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#labuonascuola, che disastro!

Un punto di gravità permanente! (lo cercano anche i giornali)

Senza congresso il Pd è morto

Banche, la resa del Montepaschi, scrive Repubblica. E alla “resa” si è arrivati, spiega la Stampa, perché “è andato in pezzi il piano Dimon”. Jamie Dimon, capo di JPMorgan, a fine luglio è andato a Palazzo Chigi, promettendo di salvare la banca senese, insieme al fondo del Qatar, e piazzando come garanzia un suo uomo, Marco Morelli, alla guida del Monte. 5 mesi dopo a Gentiloni è toccato nazionalizzare la banca, buttando dentro 20 miliardi di denaro dei contribuenti. “Con il senno del poi – scrive Lepri – si può anche sostenere che l’intervento dello Stato fosse necessario fino dal 2013” ma ora con “un intervento tardivo è difficile che il Tesoro recuperi i suoi soldi”. Forse i quotidiani “indipendenti” farebbero bene a mettere in fila i nomi di Ministri e banchieri che hanno spergiurato “le banche italiane non corrono rischi” o che vantavano salvataggi privati. Per dire agli elettori: “non fidatevi, non votateli”. Non lo faranno: per via delle menzogne consolatorie che, anche loro, ci hanno propinato. Continua la lettura di Senza congresso il Pd è morto

Un veto elettorale

Il veto italiano a Bruxelles, Corriere della Sera. È vero? Per la prima volta nella storia l’Italia bloccherà il bilancio dell’Unione Europea, sostenendo, per dirla con Renzi, che “non costruiranno muri con i nostri soldi”, ovvero, come dice il sottosegretario Gozi, che “non investono abbastanza in crescita, sicurezza, immigrazione, lavoro, giovani”? Per ora l’Italia si è solo “riservata” di porre il veto, insomma, un penultimatum. Bene: ci sarebbe dunque tempo per parlarne in Parlamento, per spiegare come mai lo stesso governo si sia schierato sempre con la Germania e perché ancora il 22 agosto, a bordo della portaerei Garibaldi con Hollande e Merkel, Renzi avesse detto “l’Europa non è il problema ma la soluzione” e invece 3 mesi dopo abbia del tutto cambiato verso. Mutare parere si può, se è una cosa seria! Continua la lettura di Un veto elettorale

Il realismo dei potenti,la fantasia dell’insegnante

Dopo i temporali estivi,torna il sereno. Bagno di folla per Angela Merkel all’Expo, pochi fischi molti applausi. Matteo Renzi si prende il merito del rigore: “fammi controllare lo spread!”. Angela promuove l’allievo che ha fatto i compiti: “very good” e, quanto all’immigrazione, parla di “Emergenza europea” ,Repubblica. Viva! Ma che vuol dire? La Germania è alle prese con 600mila richieste d’asilo: probabile che il “si muova l’Unione”, della Merkel, preveda anche la richiesta di identificare tutti i migranti che sbarcano in Italia, invece di lasciarne passare la maggior parte verso il nord dell’Europa. E quanto alla flessibilità sulle regole di bilancio, a quanto ammonta? La stampa azzarda: “il governo chiederà a Bruxelles uno sconto da 5 miliardi”. Non è poco, ma per far ripartire la locomotiva ci vorrebbe altro, servirebbero investimenti robusti. Tanto più che dopo i guai della Cina arrivano quelli del Giappone -0,4%, e, in Europa, quelli della Finlandia (score identico) e della Francia (crescita zero), oltre che dell’Italia e della stessa Germania
Il Sole24Ore riesuma allora il piano Junker e prevede: “due miliardi per l’Italia”. Non è niente, ma è poco. Che possiamo farci? I giornali non vedono alternativa, così il Corriere si accontenta degli elogi:  “Merkel: bene l’Italia”. Anche se  Giannelli fa dire alla Cancelliera “Tu (Renzi) sarai de Gasperi, ma io non sono Marshall”. Niente piani straordinari, l’Italia si accontenti di un po’ di flessibilità. Meglio di niente per Dario Di Vico, il quale spiega che al premier l’appoggio della Merkel “serve per tentare di ottenere in sede Ue quella flessibilità di bilancio necessaria per inserire nella legge di Stabilità quegli obiettivi di politica economica che reputa indispensabili”. Un giorno dopo l’altro. Però ora sappiamo chi in Europa dia le carte e chi abbia deciso di camminargli dietro. In nome del realismo, o della mancanza di una visione.

Uniti contro l’Isis in Libia, scrive la Stampa. In attesa -così scrivono- di diventare il dominus unico dei telegiornali della Rai, Mario Calabresi cerca di evitare le secche del gufismo e del trionfalismo. Così esalta la sintonia tra Europa e Stati Uniti affinchè si faccia presto qualcosa in Libia. Cosa?n Accordo fra le maggiori tribù e poi truppe ONU per mantenere la pace. O intervento subito (guerra) della coalizione anti Isis. L’italia avrebbe un ruolo chiave. Che vi devo dire? Incrociamo le dita. Se fossi ancora a Rainews24, proverei a sentire generali in servizio e della riserva. Perchè sui giornali la guerra sembra spesso un pranzo di gala.

Marcella Raiola è un insegnante di latino e greco. Precaria da 13 anni, si è rifiutata di chiedere il contratto stabile in forza della legge Renzi Giannini. Mi hanno accusata -scrive a Repubblica- di “sputare in faccia al po- sto” per difendere il privilegio di lavorare “sotto casa”. Non è così. Rocorda come la legge preveda un “personale jolly e onnipresente, che il dirigente onnipotente utilizza a piacimento”. Si rischia di non insegnare le proprie materie e di dover chiedere, dopo 3 anni, il trasferimento “con tanti saluti alla continuità”. Definisce “il piano di assunzioni del governo, un gigantesco taglio mascherato”, un modo per eludere la sentenza della Corte Europea sulla assunzione dei precari. E si chiede e chiede: “perché non posso insegnare le mie materie nelle scuole in cui lavoro da 13 anni e in cui ci sono classi da 34 alunni?” “Perché chi ha punteggi altissimi deve finire a Pordenone mentre chi è in fondo alle graduatorie potrà coprire le cattedre su cui i deportandi lavorano continuativamente da anni?” Infine conclude. “Faccio un appello a tutti i lavoratori: invece di dilaniarci, facciamo in modo che il lavoro non sia percepito o elargito come un favore, perché è un diritto costituzionale. Difendiamo la dignità del lavoro e la Scuola pubblica, che è di tutti e per tutti”. Non potrebbe dirsi meglio.

Meno male che la Corte c’è

La battaglia sugli scioperi, scrive il Corriere. “Alitalia e Pompei, l’accusa di Renzi”, fa eco la Stampa. Il nostro amato premier ha indossato l’abito del buon padre di famiglia: “Dopo le nottate per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, fa male vedere queste agitazioni”. “Tenere migliaia di turisti sotto il sole per un’assemblea a sorpresa è volere il male di Pompei”. Ha ragione? Avrebbe ragione, se avesse detto – come Del Rio al Corriere- “ I beni comuni vanno protetti dalle richieste illegittime”. Ma il nostro -si sa- è sempre in campagna elettorale. Così “omette di ricordare – e la Stampa  lo sbertuccia- “che in quei casi Cgil e Uil non c’entrano”. Omette di lodare Landini, per il contributo dato all’accordo con la Whirlpool, e tracima con la sua retroscenista di fiducia  prendendosela con il “disfattismo” della comunicazione. Che c’entra? Niente, ma copre bene silenzio e imbarazzo per sulla vergognosa legge bavaglio.

Con la legge bavaglio non avrei scoperto i killer di mia sorella, dice al Fatto il fratello carabiniere di Gabriella Campagna. Gabriella aveva 17 anni nel 1985, quando scoprì per caso l’identità di un tatitante e fu ammazzata dalla mafia palermitana. “A rischio le indagini di mafia”, fa eco a Repubblica il presidente del sindacato magistrati, Sabelli. Sulla Stampa Zagrebelsky scrive: “Non si può silenziare l’interesse generale”. È questo il punto: la privacy va protetta – molto meno quella degli uomini pubblici- ma se la notizia ottenuta con registrazioni realizzate all’insaputa del registrato ha un “interesse pubblico” è giusto, giustissimo, pubblicare. Invece Pagano, autore Ncd dell’emedamento, chiede che la legge resti com’è (Stampa). “Non c’è accordo nel governo” Corriere. Dopo Orlando anche Cantone obietta.

La chiesa non vuol pagare l’Imu sulle sue scuole? Dimostri che le sue non abbiano fini di lucro. Lo ha stabilito la sentenza della Corte Costituzionale – che Dio ce la preservi dalla legge di riforma Costituzionale che vuole metterla alla mercé di un leader qualunque che arraffi il generoso premio di maggioranza-. Sbagliato? No giusto. Perchè l’articolo 33 della Costituzione impegna la Repubblica a realizzare scuole di ogni ordine e grado e prevede che quelle private -costituzionalmente legittime, ci mancherebbe- non debbano pesare sullo Stato. È come se la Corte avesse ripreso anche la legge detta #labuonascuola, appena imposta dal governo con la fiducia, una legge che depotenzia la scuola pubblica a favore dell’insegnamento privato. D’altronde è la cultura della ministra Giannini che dice giuliva “le paritarie lo stato risparmia 6 miliardi”. Se mandassimo a scuola solo i figli chi può pagare la retta, risparmieremmo forse ancor di più.

Torna un sempre verde, i tagli alla sanità. Così risparmiamo 10 miliardi” dice a Repubblica Guteld, il Cottarelli di Renzi. Certo, ridurre gli sprechi delle regioni in materia sanitaria si può e si dovrebbe. Ma da troppo tempo i governi tagliano sulla salute, sulla carne vita del cittadino che paga le tasse e avrebbe diritto -non alle operazioni estetiche che faceva l’amico di Crocetta- ma alla sacrosanta protezione della sua salute. Il fatto è che alla sbrasata di Renzi sui tagli alle tasse non crede quasi nessuno. Alesina e Giavazzi (Corriere) scrivono che “la tassa sulla casa è una buona tassa (!)”, o meglio lo sarebbe se fosse progressiva, colpisse il patrimonio di chi più ha e risparmiasse le esigenze vitali di chi ha meno. Bisogenrebbe semplificare e colpire l’evasione. Scalfari aggiunge: con i tagli aumenterà il debito.

A proposito, Scalfari mette a confronto Blair, il modello di Renzi, con Papa Francesco. E boccia Blair. Penso da tempo che i nostri pronipoti studieranno Churchill, ma troveranno due righe avare su quel primo ministro britannico che seguì le orme di Margaret Thatcher.