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Terrorismo, trumpismo, renzismo

Il nostro problema è Hillary

Ci vorrebbe un Trump italiano. Meglio un Erdogan de noantri. Altan coglie ancora nel segno: la scia di morti, provocata dal terrorismo islamico o dall’americanizzazione della violenza, mette a nudo la gracilità del nostro mondo e suggerisce che un equilibrio si stia rompendo. Il ceto medio diventa pessimista, in ragione dell’insicurezza, della debole crescita e della stagnazione. Cresce la contestazione di chi sta in alto, della “casta”, dell’1% che decide mentre il 99% subisce. Le conquiste civili, i diritti, le libertà cominciano ad apparire un lusso. Aumenta la domanda di protezione e la disponibilità a pagare un prezzo per ottenerla.
Ultime dalla Germania. Ieri sera un profugo siriano si è fatto esplodere a 60 chilometri da Norimberga durante un concerto all’aperto, ma per fortuna prima che superasse i controlli. È morto e ha ferito 12 persone, 3 in gravi condizioni. Il ministro dell’interno della Baviera ha subito parlato di “terrorismo islamico” e forse si prepara a contestare il governo centrale che a quel siriano avrebbe negato l’asilo ma senza accompagnarlo ai confini. Continua la lettura di Il nostro problema è Hillary

Italicum e referendum, si cambia

Colpiamo Costantinopoli, da Repubblica. Nell’immaginario dell’Isis, come in quello di Al Wahhab, vissuto nel secolo dei lumi ma in medio oriente, il tempo si è fermato mille e più anni fa. Erdogan, il sultano, che vendeva armi all’Isis in cambio di petrolio e combatteva i loro nemici curdi in Siria e in Iraq, ha tradito. Ora porge la mano a Israele e scrive una lettera di scuse a Putin, per avergli abbattuto un aereo. Ecco che che Istanbul ritorna Costantinopoli e gli assassini in nero si presentano a uno dei metal detector posti fuori dall’aeroporto Ataturk. Scoperti, prendono a sparare sulla folla, poi un kamikaze, già quasi immobilizzato dalle guardie, si fa saltare: 50 morti, oltre 100 feriti. È la vendetta dei terroristi costretti a lasciare Fallujah. Ora i musulmani ricchi o del ceto medio abbiente che portavano le loro mogli, totalmente velate, in vacanza premio sul Bosforo, ora sanno di essere anche loro nel mirino. Il nuovo governo turco combatterà sul serio, a questo punto, il terrorismo islamico o continuerà a usarlo contro il nemico curdo e il partito dei diritti e delle libertà? Continua la lettura di Italicum e referendum, si cambia

Un caffè per la Francia

I giorni di fuoco della Francia, Repubblica. “Nella morsa della violenza”, La Stampa. Nei titoli, come negli articoli, si tengono insieme più fatti: un terrorista islamico che ha ammazzato una coppia di poliziotti sotto gli occhi del loro figlio, scontri molto aspri a Parigi tra giovani anti sistema e polizia, una grande manifestazione sindacale contro il jobs act e persino le violenze dei tifosi durante gli europei del calcio. Provo a mettere le cose in ordine, naturalmente secondo un criterio di giudizio che è il mio. Un recente sondaggio dice che solo 16 francesi su 100 apprezzano Hollande e il suo governo. Sorpreso dagli attentati del 13 novembre, che venivano dopo quelli a Charlie Hebdo e a l’Hyper Cacher, Hollande ha provato a rubare il mestiere alla Le Pen presentando una legge su la déchéance de nationalité (in pratica, i francesi con genitori magrebini, e dunque con doppia nazionalità, se sospettati di avere qualcosa da spartire con l’islamismo o peggio con il terrorismo islamico, si sarebbero visti togliere passaporto e diritti di cittadinanza). Il Parlamento si è diviso e Hollande ha dovuto far marcia indietro. Però lo stesso governo, subito dopo, ha imposto con il 39.3 (una super fiducia che evita ogni confronto parlamentare) sulla riforma del code du travail subito ribattezzata Jobs act francese. In forza di tale legge gli imprenditori ottengono il diritto di licenziare per motivi economici, di pagare meno gli straordinari (che qui scattano dopo le 35 ore settimanali) e di spostare la contrattazione dal livello nazionale a quello aziendale. Un sindacato, la Cfdt (che somiglia alla nostra Cisl) ha approvato, altri, la Cgt (Cgil) e Force Ouvriere, hanno indetto scioperi e manifestazioni che proseguono da oltre un mese. Continua la lettura di Un caffè per la Francia

Omofobia e terrore

Terrore nel locale gay, “La sfida all’America”, “la firma dell’Isis”. È quanto raccontano oggi nel titolo di apertura Corriere della Sera , Stampa e Repubblica. Zucconi scrive di una “nuova guerra civile” che “fanatici o ideologici, dal wahabismo al fascismo”, vogliono condurre “contro il male” rappresentato “da un’America pagana e materialista che li manda in bestia”. Stille e Gaggi scrivono delle conseguenze che la strage può avere sulla campagna elettorale negli Stati Uniti; Donald Trump che ha già chiesto le dimissioni di Obama. Mettiamo in fila i fatti: un uomo di 29 anni, un “ragazzo” secondo i nostri telegiornali, ha ammazzato 50 persone e ne ha ferito altrettante in un locale frequentato da omosessuali. Aveva armi da guerra, che in Florida si comprano senza dover lasciare neppure il proprio nome. “Odiava i gay”, dice il padre il quale tuttavia è noto come simpatizzante dei talebani. “Mi picchiava”, fa sapere la moglie. Con una telefonata, l’assassino all’ingrosso avrebbe dedicato la carneficina al califfo dell’Isis. L’FBI non esce meglio da questa storia della polizia francese dal Bataclan. Questo Omar, infatti, nato americano da genitori afgani, era stato controllato ma rilasciato. E aveva persino fatto la guardia giurata a edifici governativi. Continua la lettura di Omofobia e terrore