Quanto ci costa? 8.465 agenti – dice il Fatto – mobilitati in due mesi per proteggere Salvini. La salute del Secondo Matteo, beninteso, ci sta a cuore, come quella di qualunque cittadino dal quale dissentiamo. Però il leader più ricercato dai talk show – Matteo Prima dilaga e si ripete, funziona meglio Matteo Secondo – usa gli agenti come strumento per costruire la propria personale leggenda. Va in giro, provoca ROM, o antagonisti, o parrocchiani indignati per le frasi tremende che ha appena detto in TV, fa capolino dietro scudi e manganelli, poi torna rinfrancato in TV. Si può? No che non si può. Se lo stato mi protegge, io non devo abusarne. Almeno questo.

 

Un fucile da caccia, uno a pompa e una pistola. Giulio Murolo, infermiere al Cardarelli, aveva la passione per la caccia e per le armi. Una lite per un filo della biancheria, che stava dove secondo lui non doveva stare, uccide fratello e cognata, poi chiama il 113 e nell’attesa spara dal balcone e ne ammazza altri due. Una volta avremmo pensato “che barbari questi americani”, che dormono con l’arma accanto, e la Costituzione glielo permette come fossero nel Far West. Ma Giulio Murolo è napoletano. Città che oggi lascia a Crozza l’imitazione del candidato De Luca e lascia a casa il Premier – ha rimunciato ad andare. E rimpiange il tempo in cui solo sparavano malandrini e gendarmi.

 

Primi sì, primi sì. Stampa e Corriere si rincorrono, stupiscono, apprezzano: il rottamatore l’ha chiesto, la Camera l’ha fatto. A costo di dover dormire i deputati a Roma pure la notte del venerdì, che sacrificio! Con le orecchie protette – come i marinai di Ulisse – per non sentire il canto delle sirene, che protestano in piazza contro una riforma senza un’idea della formazione (cosa deve essere nel terzo millennio?), né del ruolo della scuola pubblica (un tempo dispensava promozione sociale e oggi, con la proletarizzazione della classe media?), né qualcosa sulla dignità dell’insegnante, mal pagato ma almeno ringraziato, esortato, confortato per quel che fa. Gianni Cuperlo – Repubblica – non chiede – e ce ne sarebbe bisogno – di riscrivere il testo, ma solo di correggerlo con un piano che dia certezze a tutti i precari, riveda le chiamate nominative (che trasformerebbero il preside, in giudice, sceriffo e sindaco del Far West), ripensi il 5 per mille (con i costributi familiari chi più ha se la cava, chi non ha.. tra i calcinacci.

 

Attento ai voti. “Usano gli insegnanti per farci perdere alle urne” avrebbe confidato Matteo Primo al retroscenista di Repubblica. “Chi lascia – e non vota il Partito della Nazione – ha ingannato gli elettori”: altra frase sempre verde – fedeltà alla ditta, se non vinciamo perdiamo – confidata alla Meli. Forse gli elettori li sta tradendo lui. Votato solo alle primarie, aveva escluso che sarebbe andato al Governo senza un mandato popolare. Né aveva detto che il nemico, dopo Landini, sarebbero diventate le insegnanti e i maestri che con tanta pazienza per tanti anni avevano votato PD. Stefano Folli lo elogia – perché piace a Standard & Poor’s – ma poi lo sbertuccia: “Il Partito della Nazione perde a sinistra e non sfonda a destra”. Di questo passo il Primo Matteo arriverà all’appuntamento con l’Italicum approvato e in parte sfiduciato. Lo sa e spera di affermarsi come leader internazionale per l’intervento in Libia o di incassare il dividendo di una più impetuosa ripresa.

 

E le altre riforme? Su corruzione e prescrizione misure sporadiche e insufficienti dice il CSM. Sulla Rai, dico qualcosa io a Repubblica.

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