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Costituenti e pasticcioni

I dubbi europei sull’Italia, Corriere. “Manovra, buco da 5 miliardi”, Stampa. La Ue: flessibilità per l’Italia”, Repubblica. Chi ha ragione? Tutti. Giannelli disegna Renzi e Juncker impegnati in un braccio di ferro: “Ma quando la pianti?”, chiede il Presidente della Commissione. “Dopo il 4 dicembre” risponde il primo ministro. La Commissione ha criticato la Germania perché non reinveste il suo enorme surplus finanziario, ha concesso “flessibilità” all’Italia per via del terremoto e dell’accoglienza degli immigrati, ma ha sostenuto che stiamo “sforando” l’obiettivo del pareggio di bilancio, appunto per 5 miliardi. La procedura di infrazione arriverà ma solo dopo il referendum del 4 dicembre. Per non disturbare. Per il Corriere Federico Fubini spiega bene perché siano fondate le preoccupazioni di Bruxelles. “Negli ultimi cinque anni non si vede quasi alcun progresso nella capacità delle imprese di competere sui mercati esteri..in questi cinque anni l’Italia ha perso un decimo delle sue quote dell’export mondiale, di cui quasi metà all’interno dell’Europa stessa…. l’Italia non sta risanando; al contrario, ha usato i risparmi negli interessi sul debito, permessi in questi anni dalla Banca centrale europea, per finanziare spese che non aumentano un potenziale di crescita del Paese già molto basso. Se il Paese dovesse tornare in recessione o se il costo del debito dovesse tornare a salire, gli equilibri di finanza pubblica sono destinati a non tenere”. Continua la lettura di Costituenti e pasticcioni

Che il terremoto non sia alibi

Terremoto la grande emergenza. Il titolo di Repubblica lo capisco ma non mi piace. Perché la parola emergenza evoca la necessità di una risposta eccezionale, davanti a un accadimento imprevisto. Purtroppo un terremoto in Italia è sempre da mettere nel conto. E la risposta “eccezionale” da anni la vediamo spesso solo in televisione. È un fatto che le chiese di Norcia non siano state puntellate dopo il sisma di agosto, per essere sbriciolate a ottobre.

Gli sfollati resistono: la casa è qui, scrive il Corriere. Sono matti costoro che preferiscono il gelo e la desolazione, che non si vogliono trasferire “dalle macerie al mare”? Forse pensano che “qui”, dove la loro vita si è sbriciolata, per qualche mese resteranno le televisioni, i giornalisti e i riflettori. E sotto i riflettori qualcuno forse gli risponderà. Ricoverati al mare diventerebbero assistiti. Un costo da pagare ma che si può dimenticare. Continua la lettura di Che il terremoto non sia alibi

Il governo ce li ha i retrorazzi?

Il governo ce li ha i retrorazzi? Se lo chiede Altan. Giannelli invece disegna il premier-segretario come un bullo super palestrato “con l’appoggio di Obama Renzi è più forte” e gli mette accanto un piccolo Padoan che chiede a Junker “Se la manovra è sbagliata glielo dica lei, se ha coraggio!”. Il fatto è che il nostro benamato, dopo aver sfidato la procedura di infrazione l’altro ieri – “la aspettiamo, ma per chi non accoglie i migranti” – ieri ha schierato per il Sì al referendum i parlamentari europei raccontandogli che “è l’Europa che preoccupa il mondo, non i nostri conti”. Qualcuno dei suoi eurodeputati , forse preso dall’entusiasmo, ha spifferato ai giornalisti che Renzi avrebbe aggiunto “Preoccupa più della Siria”, costringendo Palazzo Chigi a una precipitosa (quanto generica) smentita. Dopo tale performance, Corriere e Repubblica devono aver deciso di cambiare il titolo di testa che nella prima edizione -facendo fede alla rassegne stampa notturne – avevano dedicato alla bocciatura del ricorso sul quesito referendario. Il Corriere in edicola titola: “Alla UE la manovra non basta”. E Repubblica: “È gelo tra Renzi e UE. Manovra, il testo in ritardo alle Camere”. Un modo per prendere le distanze dalle bravate del premier e di segnalare che le cose non sono semplici. Continua la lettura di Il governo ce li ha i retrorazzi?

Ilaria e Miran, una storia italiana

Renzi rilancia la sfida dell’Europa, scrive la Stampa. “Dopo la festa di Obama il premier attacca su bilancio e migranti: sanzioni per chi non li accoglie”. Era ora! Non è così? Eppure c’era qualcosa di inquietante nella faccia del nostro premier mentre, da Washington, lanciava tali messaggi: la mascella indurita, gli occhi volutamente spenti, come a dire “sono grullo – così ama definirsi – e me ne vanto”. Il giro di parole detto con cura affettata: “noi aspettiamo la procedura d’infrazione…”. Oh bella! Sa che gli bocceranno la finanziaria? O “l’aspettiamo contro gli altri, che non accolgono i migranti”. Si aveva sensazione di un uomo che sta giocando a “la va o la spacca”. All in, si dice nel poker. Non a caso né Corriere né Repubblica citano Renzi nei loro titoli di prima pagina. Preferiscono depurare il fatto – ieri l’abbraccio con Obama, oggi il match con Juncker – dalle sue parole. Il Corriere apre con le conseguenze dell’incontro americano “Patto con Tripoli, gli aiuti italiani”. Repubblica guarda allo scenario europeo con gli occhi di Moscovici e Padoan: “Braccio di ferro tra Ue e Italia sulla manovra”: Bruxelles critica “sanatorie e una tantum”, Roma risponde “accettiamo suggerimenti ma non si cambia su migranti e sisma”. Ho la sensazione che Renzi si stia preparando, psicologicamente, a rompere gli indugi, a formalizzare con un colpo di mano la sua personale presa del potere. I grandi giornali non lo denunciano, ma non lo seguono. Continua la lettura di Ilaria e Miran, una storia italiana

Clinton spoglia Trump

Lo sbruffone preso all’amo. Non se la stava cavando troppo male, Donald Trump, nel primo faccia a faccia con Hillary Clinton. Aveva denunciato i guasti dei trattati internazionali sul libero commercio, dipinto a tinte fosche l’eredità economica di Obama (con Ford pronto a delocalizzare molte fabbriche), constatato che il terrorismo islamico è sempre lì a minacciare l’America. Stava facendo il suo. Ma se uno è sbruffone, se si racconta di essere vincente, sempre, negli affari come con le donne, prima o poi – contateci – la sua boria lo perderà. Così Trump ha sbagliato di grosso a suggerire che Hillary, dopotutto, fosse una secchiona. Lei gli ha risposto: “Mi critichi perché ho preparato a lungo questo confronto? Sai per cosa altro mi sono preparata? Per fare il presidente!”. Peggio quando Donald ha provato a mettere in dubbio la “resistenza” della donna, certo non giovane e forse non in perfetta salute. “Dopo che sarà andato in 112 paesi a negoziare un accordo di pace – ha ribattuto lei parlando agli spettatori – dopo che avrà trascorso 11 ore davanti a una commissione del Congresso, allora potrà parlare con me di resistenza”. Poi, a freddo, lo ha crocifisso alla sua misoginia: Trump ha detto che “la gravidanza è un inconveniente per il datore di lavoro”, mostra di avere un debole per i concorsi di bellezza ma poi chiama una di quelle donne miss “Piggy” e un’altra “signorina delle pulizie, perché latina”. Poi sorridendo e guardandolo negli occhi: “Donald, ha un nome”. Il pesce abbocca e le getta lì “dove sei andata a trovarla?” “Si chiama Alicia Machado – risponde lei con calma- ed è diventata cittadina degli Stati Uniti”. Come un pugile suonato, si aggrappa alla rete: “Oh, really?” “E ci puoi scommettere – lo affonda Hillary – si appresta a votare nel prossimo novembre”. Continua la lettura di Clinton spoglia Trump

Il No e Mattarella

Tra UE e Renzi duello infinito: volete troppo. Repubblica esprime i suoi dubbi sul duello che il premier sembra voler ingaggiare con l’Europa. Dà spazio alla risposta di Juncker: avete ottenuto “già 19 miliardi di flessibilità”. Fa i conti e scopre che “ora la manovra dovrà salire di altri 5 miliardi per non toccare l’Iva”. Anche il Corriere, con un editoriale in apertura boccia la politica europea del premier. Il vice direttore Antonio Polito ricorda alcune frasi del premier: quella secondo cui “l’uscita del Regno Unito avrebbe reso più forte l’Europa che restava, e maggiore il ruolo dell’Italia”, l’altra che prefigurava “un nuovo direttorio a tre, con Roma alla pari con Berlino e Parigi”, o infine “la convinzione, espressa prima di Bratislava, che Hollande fosse completamente acquisito alla causa della lotta contro l’austerità”.

“All’origine di questi abbagli – scrive Polito – non c’è solo la fretta di dare buone notizie agli italiani, di mostrare loro che gareggiamo in una categoria di peso superiore al passato. C’è una analisi errata della condizione dell’Italia, che forse indebolisce l’azione riformatrice del governo anche dentro i confini nazionali. In una parola: il nostro Paese è in crisi oppure no? Continua la lettura di Il No e Mattarella

Tra Europa e Cirinnà

M5S: votiamo solo la Cirinnà, Repubblica. “Unioni civili: le condizioni di M5S”, Corriere. I due titoli indicano che c’è una maggioranza, persino ampia, in Senato per riconoscere qualche diritto alle coppie omosessuali. Persino il diritto per il partner di adottare il figlio biologico del convivente. Certo il Giornale titola “Possibili danni sui figli” (per le “adozioni gay”), riprendendo una dichiarazione di tal Giovanni Corsello, presidente dell’associazione di pediatria. Anche Repubblica ne dà conto, ma contrapponendogli dichiarazioni di senso opposto che verrebbero degli “psichiatri”. Mi pare una polemica già stanca. Cosa propone infatti “il pediatra”? Che il figlio venga tolto al genitore dacché egli convive con persona del suo stesso sesso? E a chi affidarlo poi il bambino, a un istituto religioso? La possibilità di adottare il figlio del partner serve semmai a riconoscere una situazione di fatto, a non far sentire quel figlio un paria. Chi sono i tuoi genitori? Gli chiedono a scuola. “Ne ho uno – risponde – poi c’è a casa un suo amico (o una sua amica)”. Continua la lettura di Tra Europa e Cirinnà