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Stragi e balbettii

La febbre dell’odio, titolo del manifesto, ha invaso il week end. Ora si si sa che il diciottenne Ali Sonboly non era “un soldato” dell’Isis, non ha agito in quanto figlio di iraniani sciiti che odiavano turchi e sunniti, ma ha stroncato lo stesso 9 vite, ha mandato in ospedale 27 persone, alcune tuttora tra la vita e la morte. Ora sappiamo che Ali era stato vittima di bullismo e che voleva vendicarsi: aveva studiato altre stragi che considerava analoghe (a cominciare da quella del nazista norvegese Anders Breivik – 77 vittime – consumata pure il 22 luglio ma di 5 anni fa. Ora ci si interroga su questi killer (islamisti o no), sul “bullo debosciato di Nizza o l’assassino di Orlando, che odiava i gay perché la sua cultura reazionaria non gli permetteva di ammettere di esserlo…(sui) piccoli delinquenti di Parigi e Bruxelles hanno trovato nel radicalismo islamista uno sbocco al fallimento dell’integrazione in un mondo di consumo e bella vita in cui non erano riusciti ad entrare…(ma anche su) quell’Adam Lanza che, psichicamente disturbato, senza amici, spesso deriso, un giorno del dicembre 2012 entrò in una scuola del Connecticut e – con un’arma da guerra e non una semplice pistola – fece strage di venti bambini della prima elementare più sette adulti. Continua la lettura di Stragi e balbettii

Gufo e lunare

Discutere del doppio incarico? Lunare. Nello sciocchezzaio semplificato che Matteo Renzi regala alle trasmissioni televisive, la luna è lontana dal mondo reale. Chi l’ammira, guardando in alto, è dunque lunatico, volubile, bizzarro. Creatura notturna, come il gufo. Se tanto mi dà tanto, la direzione del Pd avrà il copione consueto: una relazione del segretario disseminata di frasette per irritare i dissidenti, per farli “venire allo scoperto” e poi servirli con la levata degli scudi fedeli della maggioranza, che è entrata in direzione perché Renzi ha vinto le primarie. Infine tutti a casa, con o senza (scontato) voto finale. L’umiliazione subita da Renzi a Napoli, Giachetti e il Pd asfaltati a Roma; la sconfitta a furia di voti a Torino, tutto ciò è il passato, è “vecchio”. Nuovo è il Brexit, nuovo è il triunvirato con Hollande e Merkel, nuova è la battaglia per salvare il Monte dei Paschi e le altre banche, cui Financial Times dedica oggi la prima pagina, nuovo è il funerale di stato per gli italiani sgozzati a Dacca. “Nuovo” potrebbe chiamarsi il detersivo con cui la politica di governo lava le sue colpe. Un ciclo in lavatrice con “Nuovo”, e il Renzi sconfitto, ammaccato e logoro del dopo ballottaggio, torna bianco che “più bianco non si può”. Resta da vedere cosa diranno oggi Gianni Cuperlo e Walter Tocci. Consiglierei loro di dire qualcosa di semplice, più semplice degli slogan del segretario ma anche con più sostanza. Continua la lettura di Gufo e lunare

Trump, Netanyahu, al Bagdadi

Flatus vocis, parole fatte di vento e che si disperdono col vento. Mi sembrano siano solo questo le affermazioni ministeriali ed elettorali della Lorenzin, che si accorge del crollo demografico e promette alle madri qualche euro in più per comprare un bavaglino nuovo al bebè – Repubblica, “Bonus bebè, più soldi per le famiglie, primo figlio 160 euro” – e di quel tal Costa, ministro per gli affari regionali, che non gli pare vero di essere invitato in televisione e per restarci intima ai giudici di non concedere mai adozioni a chi non sia sposato in chiesa – Corriere, “sentenze sulle adozioni gay, il ministro richiama i giudici” -. Perciò passo oltre. Continua la lettura di Trump, Netanyahu, al Bagdadi

Quel che si sa, quel che non torna

Bruxelles, quello che si sa, quello che non torna. Si sa che due dei kamikaze erano fratelli, Ibrahim e Kahlid El Brakaoui, uno si è fatto saltare all’aeroporto, il secondo in metropolitana. Fratelli, come Brahim e Salah, il primo suicida allo Stade de France, l’altro si è tolto la cintura e ora collabora con i magistrati belgi. Come Said e Chérif Kouachi, quelli di Charlie Hebdo. Repubblica lo sottolinea, pubblicando le loro foto in prima pagina. Dunque, come è per la ‘ndrangheta, l’orrore sembra maturare in famiglia. Qui però il vincolo familiare sembra orizzontale: genitori, e talvolta fratelli maggiori, vengono tenuti all’oscuro, contestati per essersi ormai assuefatti a una vita che gli assassini-suicidi ritengono non degna di essere vissuta. Quasi tutti gli assassini hanno precedenti per spaccio o per rapina a mano armata – Ibrahim s’era preso una condanna a 9 anni, per questo – e, ad un certo punto, magari dopo l’esperienza del carcere, si sono convertiti dal crimine al dettaglio alla carneficina all’ingrosso, giustificata da una fede settaria – offerta da iman wahabiti, pagati dall’Arabia Saudita, o salafiti -, sublimata dall’idea che un altro mondo (rispetto al consumo occidentale che ti promette tutto e rischia di non lasciarti niente) è possibile: nelle terre del Daesh. Terre nelle quali ogni kamikaze compie il suo viaggio iniziatico, per prendere la strada senza ritorno del macellaio-martire. Continua la lettura di Quel che si sa, quel che non torna

Plana l’incertezza

Unioni civili, Renzi non si metterà di traverso, il succo è questo. Contata la piazza del family day, constatate le divisioni nella chiesa – che vengono in luce nella polemica del giorno dopo su chi possa attribuirsi “il merito” di aver riempito il circo massimo -, il presidente del consiglio e segretario del partito di maggioranza ha deciso di non decidere. Per chi vuole la legge compromesso e pensa che sia sempre meglio che nessuna legge, è una buona notizia. Vediamo. Stampa ricorda l’incognita “dei voti in Parlamento”, Corriere assicura “niente stralci sulle adozioni” e Repubblica vede “un patto Pd-M5S sulla legge”. Il verbo del premier affidato alla retroscenista del Corriere: “La politica deve assumersi la responsabilità di decidere”. La politica, non Matteo Renzi. Dunque decida la politica, decida il Parlamento, con il rischio – avverte la Meli – che il voto segreto consenta “ai grillini e alla minoranza interna di dare un colpo a Renzi, bocciando le «stepchild adoption» senza metterci la faccia”. Risponde su Repubblica Giovanna Casadio: “I grillini considerano la legge Cirinnà irrinunciabile e sono pronti a votarla anche se dovesse subire modifiche significative”. Dunque, patto Pd-M5S. Continua la lettura di Plana l’incertezza

Dixit! A Bruno Vespa

Niente di nuovo sotto il sole. Come Massimo D’Alema, anche Matteo Renzi ama sedersi nel salotto di Porta a Porta, come Silvio Berlusconi anche Renzi comunica le scelte di governo prima a Vespa e poi al Parlamento. Tranquillo Vespa, “chi ha truffato pagherà” ha detto il premier. E poche ore dopo Repubblica titola: “Bankitalia e Consob, il governo prepara la nuova vigilanza”. “Non abbiamo fatto favoritismi”, ha proseguito il premier a Porta a Porta. Al contrario “abbiamo mandato a casa l’intero CdA in cui c’era il padre di Boschi; il CdA è stato sanzionato e il padre ha pagato una sanzione. La legge è uguale per tutti”. Per la verità notano le opposizioni come la sanzione sia stata comminata da Banca Italia e il governo sia semmai intervenuto a rimorchio. Ma non basta. Continua la lettura di Dixit! A Bruno Vespa

Tra guerre e banche

La svolta USA: siamo in guerra, titola Repubblica. Eh già, gli Stati Uniti non possono permettere che Russia e Iran vincano da soli la guerra contro il Daesh. Non è più tempo di tergiversare. Dunque, elicotteri apache, istruttori a stelle e strisce con gli scarponi sul terreno, l’armata sunnita che Riyād sta approntando, truppe turche.

Isis, Putin evoca la bomba atomica, titola la Stampa. Lo zar è impazzito? L’atomica contro qualche decina di migliaia di terroristi mescolati a popolazioni inermi? No, Putin ricorda alla Turchia (e dunque la Nato) che la Russia è una potenza nucleare. E chiarisce che non tollererà concorrenza sleale. Facciano pure, Turchia e Nato, la loro guerra al Daesh (che sono in ritardo) ma non provino a fermare i russi né i loro alleati, iraniani o siriani. Continua la lettura di Tra guerre e banche