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Tiremm innanz!

Sale il conto per salvare MPS. È la prima notizia dopo il week end senza giornali e il Corriere ne fa l’apertura. Secondo la vigilanza BCE per il Monte dei Paschi serviranno almeno 8 miliardi e 800 milioni, non i 5 messi in contro da Padoan. Inoltre, dice il presidente della Bundesbank Weidmann, “I fondi (dello Stato) non possono essere usati per coprire le perdite già previste”. Questo vuol dire che i pericoli per Monte dei Paschi non sono finiti, che una parte dei “risparmiatori” potrebbe comunque essere chiamata a pagare in solido con i responsabili del fallimento, che altri pescecani del “mercato” saranno chiamati a Siena. La Stampa è d’accordo e così titola: “Non solo lo Stato per salvare Montepaschi”. Continua la lettura di Tiremm innanz!

La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

Ilaria e Miran, una storia italiana

Renzi rilancia la sfida dell’Europa, scrive la Stampa. “Dopo la festa di Obama il premier attacca su bilancio e migranti: sanzioni per chi non li accoglie”. Era ora! Non è così? Eppure c’era qualcosa di inquietante nella faccia del nostro premier mentre, da Washington, lanciava tali messaggi: la mascella indurita, gli occhi volutamente spenti, come a dire “sono grullo – così ama definirsi – e me ne vanto”. Il giro di parole detto con cura affettata: “noi aspettiamo la procedura d’infrazione…”. Oh bella! Sa che gli bocceranno la finanziaria? O “l’aspettiamo contro gli altri, che non accolgono i migranti”. Si aveva sensazione di un uomo che sta giocando a “la va o la spacca”. All in, si dice nel poker. Non a caso né Corriere né Repubblica citano Renzi nei loro titoli di prima pagina. Preferiscono depurare il fatto – ieri l’abbraccio con Obama, oggi il match con Juncker – dalle sue parole. Il Corriere apre con le conseguenze dell’incontro americano “Patto con Tripoli, gli aiuti italiani”. Repubblica guarda allo scenario europeo con gli occhi di Moscovici e Padoan: “Braccio di ferro tra Ue e Italia sulla manovra”: Bruxelles critica “sanatorie e una tantum”, Roma risponde “accettiamo suggerimenti ma non si cambia su migranti e sisma”. Ho la sensazione che Renzi si stia preparando, psicologicamente, a rompere gli indugi, a formalizzare con un colpo di mano la sua personale presa del potere. I grandi giornali non lo denunciano, ma non lo seguono. Continua la lettura di Ilaria e Miran, una storia italiana