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Evviva, torna l’inciucio

Macron stravince ma (per ora) non convince

Siamo alle solite, nel caffè di oggi c’è un refuso. A un certo punto ho chiamato Mantovani l’ottimo Tomaso Montanari. Me ne scuso, ma non avevo tempo per rifare la registrazione. Ho lanciato il caffè odierno con due tweet diversi: “Macron stravince ma (per ora) non convince” e “La sinistra e l’atteggiamento del parassita”. Perché in realtà due erano i temi trattati. Buon caffè.

Merkel o Petry, Boschi o D’Alema?

Abbottonatissima, Virginia Raggi schiva le domande del Corriere. Minimizza ma non nega i contrasti tra i 5 Stelle – e come potrebbe? – né esclude che siano stati commessi errori. Non insulta i collaboratori che aveva scelto e che l’hanno abbandonata, ma fa intendere di sentirsi sollevata ora che non li ha più intorno. Si vanta della sintonia con Grillo ma non svela cosa Beppe gli abbia scritto nel messaggio di sostegno. Quanto a Roma e ai suoi problemi, si limita a vantare l’intervento estivo per superare “il caos – l’emergenza – rifiuti”. Se fossimo negli Stati Uniti, si direbbe che Virginia cerchi di minimizzare il danno, senza mostrarsi scossa né annunciare svolte. Intanto su Repubblica Ilvo Diamanti scrive che per i 5 Stelle la crisi romana potrebbe rivelarsi salvifica se “costringerà il M5S non solo a “normalizzarsi”, ma a “politicizzarsi”. A diventare – e ad accettare di essere – una forza politica, e non solo antipolitica. Una possibile alternativa di governo”. Diamanti prevede che “M5S dovrà strutturarsi, formare gruppi dirigenti, stabilire contatti e collegamenti con la società, con i circoli e gli ambienti intellettuali e “specialisti”. Così facendo, cioè strutturando in modo non effimero un terzo polo, Partito non più Movimento, i 5 Stelle potranno “evitare il ritorno alla storica anomalia. Continua la lettura di Merkel o Petry, Boschi o D’Alema?

Lode alla Merkel

“Sui profughi non cambio idea”, Corriere. “Guerra all’Isis, ma non chiudo le porte”, Repubblica. Angela Merkel ha detto quello che una statista non poteva non dire. Di questi tempi è cosa rara, e i due principali quotidiani le danno l’apertura. Ora, se l’Europa a guida tedesca volesse essere qualcosa di più di un mercato e di un’unione monetaria che drena denaro verso il centro e mette nei guai le periferie, Merkel dovrebbe rivedere l’accordo con Erdogan, fin quando Erdogan non cambi la sua politica di dura repressione e di violazione dei diritti e delle libertà, e dovrebbe dare un senso a questa frase troppo spesso ripetuta “guerra all’Isis”. Combattere l’Isis significa smettere ogni indulgenza nei confronti dell’Arabia Saudita (la cui dottrina ideologico-politica è troppo simile a quella di Al Baghdadi e di Al Zawahiri), trovare un’intesa, un accordo parziale, con Iran e Russia, difendere i curdi, non appoggiare, né dal punto di vista politico né commerciale, alcun governo che violi i principi della carta dell’Onu. Vedi l’Egitto. Infine costruire corridoi umanitari, non per accogliere “tutti” i richiedenti asilo, ma per impedire che costoro diventino schiavi di mercanti e terroristi. Continua la lettura di Lode alla Merkel

Sulla spalla di Hillary

Attacco alla Germania, Kamikaze in nome dell’Isis, La Germania ha paura. Eccovi, a raffica, i titoli dei tre quotidiani più letti. Paura che ha trovato ieri un motivo in più: il siriano, con pulsioni suicide cui era stata respinta la richiesta d’asilo, era entrato a far parte dell’esercito del nemico, dello “Stato Islamico”, dell’anti mondializzazione radicale, che vuole distruggere ogni forma di civiltà, spegnere la musica, cancellare il sorriso dal volto dei bambini. Che restino solo obbedienza a dio e al califfo, paura, vendetta su chi ancora ama qualcuno. La paura si mescola con la politica: è Angela Merkel che li ha lasciati entrare in Germania, quanti di quei profughi erano (e sono) potenziali terroristi, perché se gli si nega l’asilo non li si caccia subito? Sia detto: l’aver ritrovato il nemico – il terrorismo islamico – è persino consolante, ci mette da una parte della trincea, consente di accusare i nostri generali presunti felloni. La strage di Monaco ad opera di un diciottenne forse vittima di bullismo, aiutato e forse ispirato da un sedicenne,non sembrava invece avere un senso, lasciava l’angoscia nell’aria, non riusciva a trasformarla in rabbia, in dissenso e protesta. Daesh c’è per questo. Tra Siria e Iraq, vende petrolio, riscuote il pizzo, traffica in opere d’arte, consuma viagra e psicofarmaci per trasformare amputazioni, sangue e stupri nelle immagini di un videogioco. Oltre il recinto, catalizza la paura. Da quella paura succhia forza e nuove vite. Continua la lettura di Sulla spalla di Hillary