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Chiamata alle armi

Libia, l’Italia offre 900 soldati. Titola così, stamane, il Corriere della Sera. Direi che ci siamo. Aveva cominciato la Pinotti sostenendo (con i giornalisti) che avremmo dovuto mandare 5mila soldati proprio là, nella nostra ex colonia, Poi era arrivato il contrordine di Matteo Renzi: “quando mai, non ci pensiamo nemmeno”. Intanto nessuno ascoltava le flebili richieste del Parlamento di poter discutere la cosa, come prevede la Costituzione. Infine il nostro premier si è seduto allo stesso tavolo con i potenti dell’occidente, il francese Hollande, la tedesca Merkel, l’americano Obama, l’inglese Cameron. E ha subito messo le sue pedine sul piatto: 900 italici soldati che andrebbero a difendere i pozzi (anche dell’Eni) nel deserto e, a Tripoli, le sedi delle Nazioni Unite. Chi potrà dir no? È in ballo il prestigio dell’Italia. Si gioca – anche in Libia – la partita tra il mondo delle libertà e i kamikaze del Bataclan. E poi, guerra? No solo azioni di difesa armata. Infine pare che Obama abbia promesso a Renzi di rafforzare il fronte sud della Nato per affrontare insieme l’emergenza migranti. Bingo! Continua la lettura di Chiamata alle armi

Che cos’è “guerra”?

Sbarca il premier, scontri a Tripoli, Corriere. “Si spara sul governo dell’ONU”, Repubblica. Prima ancora di insediarsi, dunque, il governo Serraj corre il rischio di apparire uno dei tanti governi “fantoccio” inventati dall’occidente, dal Vietnam in poi: lo ha scritto Paolo Mieli, sconsigliando ogni intervento militare italiano. “Renzi non ci porterà a fare la guerra in Libia neppure se gli puntano la pistola alla tempia”, assicurava ieri un senatore renziano, che un tempo era stato dalemiano, forse suggerendo la superiore astuzia del premier attuale (perché D’Alema disse sì alla guerra dei Balcani e mal gliene incolse). La Stampa, che ieri aveva parlato di “intervento militare” oggi ridimensiona: “Libia, pronti gli addestratori italiani”. Dunque, bombardamenti, supporto logistico, istruttori ma non 5mila soldati italiani inviati a “pacificare” le tribù in guerra. Secondo il Fatto: “Per Renzi è l’ora della verità: dovrà dire a Obama che intervento farà in Libia”. Il giornale di Travaglio collega alla crisi libica anche lo scontro Italia Egitto, per le vergognose menzogne su Regeni. Non ha torto: al Sisi sostiene il generale Haftar, nemico del “governo” Serraj, ultima speme o “fantoccio” della “comunità internazionale”. Continua la lettura di Che cos’è “guerra”?