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La fabbrica delle disuguaglianze

I fratelli Occhionero. Giulio, laureato in ingegneria nucleare, un’inclinazione naturale per la matematica e per la massoneria (avrebbe detto: “sarò il Licio Gelli del futuro”), pasticcione negli affari e perciò condannato a tre anni per bancarotta fraudolenta, che traffica in Italia ma risiede a Londra. Francesca Maria, americana di Medford ma laureata in chimica alla Sapienza, maratoneta, e arrampicatrice (non in senso metaforico, pare si sia materialmente arrampicata sui grattacieli di Dubai), che parla l’arabo e frequenta feste e circoli sportivi pieni di Vip e aspiranti tali. Chi sono costoro e perché dovremmo temerli? Un’inchiesta giudiziaria, a cui ha collaborato l’FBI, accusa Giulio e Francesca Maria si essersi introdotti nei computer, o nei telefoni portatili, di uomini politici e banchieri. Per catturare mail, sms, informazioni ed edificare quello che il Corriere oggi chiama “L’archivio segreto delle spie”. “Così spiavano Renzi e Draghi”, titola invece Repubblica. E “il giallo”, di cui parla la Stampa, è legato ai nomi del possibile clienti, di chi ha commissionato i loro servizi o ha acquistato le informazioni che offrivano. Insomma, per chi spiavano? Secondo Bisignani, dietro gli Occhionero si nasconderebbero “servizi stranieri” . Per Fiorenza Sarzanini, sarebbe a rischio la sicurezza dello stato. “Perché per almeno due anni Occhionero e sua sorella hanno potuto leggere e copiare le comunicazioni riservate del Presidente del Consiglio, senza che scattasse alcun allarme. E negli ultimi quattro anni hanno captato i file dei vertici di forze dell’ordine, servizi segreti, Bankitalia, di parlamentari e manager di Stato senza che nessuno se ne accorgesse”. Continua la lettura di La fabbrica delle disuguaglianze

Obama: votate per me!

America, la grande paura, titolo di Repubblica a tutta pagina. “Votate Hillary come avete votato me”, l’appello di Obama questa notte a Philadelphia. Manifestazione entusiasmante e drammatica, con Jon Bon Jovi e Bruce Springsteen, Michelle e Barack Obama. Candidata e Presidente, the boss e la sinistra americana tutti uniti intorno ai valori che il partito democratico spesso ha predicato e talvolta persino realizzato: tolleranza e accoglienza, diritti civili e almeno una chance per chi non ha chances. Il presidente degli Stati Uniti sembrava il capo della campagna per la candidata: “una combattente, una nonna (cioè una di noi), la nuova presidente degli Stati Uniti”. E lei, Hillary, ha promesso di ricordarsi delle parole pronunciate da ognuno dei suoi straordinari supporter. Tra i quali, assente a Philadelphia, ma presente nella campagna, non si può dimenticare Bernie Sanders. Hillary ha promesso di non tradire nessuna delle promesse fatte in suo nome, ha promesso di essere la Presidente di tutti, di difendere quella certa idea dell’America che ne ha fatto una società aperta. Trump è il contrario, un miliardario diventato tale facendo debiti e passando da una bancarotta vera a una minacciata, un candidato che vuole rinchiudere gli Stati Uniti dietro un muro invalicabile, umilia le donne, insulta i musulmani, sfrutta la paura del futuro. Continua la lettura di Obama: votate per me!

Morte di un mafioso

Sì, ho alzato la paletta, dice Vito Piccarreta e la sua immagine, con la paletta verde in mano, appare oggi su tutti i giornali. Una faccia da democristiano – si sarebbe detto un tempo – fiero della divisa, soddisfatto dei pellegrinaggi della moglie a Medjugorje, bonario. I treni erano in ritardo, ne è arrivato uno: paletta verde, e poco dopo un’altro, nella stessa direzione. Questo secondo, però, si sarebbe dovuto fermare perché intanto, da Corato si era mosso un treno per Andria, questo in orario. Il fonogramma è partito? Piccarretta non lo ha letto? Il “collega” a Corato non si è fatto problemi perché il suo, di treno, era arrivato all’ora giusta? 23 famiglie distrutte, troppe altre ferite, nella carne viva o nell’anima. Pare che costasse appena 4 milioni il congegno automatico che blocca i treni, se vanno uno contro l’altro. È obbligatorio sulle reti pubbliche, non su quelle private. Ma – si dice ora – quella ferrovia privata “era un fiore all’occhiello della Puglia”. Certo, ma senza l’obbligo di comprare e istallare quel dispositivo. La Puglia non è il sud abbandonato. È anche vero, ma in Puglia, come in tutta Italia, una cosa è l’alta velocità, un’altra sono i treni per pendolari. Il profitto conta, e il cliente che paga bene merita rispetto. Ma in un paese civile viaggiare in treno è un diritto. E uno stato, che prende le tasse, deve garantire diritti e pubblico servizio. Perciò il dolore si trasforma in rabbia. “Chi comanda – politici, capi delle ferrovie, imprenditori degli appalti – non prende il treno”. Se deve andare ad Andria o Corato, usa l’alta velocità, o prende l’aereo fin dove è possibile, poi lo aspetta una macchina con autista. È populismo, questo? È come dire: piove governo ladro? Probabile, ma non è del tutto falso. Continua la lettura di Morte di un mafioso

Che fine ha fatto il ceto medio?

Da lontano sembrano piccoli fantasmi. 700 morti in mare, 40 bambini fra loro. Tanti, tanti altri sono stati “salvati” dalle navi della marina, avvolti nelle coperte isotermiche, quelle dorate da una parte e argentate dall’altra, idratati a piccoli sorsi, consolati, come si può consolare chi ha subito uno stupro, chi ancora sente, e forse sentirà per tutta la vita, la sorella o il figlio che gli scivolava tra le mani per andarsene inghiottito dall’abisso. Su questi bambini, su queste donne, su questi uomini come noi, ma che non vivono e non muoiono come noi, è in corso una guerra di cifre. Il governo ripete che dall’inizio del 2016 ne sono arrivati in Italia 46mila, quanti nello stesso periodo dell’ambo scorso. Ma 15 mila, un terzo del totale, pare siano arrivati tutti negli ultimi 7-10 giorni. Forse perché il mare è calmo? Forse perché i profughi trovano sbarrata la strada dei balcani e vengono dirottati verso il canale di Sicilia? Pare che i nemici di al-Sarraj, capo del governo insediato dalla Comunità Occidentale a Tripoli, ma che vive rintanato in una base militare, ci stiano mandando quei corpi, ancora in vita, come una sorte di segnale. Pare che siamo ormai a corto di navi per i soccorsi. Continua la lettura di Che fine ha fatto il ceto medio?

Jobs act? Zero assunti

Brusca frenata delle assunzioni stabili. Rebubblica pagina 4. Nel primo trimestre 2016 abbiamo avuto 324mila nuovi contratti di lavoro stabili. Le cessazioni sono state 377 mila. Dunque il saldo è ancora attivo, ma se si tiene conto delle trasformazioni, da lavoro a termine a duraturo, 79mila, scopriamo che nel trimestre si sono in realtà perduti più di 21 mila posti di lavoro. La tendenza è però la cosa più preoccupante: i nuovi contratti sono il 77% in meno di quelli dello stesso trimestre del 2015 (assunzioni allora drogata dagli incentivi agli imprenditori, incentivi che hanno provocato un buco nelle casse dell’Inps, con preoccupazioni per le pensioni), ma sono di meno anche delle assunzioni registrate nel primo trimestre del 2014, quando la crisi mordeva e al governo c’era Enrico Letta. Credete che Poletti – non dico Renzi – si scuserà per le balle raccontate sui miracolosi risultati del jobs act? Continua la lettura di Jobs act? Zero assunti

Lula, Verdini, i giudici

Il ritorno di Lula infiamma il Brasile, Il Corriere della sera titola come i principali giornali del mondo. I fatti li ho raccontati ieri sera per Left-on-line: un giudice accusa l’ex presidente del miracolo brasiliano di corruzione e riciclaggio. Dilma Rousseff lo chiama al governo, sia perché ne ha bisogno – il Brasile è in recessione, il prestigio di Lula può servire -, sia perché così Inacio Lula da Silva passa sotto la giurisdizione del tribunale dei ministri e si salva da un arresto che pareva imminente. Ma una telefonata tra i due, “hai la nomina, usala” dice Dilma, intercettata, viene data in pasto a giornali e televisioni. In Parlamento parte la richiesta di impeachment della presidente per ostacolo alla giustizia, lei denuncia un “golpe giudiziario”, un magistrato blocca la nomina di Lula, le piazze si riempiono di manifestati contro i due presidenti, scontri con chi difende, ricordando che 40 milioni di brasiliani poveri facevano una vita da topi e sono diventati protagonisti in un nuovo Brasile. Penso che la corruzione vada perseguita e che, se i leader del Partito dei Lavoratori, l’hanno considerata un fattore secondario rispetto a tutto ciò che stavano facendo per il loro paese, beh, hanno sbagliato e fa bene la giustizia a perseguirli. Continua la lettura di Lula, Verdini, i giudici