroismo dello studente che ha rotto i vetri per fare uscire i compagni ma lui non ne è uscito, del professore che non ha esitato a ributtarsi in quell’infermo per salvare chi ha potuto. Continua la lettura di Diritti e paure

Miracolo sotto la neve

Miracolo sotto la neve, è il bel titolo della Stampa. “I bambini salvati”, grida il Corriere. Salvati, dopo quasi due giorni al buio delle cucine, con poca aria e il silenzio sopra la testa. Ma vivi! Giannelli dà così la buona novella: “Finalmente una manovra correttiva del padreterno”. Però quel padreterno ha agito con le braccia e con il cuore delle donne e degli uomini che hanno scavato di giorno e di notte, che non si sono arresi davanti a quel silenzio tombale, che hanno sperato e hanno osato. Quelli che, primi, sono arrivati a Rigopiano con gli sci coperti da pelli di foca, quelli che quando il mezzo apristrada s’è fermato per mancanza del gasolio non si sono messi a bestemmiare dio e il mondo, ma sono andati avanti. Sono italiani come noi quelli che hanno tratto in salvo 10 persone. E sono anche loro lo Stato Italiano, quello Stato di cui spesso, non a torto, diciamo male. Non hanno scavato a mani nude, avevano – ora lo sappiamo – delle micro telecamere che come serpenti si sono infilati sotto la neve fino a scoprire il respiro dei sopravvissuti. Sapevano come cercare, avevano i mezzi per farlo. Questo miracolo è dunque un miracolo italiano. Anche se questo non chiude le polemiche. Perché per uno solo dei non salvati, per ogni famiglia che lo piange, c’è una Italia che deve chiedere conto dei ritardi, della mancanza dei mezzi per rimuovere la neve, della scelta discutibile di autorizzare la costruzione di un hotel a 1200 metri e all’incrocio di due canaloni. Lì valanghe non se ne ricordavano da decenni, ma bastava guardare la montagna per sentirsi inquieti. Anche il lago Pontchartrain non esondava da un secolo, epperò sovrastava New Orleans, e la speculazione nel tempo avevano seppellito i canali, nessuno più conosceva i piani per l’emergenza e oltre mille persone morirono, lì in America. Continua la lettura di Miracolo sotto la neve

Incomprensibile, imponderabile?

Hotel travolto, strage e accuse, così titola il Corriere. Innanzitutto i fatti: un hotel a 4 stelle, sulle pendici del Gran Sasso, a 1200 metri. All’interno 34 persone, tra ospiti e dipendenti. Tutti con le valigie in mano, pronti a partire il pomeriggio del 18, il giorno in cui anche a Roma abbiamo avvertito le famose scosse di terremoto. Ma costretti ad aspettare, la strada era bloccata dalla neve. Lo spazzaneve, promesso per le 15 non arriva, forse – dicono – arriverà alle 19. Alle 17,30 un cliente (di mestiere fa il cuoco) esce dall’albergo, sfida il gelo, per andare a prendere in macchina qualcosa che serve alla moglie. E vede la valanga che travolge ogni cosa, che spazza via i piani superiori dell’hotel. Si rifugia nell’auto, ha il telefono, chiama, avverte qualcuno a Roma, chiede soccorso. Ma ci sono troppe richieste: i soccorsi partono due ore dopo, alle 19,30. Poi, quando è già notte, restano bloccati nella neve. Solo alle 4 del mattino un gruppo di coraggiosi, lasciato il convoglio sulla strada, e percorsi a piedi, con gli sci e le pelli di foca, gli ultimi 8 chilometri riesce a raggiungere il luogo della sciagura e mette in salvo le due persone (il cuoco e un dipendente) che erano stati sorpresi dalla valanga all’esterno dell’hotel. È già giorno quando arriva il primo elicottero. Continua la lettura di Incomprensibile, imponderabile?