Folla

Perchè l’opinione pubblica è in crisi

Leggendo i giornali stamani, ho capito di dover dire una cosa che penso da qualche tempo, ma che non ho mai scritto, in questa forma, (temo) per evitare le fastidiosissime polemiche che ne sarebbero derivate. È in crisi l’opinione pubblica, il concetto stesso di pubblica opinione. E la colpa non è della casta “che fa schifo”, dei giornali che “mentono”, delle riforme costituzionali “che non si riesce a fare”, dei “poteri oscuri che tutto controllano”, o delle leggi elettorali che non permettono di sapere, la sera, chi abbia vinto.

No, non si manifesta più l’opinione prevalente – o quando si manifesta è assai volubile – perchè la mondializzazione ci ha messo davanti un ventaglio di possibilità così grande da confonderci le idee, così a portata di mano da lasciarci soli e indecisi. Perciò scegliamo saltellando, fissandoci sul particolare, per difendere un interesse immediato e nascondere a noi stessi i nostri difetti. Dietro un “benaltrismo” a misura dell’individuo, della sua piccola cerchia di amici, della palestra o di facebook.

Non c’è più acqua a Roma? Colpa dei romani! Ma rifletti, cretino! L’acqua è una risorsa che si rinnova, a Roma ce n’è sempre stata tanta e arrivava coi rubinetti ai piani alti già al tempo di Adriano. Se dovremo privare Roma della frescura e dei “nasoni” (dai quali i poveri bevono e si lavano) è perchè si è fatta una politica folle, dando acqua buona a volontà (e a prezzi stracciati) per questa o per quella serra agricola, perchè non ci si è curati della rete idrica, lasciandola deperire. Allora, dagli alla Raggi e pure al Pd! E perchè non ad Alemanno, o alle privatizzazioni imposte dal neo liberismo, alle campagne contro il pubblico e le tasse che hanno portato le aziende a distribuire sempre più dividendi, azioni e obbligazioni, ma a non investire mai?

Brucia lo zingaro (macchia mediterranea con le antichissime palme nane sul più bel mare di Sicilia). Piromani per gioco! In carcere. No, piromani per dispetto, per prendersi un pascolo. No ancora, piromani che cercano un impiego: prima bruciano, poi vengono assunti per spegnere. Forse si potrebbero pagare i forestali solo per prevenire. Meno incendi della media quest’anno in quella foresta? Più soldi per chi protegge. Sì, a cottimo! Meglio che i voucher.

Poi ci sono quelli che “solo io sono la vittima”. Conosco gente in Sicilia che quando s’è trattato di trovare “un posto” (di ricercatore o in un call center) s’è data da fare per ottenere una spintarella da una qualche lobby di destra. Quando poi rischia di perdere quel lavoro, si incazza e pretende protezione dalle lobby di sinistra, quelle che chiedono (a ragione) di stabilizzare i precari. Ok, un lavoro dignitoso dovrebbe essere un diritto, ma quel diritto lo hai tolto tu a qualcun altro, quando ti sei fatto imbucare.

“Sai, io voto Macron, perchè la Francia ha bisogno di un leader”. Che gliela faccia vedere alla Merkel e a mister Trump. Che liberi l’economia dai lacci, ma che non aiuti i soliti noti, anzi che dia un calcio ai partiti. Bene, bravo! Che anche la Francia della Grande Rivoluzione si trasformi in uno dei tanti paesi dell’Asia per i quali gli americani hanno inventato la definizione di “development state”: paesi gestiti in modo autoritario nell’interesse (presunto) di quel popolo e magari a danno dei popoli confinanti. Ma dura poco. Macron si struscia troppo a Trump, sceglie lui invece dei sindacati. Perde 10 punti di popolarità. Dagli a Macron!

Può succedere anche il contrario, ci si può orientare contro l’evidenza delle cose. Tanto da qualche parte trovi sempre un’altra verità. Così in America in soli 6 mesi Trump si è dimostrato una frana: niente muro col Messico, Obama Care ancora in vigore, menzogne e pastette col nemico russo. “Ma io lo sostengo, perchè la Cinton e Obama, mai!” Pure da noi. “Renzi ha fallito? Lo voto comunque, perchè non tornino gli altri” (col baffo di D’Alema, naturalmente). Per non parlare dei diritti: “Io? Devo poter girare il mondo. Ma i migranti, a casa loro”. Se sono omosessuale mi interesso solo dei diritti degli omosessuali. Ecologista? Niente inceneritori nel mio giardino. Ma le tasse no. Ma per investire in energie pulite, finanziare la ricerca, impedire il rogo dell’Amazzonia? Ah no, abbiamo già dato!

Per questo anche la polemica politica diventa comica, direi grottesca. Pisapia ha abbracciato la Boschi. E dunque? Io, il senatore a cui Maria Elena ha fatto dare – per interposto giornalista di Repubblica-Palermo – dello scroccone, l’ho sempre considerata una donna intelligente, che se studia (e credo che lei studi) impara. Purtroppo l’ha rovinata il familismo, quando – per difendere il padre – difese il sistema di potere di Banca Etruria. Prendendosela financo con Bankitalia. La qual cosa, per una dirigente in carriera del nuovo PdR è stata – diciamolo – una cagata pazzesca. Dunque Giuliano, abbracciala pure. E baciala e tu Gotor taci, che l’abbracciavi ieri. Ma poi Repubblica ci fa il titolo!

“Pisapia: Pd non è il nemico. Divisi si può solo perdere”. Monsieur de Lapalisse, direte. Allora rimettiamoci tutti “Insieme”. Che persino Giannelli dedica una vignetta a Salvini, che si porta in groppa Berlusconi, che si porta in groppa Meloni. Invidioso Pisapia commenta: Insieme. D’accordo, embrassons nous. Ma per stare insieme ci si deve trovare d’accordo su qualcosa. Dunque, vediamo.

Una legge elettorale proporzionale, ma che al secondo turno cambia pelle ed elegge un capo, il quale viene in dote un gruppo di 140 deputati nominati solo in forza del suo (assai relativo) successo. No, grazie no! Allora una riforma della Carta che sacrifichi le funzioni di garanzia per dare più poteri all’esecutivo. Nemmeno. Proviamo ancora. Badiamo al sodo, all’economia. Allora Jobs act, via art. 18, bonus e sgravi agli imprenditori senza guardargli in bocca, voucher.

Di grazia, su cosa siamo d’accordo per poter andare “Insieme” alle elezioni? Ah certo, sui diritti. Ma quelli – l’ho spiegato – sembrano messi sulla cassata, come i canditi, solo per fare figura. Poi, quando cambia l’aria, decidiamo che i migranti è meglio aiutarli “a casa loro”. Dio che stolto! Siamo d’accordo sull’Europa, altro che Salvini e Di Battista. Però, se non ricordo male, così com’è l’Europa non piace neppure a noi. Dovremmo, tapparci il naso, calati juncu chi passa a china, e intanto accettarla perchè tanto poi il “nostro” batterà i pugni sul tavolo. Kruscev una volta sbattè la scarpa sul tavolo dell’ONU. Non è che sia servito.

Io agogno l’Unità. Ma come Gramsci, che 93 anni fa chiamò così il giornale che sappiamo. Ma prima aveva difeso l’occupazione delle fabbriche e fondato (in seguito a una “scissione”) il Partito Comunista. Quasi un secolo dopo abbiamo un signore, più stimabile di alcuni suoi amici che gli devono molto e vorrebbero accoltellarlo, un signore secondo cui “aveva ragione chi aveva torto”. Parla al 40% dei perdenti del referendum del 4 dicembre. È un suo diritto e -credetemi – c’è un pezzo di società – se volete, un pezzo di pubblica opinione – che gli andrà dietro. Ma non può essere unità, tra noi e loro, senza passare da uno scontro.

Però c’è Massimo Giannini che ci ricorda la tentazione pulviscolare” della sinistra. Ho grande rispetto per i giornalisti che esprimono una opinione e che la difendono. Massimo lo ha fatto e ha perso il posto a Ballarò. Tuttavia la storia va maneggiata con cura. E non guasta studiare. Dalla stessa pagina Ainis spiega bene quel che ci è successo. Prima Repubblica: “la nostra delega finiva nelle tasche del partito”. Seconda Repubblica: “la fiducia è diventata un afflato individuale verso il leader”. Terza repubblica (quella di ora): “dalla fiducia alla sfiducia. abbiamo i partiti in gran dispetto, ma non ci innamoriamo più di nessun leader”.

Tuttavia c’è una possibilità e la indica lo stesso Ainis. Riappropriarci della politica. Diamo lo scettro alla “casalinga di Voghera”, democrazia diretta. Che non vuol dire “non diciamo niente aspettando che il popolo (pardon, la Rete!) decida”. No: diciamo, proponiamo, litighiamo alla ricerca dell’unità. Diciamo ai raccomandati in crisi che non sono sempre l’ombelico del mondo. Ai cultori dei propri diritti, che i diritti o sono per tutti o non sono. Diciamo che Trump una cosa l’ha fatta: 315 miliardi di plusvalore per i colossi di Wall Street (fonte Financial times). Litighiamo, spacchiamo il capello in 4 e poi uniamoci per cambiare il mondo. Si può, di deve. Solo così riemergerà un’opinione fondata e prevalente.

Ps. E senza appartenenze pelose. Qualcuno mi rimprovera di aver votato No al decreto Lorenzin sui vaccini insieme alla Taverna e a Scilipoti. Non me ne dispiaccio. Io sono a favore dei vaccini (e ho fatto vaccinare appena pochi mesi fa la mia figlia più piccola per il papilloma virus) ma non tollero imposizioni gesticolari e contro producenti. Una obbligatorietà non necessaria, che arrivava fino al punto di minacciare la revoca della patria potestà. Vi prego, leggete prima di sparare scemenze. Gli “scissionisti” (quelli di Bersani, do you remember?) hanno votato Sì, con la Lorenzin. Ma la senatrice Dirindin, una delle poche che sappia di questioni mediche e che avesse seguito tutto l’iter del decreto ha votato No. Come Mineo, come Taverna, come Scilipoti e, aggiungo, come il senatore D’Anna, amico di Verdini. Mentre gli amici di Berlusconi, quelli di Alfano e di Renzi votavano sì, tra gli applausi dei gruppi farmaceutici e dell’istituto superiore di sanità. Non la scienza, ma la scienza al potere! E qui ci vuole un “diciamo”, alla D’Alema.

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