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Quando il gioco si fa duro

 

È ora, è ora..un caffè per chi lavora!

In un decreto i primi tagli alla sanità, scrive Repubblica. “Tetto a esami e visite”, i medici che prescrivono troppi esami diagnostici “avranno decurtazioni del loro stipendio”. In questo modo, spiega Repubblica, il governo troverà parte dei soldi che servono per ridurre le tasse. Peccato che, detta così, la spending review può produrre ingiustizia e discriminazione sociale: a chi, per primo, si negherà l’esame o la visita a domicilio, se non proprio al cittadino senza voce e con pochi soldi? E poi ha ragione la ministra Lorenzin: i risparmi del servizio sanitario “restino al servizio sanitario per contratti e ricerca”. Brava Beatrice, fatti valere!
A che serve abolire l’Imu? Per il Corriere della Sera Lucrezia Reichlin e Paolo Surico spiegano che il governo pensava, con quel taglio, di poter rilanciare i consumi e smuovere il mercato immobiliare. I dati però dimostrano che quella tassa ha ridotto i consumi solo delle famiglie con un mutuo a carico, e che la crisi del mattone dura dal 2007, non dal 2011 quando l’Imu fu introdotta. I due economisti propongono allora “di alleggerire l’imposizione sulle famiglie con un mutuo”, e di mantenerla alta per chi ha di più. Promettere tagli lineari delle tasse serve (forse) a ramazzar voti, rimodulare le imposte può essere un’arma potente per sostenere nuovi consumi e creare lavoro.

Scioperi verso il giro di vite, titola la Stampa. Una nuova iniziativa della premiata ditta Sacconi & Ichino postula che si consideri illegale ogni sciopero, se non approvato dal 50+1 per cento dei lavoratori. Bene, bravi! Stabiliamo pure che nessun accordo sindacale sia valido erga omnes se non ratificato dai dipendenti con referendum. E magari ammettiamo che con Pompei e Alitalia i grandi sindacati, bestia nera del premier, non c’entrano nulla. Senza contare che limitare per legge il diritto di sciopero può persino far proliferare piccole sigle che praticano più il sabotaggio che lo sciopero, in difesa di vantaggi corporativi e comportamenti asociali Lo scrive Luciano Violante. Viva!

Renzi-Marino.Non sa che pesci prendere. Giannelli sfotte il nostro amato premier che stasera, alla Festa dell’Unità di Roma, “volerà alto” -dicono i gazzettieri- e ha ordinato al sindaco “in trincea” di non farsi vedere. Intanto @GassmanGassman lancia il tweet: “Roma è sporca, puliamola noi”. Gigi Proietti lo sostiene e pure io. Non si tratta di sostituirsi all’AMA che non fa il suo dovere. Al contrario: mostrare con guanti e ramazza che ci è caro il decoro, l’igiene, la bellezza almeno del cortile sotto casa, fa cadere ogni alibi, è il siluro più potente contro uomini e strutture pubbliche inefficienti. Siamo cittadini e consumatori attivi, diamo l’esempio oltre a gridare l’altrui “vergogna!”

Gratteri: un regalo ai boss, titola il Fatto. Dopo Orlando e Cantone, anche il procuratore di Reggio Calabria, contro la legge bavaglio. Il Pd annaspa: pare voglia evitare il carcere ma solo a chi è iscritto nell’albo professionale dei giornalisti. Alla faccia del principio costituzionale di uguaglianza. Intanto slittano a settembre e Mucchetti (sinistra dem) denuncia le deleghe in bianco che il governo esige con la riforma Rai.

Tsipras ha lacerato il muro di gomma intorno all’Euro. Non ci credete? Eppure mai l’Europa ha discusso di sè come in questi giorni. El Pais: “La Francia vuol guidare una rifondazione dell’Euro zona”. Financial Times: “Il ministro delle finanze italiano dice che un’unione politica è necessaria per la sopravvivenza dell’euro”.  Qualcosa si muove, finalmente, ma la chicca è  un editoriale del Financial Times che cita il Bergoglio: “Errare è umano, perdonare è da statista”. I debiti che si contraggono al tempo delle vacche grasse – è la tesi- devono essere ristrutturati nei tempi grami. Il Papa lo sa, lo statista dovrebbe. Il Papa che ha chiesto la liberazione di Dall’Oglio ora che in Siria i gruppi islamici concorrenti dell’Isis potrebbero voler  ricucire con i cristiani. Nel nome di Cristo, Francesco è il miglior politico del tempo presente

Quelle “unioni” che disturbano

L’Italia riconosca le unioni gay. La sentenza delle Corte europea di Strasburgo fa titolo ovunque e viene apprezzata da Zagrebelsky, Stampa, e Rodotà, Repubblica. Le moderne democrazie liberali allargano la sfera dei diritti ed è giusto che le corti ricordino alla politica quel che la politica spesso vorrebbe dimenticare. “Boschi: unioni civili entro l’anno”, scrive il Corriere. Dunque, un rinvio. Per non turbare l’alleanza con Ncd, per non trovarsi a dover votare (orrore, orrore) insieme ai senatori a 5 stelle. Si rinvia anche sull’arresto di Azzolini, sulle elezioni in Sicilia, su Roma. Il nuovo rito democratico renziano -che tanto piace al professor Cassese, Corriere- prevede che il governo prima conti i voti, scelga se gli conviene imbarcare questo o quell’altro, solo dopo manda la legge in aula. Per ratificare.

Rapiti, la pista dei trafficanti.Questi nostri ragazzi uccisi a Suruk. Il primo titolo del Corriere,il secondo della Stampa. Il primo racconta dei 4 italiani che lavoravano in Libia e sono stati rapiti – spero che li trovino presto e li riportino a casa. Il secondo di 32 ragazzi curdi, nostri fratelli, la meglio gioventù, studiosa e appassionata, prontia a combattere per difendere i diritti dell’uomo e la libertà: sono stati ammazzati da un (o una) seguace del Califfo che ha fatto esplodere il suo corpo pur di compiere la strage. La guerra mondiale a pezzi si ayavvicina, ma troppi girano la testa e ripetoni “a me che importa?”. Ha ragione Moni Ovadia, che scrive sul Manifesto: “il colonialismo è stato il più grave e perdurante crimine della storia dell’umanità”. Quel veleno ci torna in faccia, dalla Libia, dai confini con la Siria o dall’Eritrea.

Combattiamo con durezza i barbari che ammazzano bestemmiando Allah, ma ricordiamo -sempre con Moni- che “il vero sparticque tra chi crede nella piena dignità e integrità dell’essere umano e chi non lo crede risiede nelle contrapposte concezioni dell’immigrazione”. Una signora mi ha scritto via twitter: “Lo dica alle due ragazze stuprate, in un parco a Reggio Emilia e su un treno in Toscana. Se fossero sue nipoti?” Nonostante i capelli candidi, ho una figlia di 21 anni e una di 13, e temo, per loro, che la violenza possa venire piuttosto da un italiano, che ha perso tutto nella crisi, anche la dignità. Perchè vedo, leggo e so che le infamie commesse in Italia da Italiani sono più numerose di quelle, ugualmente esecrabili, degli immigrati. Sia in termini assoluti che relativi.
Il gran capo della Toshiba si dimette dopo aver gonfiato i profitti per un miliardo e 200 milioni. Titolo del Financial Times. É il capitalismo bellezza, al tempo delle bolle finanziarie. Profitti virtuali per lucrare in borsa, debiti inesigibili e ricette che affamano dipendenti e ceto medio, pur di sostenere la bolla e surrogare la menzogna globale. Ma il bravo Fubini, Corriere, si diverte a sfottere “i nobel narcisisti” che avrebbero perso “la sfida ellenica”. Delusi da Tsipras – scrive- quando hanno scoperto che non aveva un piano B a parte la resa. “Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo per aver rifiutato di commettere suicidio. So che avete sofferto, dai vostri sofà”. Efficace, ma su Repubblica, che traduce dal New York Times, Krugman insiste: “A mio giudizio l’uscita (della Grecia) dall’euro si rivelerà ancora necessaria e, in ogni caso, sarà essenziale alla cancellazione di gran parte del debito”.

La vendetta delle renzine. “Perso io? -dice lady like Moretti, asfaltata da Zaia- mi hanno vestita come un autoferotranviere e tenuta lontana dalla tv. Poi, la riforma della scuola e il jobs act: io sono d’accordo ma la gente non ha capito”. Lella Paita si rifiuta addirittura di salutare il ministro (ligure) Orlando: “non mi ha sostenuto”. Piccoli guai per l’arrotino. Più serio l’avvertimento di  Piero Ignazi, secondo cui il Pd non può trasformarsi in un partito anti tasse di rito reganiano. “Un partito può cambiare, anche radicalmente, ma non può vestire panni di altri, pena il suo snaturamento. Con conseguenze elettorali drammatiche”. Repubblica, pagina dei commenti.