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Quando 2 sconfitte sono meglio che una

Trump, stop agli immigrati

Il governo ce li ha i retrorazzi?

Il governo ce li ha i retrorazzi? Se lo chiede Altan. Giannelli invece disegna il premier-segretario come un bullo super palestrato “con l’appoggio di Obama Renzi è più forte” e gli mette accanto un piccolo Padoan che chiede a Junker “Se la manovra è sbagliata glielo dica lei, se ha coraggio!”. Il fatto è che il nostro benamato, dopo aver sfidato la procedura di infrazione l’altro ieri – “la aspettiamo, ma per chi non accoglie i migranti” – ieri ha schierato per il Sì al referendum i parlamentari europei raccontandogli che “è l’Europa che preoccupa il mondo, non i nostri conti”. Qualcuno dei suoi eurodeputati , forse preso dall’entusiasmo, ha spifferato ai giornalisti che Renzi avrebbe aggiunto “Preoccupa più della Siria”, costringendo Palazzo Chigi a una precipitosa (quanto generica) smentita. Dopo tale performance, Corriere e Repubblica devono aver deciso di cambiare il titolo di testa che nella prima edizione -facendo fede alla rassegne stampa notturne – avevano dedicato alla bocciatura del ricorso sul quesito referendario. Il Corriere in edicola titola: “Alla UE la manovra non basta”. E Repubblica: “È gelo tra Renzi e UE. Manovra, il testo in ritardo alle Camere”. Un modo per prendere le distanze dalle bravate del premier e di segnalare che le cose non sono semplici. Continua la lettura di Il governo ce li ha i retrorazzi?

Manovre d’agosto

Via libera al referendum. Repubblica anticipa la decisione della Cassazione che arriverà lunedì. Da allora il governo avrà 60 giorni per deliberare la data del voto. E dopo un minimo di 50 e un massimo di 70 giorni da quella delibera, si voterà. Dunque? In teoria si può votare a ottobre o molto più in là, a dicembre. Dipende dal governo, che sembra orientato – dice Repubblica – a fissare la data tra il 13 e il 20 novembre. L’idea – di Padoan certo, non so se anche di Renzi – sarebbe di portarsi avanti con i lavori parlamentari sulla finanziaria – ora si chiama legge di stabilità – in modo che un voto popolare contro il governo non ne blocchi l’approvazione, mettendo a rischio i conti dello stato. Vedremo, per ora sono congetture.

Chiara la posizione della minoranza Pd: è per il se senza sì e senza ma. Questo testo (magnifico) è di Ellekappa la signora dei nostri vignettisti. Gotor sente “un buon profumo di Ulivo” nel documento per il No di Tocci. Chissà perché, allora, non ha votato No al testo della riforma Boschi (come me e Tocci) o perché non dice almeno ora che voterà No al referendum. Continua la lettura di Manovre d’agosto

Il nostro problema è Hillary

Ci vorrebbe un Trump italiano. Meglio un Erdogan de noantri. Altan coglie ancora nel segno: la scia di morti, provocata dal terrorismo islamico o dall’americanizzazione della violenza, mette a nudo la gracilità del nostro mondo e suggerisce che un equilibrio si stia rompendo. Il ceto medio diventa pessimista, in ragione dell’insicurezza, della debole crescita e della stagnazione. Cresce la contestazione di chi sta in alto, della “casta”, dell’1% che decide mentre il 99% subisce. Le conquiste civili, i diritti, le libertà cominciano ad apparire un lusso. Aumenta la domanda di protezione e la disponibilità a pagare un prezzo per ottenerla.
Ultime dalla Germania. Ieri sera un profugo siriano si è fatto esplodere a 60 chilometri da Norimberga durante un concerto all’aperto, ma per fortuna prima che superasse i controlli. È morto e ha ferito 12 persone, 3 in gravi condizioni. Il ministro dell’interno della Baviera ha subito parlato di “terrorismo islamico” e forse si prepara a contestare il governo centrale che a quel siriano avrebbe negato l’asilo ma senza accompagnarlo ai confini. Continua la lettura di Il nostro problema è Hillary

Testa o croce? Purchè si voti

Una bufala il referendum, Repubblica. “Attacco di Renzi”, Corriere. Non ha resistito, tutti i suoi interpreti, collaboratori e retroscenisti avevano inteso che il premier volesse fare un (temporaneo) passo indietro: profilo istituzionale, bonus per tutti (o quasi), de-personalizzazione del referendum sulle riforme istituzionali, dialogo con Prodi (sulla Libia). Invece è tornato alla carica: sospinto da Napolitano, ha invitato gli italiani a non andare a votare domenica nel referendum sulla reiterazione (automatica) delle concessioni estrattive entro le 12 miglia dalla costa. Insomma sulle trivelle. Perché lo ha fatto? Non posso che ripetermi, anche se so che qualcuno di voi mi impalerà (come faceva coi nemici Vlad III voivoda di Lavacchia, Dracula). Perché quest’uomo non è stabile. Anche se comprende che sarebbe meglio cambiare argomenti e stile di governo, se poi vede la possibilità di passare in forza, di spianare qualche avversario e di uscirne (momentaneamente) trionfante, non resiste. Un ragazzo che sta perdendo la partita e va via con la palla: è mia. Un uomo politico che, dopo aver ascoltato gente per bene del suo partito (come il senatore Tocci) ammette a Porta a Porta che la riforma della scuola va in parte ripensata, ma il giorno dopo vede la possibilità di strappare il provvedimento alla commissione cultura, di passare in forza in aula, di umiliare senato e minoranza e questo fa. Un premier che ieri forse temeva di finire come Craxi, quando nel 91 pronunciò il suo “tutti al mare” e gli italiani invece andarono a votare, ma oggi decide di trasformare l’astensione – se ci sarà, anche grazie al difetto di informazione – in una vittoria nella prospettiva del referendum d’ottobre. E lo fa. Continua la lettura di Testa o croce? Purchè si voti

Il potere non puzza

“I soldi a Panama mi servono a pagare le mazzette per saltare la coda alla A.S.L”. Altan prova a tenere insieme due mondi. Il primo, che ha potere, molti soldi e banalizza il crimine; il secondo che con il crimine al dettaglio convive per necessità. Fotografia migliore del capitalismo d’oggi non potrebbe darsi. Da una parte, il premier britannico Cameron ammette di aver avuto denari nei conti del padre a Panama, sappiamo che l’imprenditrice e ministra Guidi si sentiva trattata come “una sguattera del Guatemala” dal padre di suo figlio che voleva presentati gli amministratori delegati di Shell e Total, veniamo informati dalla televisione di stato che Totò Riina, u curtu, assassino all’ingrosso di guidici, politici e giornalisti, è anche lui un padre affettuoso. Dall’altra parte, Mario Draghi conferma che i nostri figli sono colti e vivaci ma continueranno a vivere di lavori precari o in nero, che rischiamo di “saltare una generazione”, mentre Cantone ci aveva avvertiti che curarsi non è più un diritto, ma un favore da chiedere e per il quale pagare il pizzo. Continua la lettura di Il potere non puzza

Offresi coscienza in affitto

Offresi coscienza in affitto. Coscienza, capite, non utero! Altan colpisce per la sua magistrale capacità di connettere, di far convergere rette che sembravano parallele, svelando che l’universo della politica è curvo e non piano. Ieri il presidente del Senato, Grasso, ha imposto che il voto per non procedere all’esame degli articoli della legge Cirinnà fosse palese, non segreto. Lo ha deciso – ha spiegato – perché la legge parla di “unioni civili”, “formazione sociale specifica” e dunque si muove pienamente nell’ambito dell’articolo 2 della Costituzione, “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” e non investe l’articolo 29, “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Le pregiudiziali sono così state respinte da una maggioranza molto ampia: 195 contro 101. Sembrava fatta per le unioni civili, ma subito dopo si è riunita la conferenza dei capi gruppo, su richiesta di Zanda, e ha deciso di diluire nel tempo l’esame del ddl Cirinnà: primo appuntamento martedì 16, poi una sospensione per parlare del consiglio europeo, poi forse un’altra pausa per ratificare un decreto legge che scade il 28 febbraio; insomma, per quel che capisco, l’approvazione in prima lettura slitta a marzo. Continua la lettura di Offresi coscienza in affitto

Quella voce ormai stridula

É ora di fare la voce stridula con l’Europa. Altan ha capito tutto e con solita eleganza restituisce la difficoltà che plana sulla politica di Matteo Renzi. Scrive il Corriere: “Un fronte anti Italia sulla flessibilità: la UE ha già dato”. La notizia è che anche Moscovici, il francese socialista, ora dice a Renzi di non esagerare. Così Juncker verrà un Italia – lo spiega il Fatto – non come un presidente quasi sfiduciato a sostenere esami di riparazione, verrà per stanare il turboline di Rignano, per fargli dire finalmente cosa davvero voglia. D’altronde – racconta la Stampa – già a Berlino Angela Merkel gli aveva chiesto: “ma siamo ancora amici?”. Direi che un metodo di lotta politica – quello di Renzi – sta mostrando la corda alla prova dell’Europa. Il nostro si è ben guardato dal mettere in campo idee diverse e discuterle con tenacia e franchezza – come aveva provato a fare Tsipras – anzi si era mostrato allievo zelante della Merkel, sposandone la filosofia neo liberista e conservatrice, ma per poi pretendere un “aiutino” speciale, un bonus nei voti all’Italia in cambio di tanto zelo. Non funziona, così Renzi rischia di isolarsi, è costretto a fare “la voce stridula”, la sua furbizia è stata svelata e ora gli torna in faccia. “Basta flessibilità all’Italia. Nuovo schiaffo al governo”, la Stampa. Continua la lettura di Quella voce ormai stridula