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Perchè l’opinione pubblica è in crisi

Leggendo i giornali stamani, ho capito di dover dire una cosa che penso da qualche tempo, ma che non ho mai scritto, in questa forma, (temo) per evitare le fastidiosissime polemiche che ne sarebbero derivate. È in crisi l’opinione pubblica, il concetto stesso di pubblica opinione. E la colpa non è della casta “che fa schifo”, dei giornali che “mentono”, delle riforme costituzionali “che non si riesce a fare”, dei “poteri oscuri che tutto controllano”, o delle leggi elettorali che non permettono di sapere, la sera, chi abbia vinto. Continua la lettura di Perchè l’opinione pubblica è in crisi

Matteo è tornato Renzi

La colpa è sempre di altri, di quelli di prima. “Da tre anni – dice Renzi a Repubblica – conviviamo con il rischio di manovre correttive, ma posso dire con certezza che non ce ne sarà una per il 2016. Purtroppo ci troviamo a fronteggiare questo meccanismo atroce delle clausole di salvaguardia perché i governi Letta e Monti hanno disseminato di trappole le vecchie finanziarie, ma seguiremo la linea già tenuta fin qui scongiurando un salasso da 15 miliardi, dunque l’Iva non aumenterà. E le tasse continueranno a scendere, perché andremo avanti sul taglio dell’Ires”. Elettore, stai sereno: gli ufficiali esattori erano Monti e Letta, con Renzi e fino al referendum, niente manovra correttiva. Nel 2017, chissà.

“Dal 2015 abbiamo cambiato verso e invertito la rotta. Il segno del pil è tornato positivo, il Jobs Act ha portato 599mila posti di lavoro in più e la massa dei crediti deteriorati finalmente cala. Ecco perché insisto su investimenti, crescita e flessibilità contro la cultura dell’austerity”. Veramente i dati non dicono questo: la crescita dello zero virgola, la più bassa tra i paesi del G8, segnala che la malattia dell’Italia permane, che l’occupazione non è cresciuta in modo apprezzabile, e dove è cresciuta, ha offerto lavori stagionali o pagati con i voucher. Nè si vedono i frutti della fine dell’austerità: basta chiedere a un giovane che cerca lavoro, a un artigiano che rischia di fallire, a un dipendente cui non rinnovano il contratto. Continua la lettura di Matteo è tornato Renzi

La testa sotto la sabbia

Atene. Tsipras ha rispettato il patto coi creditori. Ha fatto approvare dal Parlamento una riforma delle pensioni e una del fisco che forse superano delle distorsioni tutte greche, ma che pesano in modo insostenibile su quella società: è come se l’Italia avesse varato una manovra – cioè dei tagli – per 48 miliardi, scrive Federico Fubini sul Corriere. Ma l’Unione Europea, il Fondo Monetario e la BCE, loro, non stanno rispettando i patti imposti. Forse perché divisi, con il Fondo che chiede la ristrutturazione del debito greco prima di concedere altri prestiti e i tedeschi che di ristrutturazione non vogliono sentir parlare. Fatto è che l’euro gruppo rimanda Tsipras al 24 maggio. Incubo europeo, per il manifesto. Certo incubo greco! Continua la lettura di La testa sotto la sabbia

L’emendamento c’est moi

L’emendamento è mio. Matteo Renzi vuol mettere fine al logoramento del suo governo e a possibili conflitti interni, con la Boschi che sembra preoccupata che qualcuno non la voglia usare come capro espiatorio. Le opposizioni presenteranno mozioni di sfiducia ma la minoranza Pd non le voterà e così neppure NCD, né Ala, la pattuglia dei volenterosi mercenari guidati da Denis Verdini. Partita chiusa. Per far cadere il governo bisognerebbe convincere la pubblica opinione e una parte della maggioranza che il gioco di Renzi non vale la candela. Che favorire colossi del petrolio, concedere ai costruttori libertà di speculare, regalare incentivi a pioggia agli imprenditori, elogiare un manager che, come Marchionne, è scappato all’estero, non ci darà la ripresa che il governo promette, capace di dare lavoro ai giovani e al ceto medio la fiducia di spendere. Servirebbe una politica, una prospettiva, ma le destre rantolano, ai 5 Stelle non interessa che il governo cada ora, meglio aspettare il ballottaggio nel lontano 2018, Sinistra Italiana non è che una promessa: i giornali lo sanno. Continua la lettura di L’emendamento c’est moi