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Tiremm innanz!

Sale il conto per salvare MPS. È la prima notizia dopo il week end senza giornali e il Corriere ne fa l’apertura. Secondo la vigilanza BCE per il Monte dei Paschi serviranno almeno 8 miliardi e 800 milioni, non i 5 messi in contro da Padoan. Inoltre, dice il presidente della Bundesbank Weidmann, “I fondi (dello Stato) non possono essere usati per coprire le perdite già previste”. Questo vuol dire che i pericoli per Monte dei Paschi non sono finiti, che una parte dei “risparmiatori” potrebbe comunque essere chiamata a pagare in solido con i responsabili del fallimento, che altri pescecani del “mercato” saranno chiamati a Siena. La Stampa è d’accordo e così titola: “Non solo lo Stato per salvare Montepaschi”. Continua la lettura di Tiremm innanz!

Matteo è tornato Renzi

La colpa è sempre di altri, di quelli di prima. “Da tre anni – dice Renzi a Repubblica – conviviamo con il rischio di manovre correttive, ma posso dire con certezza che non ce ne sarà una per il 2016. Purtroppo ci troviamo a fronteggiare questo meccanismo atroce delle clausole di salvaguardia perché i governi Letta e Monti hanno disseminato di trappole le vecchie finanziarie, ma seguiremo la linea già tenuta fin qui scongiurando un salasso da 15 miliardi, dunque l’Iva non aumenterà. E le tasse continueranno a scendere, perché andremo avanti sul taglio dell’Ires”. Elettore, stai sereno: gli ufficiali esattori erano Monti e Letta, con Renzi e fino al referendum, niente manovra correttiva. Nel 2017, chissà.

“Dal 2015 abbiamo cambiato verso e invertito la rotta. Il segno del pil è tornato positivo, il Jobs Act ha portato 599mila posti di lavoro in più e la massa dei crediti deteriorati finalmente cala. Ecco perché insisto su investimenti, crescita e flessibilità contro la cultura dell’austerity”. Veramente i dati non dicono questo: la crescita dello zero virgola, la più bassa tra i paesi del G8, segnala che la malattia dell’Italia permane, che l’occupazione non è cresciuta in modo apprezzabile, e dove è cresciuta, ha offerto lavori stagionali o pagati con i voucher. Nè si vedono i frutti della fine dell’austerità: basta chiedere a un giovane che cerca lavoro, a un artigiano che rischia di fallire, a un dipendente cui non rinnovano il contratto. Continua la lettura di Matteo è tornato Renzi