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Miracolo sotto la neve

Miracolo sotto la neve, è il bel titolo della Stampa. “I bambini salvati”, grida il Corriere. Salvati, dopo quasi due giorni al buio delle cucine, con poca aria e il silenzio sopra la testa. Ma vivi! Giannelli dà così la buona novella: “Finalmente una manovra correttiva del padreterno”. Però quel padreterno ha agito con le braccia e con il cuore delle donne e degli uomini che hanno scavato di giorno e di notte, che non si sono arresi davanti a quel silenzio tombale, che hanno sperato e hanno osato. Quelli che, primi, sono arrivati a Rigopiano con gli sci coperti da pelli di foca, quelli che quando il mezzo apristrada s’è fermato per mancanza del gasolio non si sono messi a bestemmiare dio e il mondo, ma sono andati avanti. Sono italiani come noi quelli che hanno tratto in salvo 10 persone. E sono anche loro lo Stato Italiano, quello Stato di cui spesso, non a torto, diciamo male. Non hanno scavato a mani nude, avevano – ora lo sappiamo – delle micro telecamere che come serpenti si sono infilati sotto la neve fino a scoprire il respiro dei sopravvissuti. Sapevano come cercare, avevano i mezzi per farlo. Questo miracolo è dunque un miracolo italiano. Anche se questo non chiude le polemiche. Perché per uno solo dei non salvati, per ogni famiglia che lo piange, c’è una Italia che deve chiedere conto dei ritardi, della mancanza dei mezzi per rimuovere la neve, della scelta discutibile di autorizzare la costruzione di un hotel a 1200 metri e all’incrocio di due canaloni. Lì valanghe non se ne ricordavano da decenni, ma bastava guardare la montagna per sentirsi inquieti. Anche il lago Pontchartrain non esondava da un secolo, epperò sovrastava New Orleans, e la speculazione nel tempo avevano seppellito i canali, nessuno più conosceva i piani per l’emergenza e oltre mille persone morirono, lì in America. Continua la lettura di Miracolo sotto la neve

Il vescovo e il libero arbitrio

Non uccide il terremoto, uccidono piuttosto le opere dell’uomo. Il vescovo di Rieti ha scelto Rousseau (vedi il Caffè del 26 agosto, “Sul terremoto..di Lisbona”), ha posto l’accento sul libero arbitrio e dunque sulla responsabilità piena degli uomini. Così Francesco vuole salvare la sua chiesa: liberandola da ogni ruolo di supplenza nei confronti del potere, facendone una voce libera che, in nome del divino che è poi l’umano dell’uomo, sia capace di dialogare con altre voci libere e di squarciare il velo delle ipocrisie che usavano scaricare sul fato o sulla volontà di dio quel che deriva invece da atti umani. Le parole dei telecronisti – per quel poco che ho ascoltato – stridevano con tale messaggio e spandevano, con toni “sobri”, il miele della retorica del dolore e della solidarietà. Ma quelle parole restano, come resta l’immagine di Mattarella e di Renzi “confusi” – così ha detto un cronista – tra la folla dei semplici cittadini. Corriere e Repubblica usano titolano “l’accusa del vescovo”. Insomma: tu l’hai detto, Pompili. Sei tu che ci rubi il mestiere. Continua la lettura di Il vescovo e il libero arbitrio

Sul terremoto…di Lisbona

In 215 salvati dalle macerie. Il Corriere apre con i numeri dei sopravvissuti, quelli che si è saputo salvare. “Bentornate Giorgia e Giulia”, fa eco il Giornale dando il titolo a due bambine strappate alla morte. Poi ci sono, purtroppo, le vittime: “La bella Italia sepolta dalle macerie”, come la chiama La Stampa. Nonni e nipoti, studenti emigranti tornati nei paesi. Parenti in vacanza ad agosto tra le vecchie pietre dove sentivano le radici. E le loro amiche e gli amici. C’è chi è fuggito via la notte stessa. Si fugge dal terremoto: ho incontrato a New York un capo lega, contadino sindacalista, che aveva lasciato la valle del Belice la notte stessa del sisma ed era arrivato fin lì senza mai voltarsi indietro. Chi non può partire si aggira come uno spettro: troverete sui giornali la foto notturna di un bambino tra le tende con il suo orsetto e di tre vecchi seduti su una panchina, con indosso una coperta. “Senza tregua: altre scosse e crolli nei paesi devastati”, ricorda la Repubblica. Poi, le inchieste della magistratura. Continua la lettura di Sul terremoto…di Lisbona