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L’Europa e quel bisogno di sinistra

Al voto, per evitare la manovra

Il vescovo e il libero arbitrio

Non uccide il terremoto, uccidono piuttosto le opere dell’uomo. Il vescovo di Rieti ha scelto Rousseau (vedi il Caffè del 26 agosto, “Sul terremoto..di Lisbona”), ha posto l’accento sul libero arbitrio e dunque sulla responsabilità piena degli uomini. Così Francesco vuole salvare la sua chiesa: liberandola da ogni ruolo di supplenza nei confronti del potere, facendone una voce libera che, in nome del divino che è poi l’umano dell’uomo, sia capace di dialogare con altre voci libere e di squarciare il velo delle ipocrisie che usavano scaricare sul fato o sulla volontà di dio quel che deriva invece da atti umani. Le parole dei telecronisti – per quel poco che ho ascoltato – stridevano con tale messaggio e spandevano, con toni “sobri”, il miele della retorica del dolore e della solidarietà. Ma quelle parole restano, come resta l’immagine di Mattarella e di Renzi “confusi” – così ha detto un cronista – tra la folla dei semplici cittadini. Corriere e Repubblica usano titolano “l’accusa del vescovo”. Insomma: tu l’hai detto, Pompili. Sei tu che ci rubi il mestiere. Continua la lettura di Il vescovo e il libero arbitrio

Premier e prestigiatore

La faccia del bambino Omram, “a metà coperta dal gesso delle macerie e a metà dal sangue, dice sulla guerra quello che nessuno riesce a raccontare con le parole”, scrive Dacia Maraini. Oggi quella faccia, che parla del martirio di Aleppo, è sulle prime pagine di tutti i giornali. Memento o sigillo per una rimozione? Staffan De Mistura, funzionario dell’Onu e persona per bene, ha sospeso gli aiuti alla città assediata. Cioè ha detto al mondo quello che già è nei fatti: la guerra tra i ribelli (ormai affidati ai gruppi terroristi islamici) e russo-siriani è talmente feroce che gli aiuti non arrivano in città da mesi. La Russia ha allora proposto una tregua di 48 ore. Proposto, non dichiarato. Vuole trattare, chiede che qualcuno fermi per due giorni anche i ribelli, teme di vedersi sfuggire la preda, gli islamisti semi accerchiati. Intanto l’aviazione di Assad ha bombardato un caposaldo curdo: è la prima volta, ed è probabilmente un invito ai Russi perché imbarchino Erdogan (oltre all’Iran che fornisce milizie combattenti e da qualche giorno le basi da cui partono i bombardieri Tupolev) in una soluzione finale del conflitto. Soluzione che terrebbe fuori dai giochi le potenze occidentali, sconterebbe decine di migliaia di “ribelli” morti, per costruire condizioni vantaggiose da cui poi trattare una pace più duratura. Con chi, con i Sauditi, con la mediazione di Israele? Continua la lettura di Premier e prestigiatore

Renxit

L’uomo del doppio incarico. Ovvero un cavernicolo armato da due bastoni, uno da segretario l’altro da premier. Così Giannelli disegna l’autunno di Matteo Renzi. Nando Pagnoncelli presenta l’ultimo sondaggio: Pd 43,5%, Movimento 5 Stelle 56,5. Ecco come andrebbe se si votasse oggi per il ballottaggio previsto dall’Italicum. “I 13 punti in più dei 5 Stelle sul Pd al secondo turno”, è il titolo del suo pezzo per il Corriere della Sera. Che è successo? Che il movimento fondato da Beppe Grillo è diventato – ha saputo diventare – lo strumento condiviso per mandare a casa Renzi, bocciare la sua politica, punire la sua arroganza. Come elettori già di sinistra e già di destra hanno votato Appendino e Raggi a Torino e a Roma, così voterebbero Di Maio, pur di liberarsi di una promessa non mantenuta, da un “comico” – dice Paolo Rossi al Fatto – che sta sempre in tv e ruba il mestiere ai comici. C’è qualcosa di spietato in questo voltafaccia dei giornali: il politico invocato, corteggiato e adulato, ora viene lasciato senza un saluto, in attesa che si spengano le luci della ribalta. Continua la lettura di Renxit

Miseria della politica

Il giorno più lungo. Titolo identico per Repubblica e Stampa. Il giorno più lungo arriva ogni anno con il solstizio d’estate. Fu definito il giorno più lungo il 6 giugno 1944, quando le truppe alleate sbarcarono in Normandia. Questa volta i partigiani del “Leave” britannico vorrebbero fare il percorso a ritroso, tornare indietro da quello sbarco. Gli ultimi sondaggi, anticipati summo cum gaudio da Enrico Mentana che pregusta “la maratona” di stasera sui risultati del referendum, accrediterebbero il “Leave” di nuovo in vantaggio sul “Remain”. Il manifesto pubblica la foto di due balconi contigui, l’uno con striscione e cittadino britannico a favore del sì, l’altro uguale ma del no. Sfida strapaesana, birra, lazzi, battute e inevitabili scommesse. Ho scritto più volte che Cameron ha fatto da apprendista stregone, promettendo questo referendum ha finito con il dividere la destra di strada da quella della City. Per onestà devo ammettere, tuttavia, che c’è una logica in quel che è già successo e che oggi succede. Scrive Enzo Moavero, a pagina 31 del Corriere, che a decidere la sorte dell’Europa saranno in realtà gli elettori tedeschi quando voteranno nel 2017. Elettori coccolati da leader populisti (come la Merkel) e perciò disinformati: tanto che una maggioranza fra loro crede che la Grecia abbia avuto dall’Euro più vantaggi di ogni altro paese. Ecco, gli inglesi hanno voluto battere i tedeschi sul tempo, come la flotta di Francis Drake seppe fare con l’Invincibile Armata spagnola. Decidiamo noi! Continua la lettura di Miseria della politica