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Atac: serve una scelta

“Raggi chi critica è fuori”, titola Repubblica, “Su Roma lo scontro Pd-M5S”. Anticipata dai social, la sindaca ha richiamato i 5 stelle al loro orgoglio: non siamo noi i corrotti, né abbiamo provocato noi – ma chi ha governato prima – il dissesto della Azienda Roma. Sulla seconda affermazione ha certo ragione. E anche sulla prima, sebbene sembra che il consigliere Stefàno abbia “raccomandato” al manager Rota una società privata per un appalto, e questo, anche se di per sé non prova alcuna “corruzione”, dimostra però che certe cattive abitudini possono filtrare anche fra gli “onesti”. Continua la lettura di Atac: serve una scelta

L’anatema di Veltroni..e Scalfari

Il professorone e il rottamatore

Nuovi assessori, 5 stelle divisi. “Raggi fa le nomine ma è lite”. Corriere e Repubblica bocciano le scelte compiute infine dalla sindaca, rimasta sola sul tetto che scotta del Campidoglio. Assessore al bilancio: Andrea Mazzillo. Commercialista non troppo noto, candidato sfortunato alle elezioni per la squadra romana di Walter Veltroni, iscrittosi poi al “raggio magico”, tra i pasdaran della sindaca pentastellata. Sembra proprio un ripiego. Alle Partecipate: Massimo Colomban. Titolare di una ditta di costruzioni, già indipendentista veneto, agli inizi stregato dall’innovatore Renzi, favorevole all’alta velocità, ma anche amico e sostenitore di Gianroberto Casaleggio. Uno nessuno e centomila. Nomine che rappresentano bene l’identikit del nuovo che avanza: che non è poi così nuovo né si comprende bene in che direzione avanzi. E poi c’è il silenzio sull’assessora che resta, Paola Muraro. Nominata all’ambiente nonostante sia indagata per il suo coinvolgimento nella passata gestione dell’azienda rifiuti, nonostante sia stata legata all’ex direttore generale di quell’azienda, tale Fiscon, a sua volta coinvolto nell’inchiesta della Procura di Roma su “mafia capitale”. Continua la lettura di Il professorone e il rottamatore

Presto, premi reset!

Si cerca un bottone con su scritto reset. Disperatamente, probabilmente invano. Così 2milioni di cittadini britannici vorrebbero rifare il referendum. Si attaccano a una norma che lo prevederebbe, quando i votanti non fossero stati il 75% degli aventi titolo e la maggioranza non avesse raggiunto il 60%. Ora Londra, che voleva restare europea, si lagna dello schiaffo subito ad opera delle campagne inglesi, gli scozzesi rimpiangono di aver perso il referendum per l’indipendenza e ne chiedono un altro, gli irlandesi del nord dicono a chi ha votato Leave “volete dividere di nuovo la nostra isola!”. In Europa è lo stesso: tanti rimpianti e pochi programmi. Accompagnare in fretta Londra alla porta (così vuole la Francia) o scegliere un divorzio lento e consensuale (Germania)? Il Corriere titola: “L’Europa già divisa su Londra”. Ma a guardare oltre i titoli di testa, è la voglia è di premere su reset che trionfa. Il sogno di ritrovare una guida forte, un direttorio dei tre paesi che, insieme, possiedono il 70% dell’argenteria dell’Unione: Germania, Francia, Italia. Se ne parla da anni, non si è mai fatto. Per la volontà di presidenti della Commissione come Prodi (al vertice di Nizza) e per l’opportunismo nazional-populista di politici al governo in quei tre paesi. Continua la lettura di Presto, premi reset!