Il governo ce li ha i retrorazzi?

Il governo ce li ha i retrorazzi? Se lo chiede Altan. Giannelli invece disegna il premier-segretario come un bullo super palestrato “con l’appoggio di Obama Renzi è più forte” e gli mette accanto un piccolo Padoan che chiede a Junker “Se la manovra è sbagliata glielo dica lei, se ha coraggio!”. Il fatto è che il nostro benamato, dopo aver sfidato la procedura di infrazione l’altro ieri – “la aspettiamo, ma per chi non accoglie i migranti” – ieri ha schierato per il Sì al referendum i parlamentari europei raccontandogli che “è l’Europa che preoccupa il mondo, non i nostri conti”. Qualcuno dei suoi eurodeputati , forse preso dall’entusiasmo, ha spifferato ai giornalisti che Renzi avrebbe aggiunto “Preoccupa più della Siria”, costringendo Palazzo Chigi a una precipitosa (quanto generica) smentita. Dopo tale performance, Corriere e Repubblica devono aver deciso di cambiare il titolo di testa che nella prima edizione -facendo fede alla rassegne stampa notturne – avevano dedicato alla bocciatura del ricorso sul quesito referendario. Il Corriere in edicola titola: “Alla UE la manovra non basta”. E Repubblica: “È gelo tra Renzi e UE. Manovra, il testo in ritardo alle Camere”. Un modo per prendere le distanze dalle bravate del premier e di segnalare che le cose non sono semplici.

“Trumptruppen”, titola il manifesto. “Lo strappo di Trump”, la Stampa.“ Trump ha già perso?” si chiede Federico Rampini per Repubblica. L’ultimo scivolone di Donald – “non so se riconoscerei il verdetto del voto” gli è scappato nel faccia a faccia con Hillary, per poi correggersi “anzi sì lo riconoscerò, perché sarò io a vincere” – ha dato alla stampa americana l’impressione di un candidato ormai fuori controllo che i sondaggi danno probabile perdente. Obama lo attacca ogni giorno, “non è in grado di governare” e la Clinton gioca di sponda. “Lo prende in giro, lo schernisce”, prova a trasformarsi in tormentor, in carnefice, scrive New York Times. Certo con un sistema come quello americano conta il risultato, ma questa campagna elettorale non è proprio un bel vedere. “Riuscirà la vecchia guardia a battere Trump e Le Pen?” Lucio Caracciolo riassume in questa domanda lo stato dell’arte. La “vecchia guardia” è Hillary Clinton, che ha frequentato per 30 anni il potere e ne ha condiviso ogni errore. Come vecchia guardia è anche Alain Juppé, primo ministro di Chirac, battuto nel lontano 1995 dall’astro nascente Lionel Jospin, ma che oggi è il candidato con più chance di battere Marine Le Pen, se riuscisse a eliminare Sarkozy nelle primarie della destra. Quanto alla Clinton, incrociamo le dita: Trump è indigeribile, lei ha promesso di attuare (in parte) il programma di Bernie Sanders, ma preoccupa la sua politica estera, il rischio concreto che, per nascondere il fallimento americano, riesumi la dottrina Truman e la paranoia anti russa.

Né Clinton né Juppé possono essere la soluzione. “La liberazione dal populismo – scrive infatti Lucio Caracciolo – presuppone il riconoscimento che (esso populismo) è figlio dell’elitismo. Dell’illusione tecnocratica coltivata dalle oligarchie che stentano a convivere con la democrazia”. Mi pare una risposta garbata, e fondata, alle tesi di Eugenio Scalfari. Resta che la vecchia guardia, ammesso che vinca oggi, perderà domani. E allora? Credo – lo sapete – che la strada intrapresa da Renzi, il quale fa il populista (e talvolta persino il bullo anti casta) ma sempre nel nome delle élites e dei mercati, sia una variabile poco seria, destinata a sprofondare presto nel discredito. Vedete quello che già succede alla Camera con la proposta dei 5 stelle di dimezzare l’indennità ai parlamentari, proposta che mette in imbarazzo Renzi e il Pd. “61 milioni a 57: si taglia la Casta, si salva la Carta”, giubila il Fatto Quotidiano. A me non sembra tremendo che un parlamentare prenda un soldo di 60mila euro netti l’anno (mentre trovo scandaloso il sistema dei rimborsi spese esentasse per “le spese del mandato”, o il fiume di soldi che finisce ai partiti consentendogli di manovrare le camere come un burattinaio i suoi Pinocchio). Tuttavia, davanti alla propaganda di Renzi che afferma di voler trasformare il Senato in dopo lavoro per risparmiare le indennità, sì, voterei la proposta dei 5 Stelle, se arrivasse in Senato prima del 4 dicembre. Il populismo al governo è peggiore di quello d’opposizione. Così come a forza di fare il bullo nelle conferenze stampa prima e dopo i vertici europei Renzi finirà con il favorire il Salvini di turno. Non a torto l’originale viene spesso preferito a chi gli fa il verso. Io credo, invece, nel coraggio della verità.

Perché sono le balle che avvelenano la democrazia. Come quella che scomparirà Equitalia: è un’azienda privata, non si potrà accorparla all’agenzia delle entrate, dunque nascerà una nuova “partecipata”, in cui verranno riciclati politici senza poltrona e che tornerà a chiedere interessi usurai ai poveri diavoli che stentano a pagare multe e tasse; mentre i grandi evasori se la ridono. Come è una balla che il Jobs Act abbia “dato più diritti a chi non ne aveva”: ha solo reso più facili i licenziamenti e permesso alle imprese di pagare sempre più dipendenti con i voucher. Ed è una balla che la deforma costituzionale renderebbe il paese più stabile agli occhi dei mercati e dell’Europa, favorendo la ripresa. Le balle come i nodi dei capelli, presto o tardi vengono al pettine. Scrive oggi Massimo Franco: “C’è una contraddizione in un governo italiano che chiede il Sì agli elettori per avere le carte in regola con l’Europa; e lo scontro di Renzi con le istituzioni continentali evocate per legittimare le riforme. La vittoria referendaria dovrebbe certificare la serietà delle misure prese. Eppure l’Ue fa già sapere che la manovra preparata da Renzi e dal Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non basterà a superare il deficit «strutturale» alla base dell’enorme debito pubblico italiano. Anzi, rischia di peggiorarlo. La freddezza della Commissione è quasi ostentata. Quando si è parlato di un colloquio tra Renzi e Juncker, la portavoce Mina Andreeva si è limitata a rispondere che non le risultavano incontri bilaterali. «Sono sicura, però, che se c’è necessità di parlarsi a margine ci sarà modo di farlo”. Meglio una finanziaria con meno regali, uno sforzo serio per ridurre gli sprechi nella spesa pubblica, una riforma del fisco che riduca l’enorme elusione e preveda pene severe per gli evasori, meglio costruire le alleanze per aprire una battaglia leale in Europa contro le politica di austerità, che tutto questo girare come una trottola, sfidare, insultare, poi inchinarsi al potere, promettere e ricattare.

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