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Colpo di stato, guerra civile e crisi Nato

50mila persone sospese o arrestate, Repubblica. “Epurazioni di massa dentro scuole e moschee”, La Stampa. “Erdogan caccia i professori”, Corriere. Che c’è più da dire? Erdogan sta compiendo un colpo di stato: è il suo quello vero, non il tentativo fallito dei militari. Wikileaks ha pubblicato 295mila mail dell’Akp, il partito di Erdogan. Quando saranno studiate, forse riveleranno i piani di questo golpe, preparato con tutta evidenza da tempo. Non si improvvisano liste di proscrizione nelle moschee e nelle università, fra i poliziotti e nell’esercito, fra i giudici e i giornalisti. In più il colpo di stato di Erdogan ha scatenato una guerra civile (per ora, solo per ora, virtuale). Ronde di suoi seguaci pattugliano le strade di Istanbul, un popolo di funzionari, di spie, di aspiranti Imam e di incolti docenti è pronto a occupare le caselle che le epurazioni di massa hanno lasciato vuote. Per ora l’altra parte di questa guerra civile è silente, annichilita dai fatti di venerdì scorso e dall’uso che l’Akp ne sta facendo. Ma è solo questione di tempo: reagiranno i curdi, reagiranno i turchi che non vogliono diventare wahhabiti, reagiranno generali o colonnelli che si ritenevano fiore all’occhiello della Nato e si trovano un dittatore che li porta verso un patto del Mar Nero con la Russia di Putin, domani magari anche del Mar Caspio con l’Iran. Reagiranno, prima o poi. Perché violenza e demagogia non cancellano la memoria storica. Continua la lettura di Colpo di stato, guerra civile e crisi Nato

Grillo fa come Renzi

Grillo fa come Renzi e lascia libertà di coscienza sulle unioni civili. “Scoppiato”, titola il manifesto. “Siluro di Grillo”, per la Stampa. “Grillo si converte”, insinua il Giornale. Repubblica e Corriere preferiscono insistere sulla “rivolta” o sulle “proteste” fra i 5 Stelle. Per Repubblica, Piero Ignazi vede “La doppia anima dei 5Stelle”.“Un mix tra alterità al sistema e indifferenza ideologica”: i 5 Stelle “sono degli indignati cresciuti all’ombra di una visione ecologista e post-industriale, individualista e comunitarista allo stesso tempo” Così “il partito vive una ambiguità: ha un elettorato trasversale ma un programma e, soprattutto, una classe parlamentare (e in parte, locale) prevalentemente orientata a sinistra. Questa contraddizione è stata fin qui superata dall’indignazione nei confronti della politica italiana…ma il tempo delle scelte è arrivato”. “Facendosi di lato” Beppe Grillo lo ha ammesso ma subito ha voluto dire ai suoi parlamentari: “non scontentiamo il nostro elettorato moderato portando sangue ad un Pd in difficoltà. Di nuovo un messaggio – conclude Ignazi – che rilancia l’ambiguità di fondo – e di successo – del partito: “alterità al sistema e indifferenza ideologica”. Continua la lettura di Grillo fa come Renzi

Aristotele versus Machiavelli

Lento disgelo e prove di pace, per Corriere e Repubblica. Per la Stampa, “Berlino gela Roma sui conti pubblici”. Per il manifesto Renzi “sbatte sul muro”. Secondo il Giornale “fa flop: non incassa la flessibilità e cede pure sull’immigrazione”. I cronisti cercano di interpretare il non detto: “Matteo fa lo splendido dissimulatore dinanzi agli sguardi di pietra di Angela”, scrive il Feltri della Stampa, Giannelli mostra cancelliera e premier scarmigliati, come dopo una rissa, ma che rassicurano: “l’incontro è andato benissimo”. Come scrivevo ieri, tutto era scritto. Flessibilità: silenzio della Merkel, presunta neutralità nel match con la commissione, che vuol dire “sbrigatevela con loro”. Sui soldi alla Turchia per tenersi i migranti, Renzi ha ceduto ma in cambio Merkel ha detto di voler inglobare l’Italia nel gruppo dei paesi fondatori, quelli che vorrebbero salvare Schengen. Continua la lettura di Aristotele versus Machiavelli

Un,due,tre: l’accordo c’è!

Tre indizi sono una prova? Talvolta, sì. Primo indizio: lunedì il nuovo centro destra diserta in massa l’aula di Palazzo Madama facendo saltare per 4 volte il numero legale e dunque la seduta. Il giorno dopo Luigi Zanda, capo gruppo Pd in Senato, ribalta l’indicazione di voto data in commissione e lascia libertà di voto sull’arresto di Azzolini, influente senatore del Nuovo Centro Destra.

Secondo indizio. Nello stesso giorno Denis Verdini presenta il suo gruppo: si chiamerà Ala, l’ala destra del governo Renzi, le truppe mercenarie che servono per ridurre i grilli in testa dei dissidenti Pd e far passare la riforma del Senato.

Terzo e decisivo.  Proprio mentre il senato si accingeva a discutere (a ritmi da bersagliere) la “riforma” Renzi sulla Rai, ecco che Padoan chiede alla commissione parlamentare di vigilanza di eleggere subito il nuovo consiglio di amministrazione, ma con le vecchie regole, quella fissate dalla legge Gasparri. Vuol dire che maggioranza e opposizione hanno trovato l’intesa per spartirsi i posti.

Un, due, tre. l’accordo c’è. Da ora in poi il governo Renzi potremo più correttamente chiamarlo Renzi,Verdini,Azzolini. O Renzi, Verdini, Schifani, visto che pare sia stato Schifani a chiudere l’accordo. È cambiata la maggioranza? Il Presidente Mattarella chiamerà Renzi e lo manderà alle camere per un nuovo voto di fiducia? Improbabile. L’arrotino potrebbe sempre dire che le maggioranze sono variabili ma solo per le riforme. E poi, se qualcuno alla fine chiedesse di entrare nel Partito della Nazione che male ci sarebbe?

Il buffo è che le critiche a tanto trasformismo arrivano anche da renziani di ferro. Che non si capisce se si sono o ci fanno. Debora Serracchiani insorge contro il salvataggio di Azzolini: dovremmo chiedere scusa, dice. La Boschi non perde la battuta e dichiara di essere a favore del matrimonio per gli omosessuali. Altro che unioni civili! Ma come si fa – si chiede Maria Elena- in questa legislatura? Già, come si fa, con un governo imbastito sul sostegno di Alfano, Giovanardi e Schifani? Last but not least, Roma. I renziani chiamano Marino-Orfini la giunta  che ha appena visto la luce, un Frankestein fabbricato dai “giovani turchi”: Noi che c’entriamo? Trasformismo e scaricabarile!

Ps In tutto cio, chi si impiglia nel proprio laccio e rischia di  impiccarsi con le sue stesse mani, sono i 5 Stelle. Tacciano di tradimento chiunque si opponga ma non sulle loro posizioni, si esaltano davanti allo specchio del sacro blog, si comportano come se avessero dietro un popolo pronto all’assalto del Nazareno e di Palazzo Chigi. Così facendo si tagliano fuori dai giochi e concedono a Renzi quello di cui Renzi ha più bisogno: prendere tempo. Presto qualcuno gli porgerà il cappio. Provo a inventare: un “cittadino portavoce” nel CdA della Rai.