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Senza parole

Che alle parole seguano gli impegni di governo, e che tali impegni si trasformino in cose che si fanno davvero, per ricostruire, e prevenire gli effetti disastrosi dei terremoti che scuotono la nostra terra fragile e bellissima. Scusatemi, ma oggi non desidero aggiungere altro. Il governo governi, le opposizioni segnalino i problemi e aiutino ad affrontarli. “La nostra casa si sta rovinando; e questo è un male per tutti!” Lo ha detto Papa Bergoglio. Parlando del disastro ecologico, ma cogliendo una condizione universale di noi donne e uomini che viviamo un momento pauroso ed esaltante, di crisi delle regole, delle aspettative, dei modi di pensare ma anche di ricostruzione di un mondo nuovo. Si può fare molto tra un terremoto e l’altro: si faccia. Sarebbe un bel modo per riaccendere il dialogo. Nel paese.

Ovunque vada

Cresce il lavoro. Pensioni, intesa coi sindacati. L’ottimismo va in prima pagina. Con Repubblica. L’Istat parla di 585mila occupati in più nell’ultimo anno, di 108mila disoccupati in meno e di una riduzione sensibile degli inattivi, ovvero di chi è tanto scoraggiato da non cercare lavoro. Sono dati positivi? Sì, lo sono. Naturalmente bisogna leggerle bene le cifre. Serve dire, per esempio, che un milione e 758mila persone da oltre un anno cercano lavoro e non lo trovano. Che il 22,3% dei giovani non studia né lavora. Che nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, buoni per un lavoro occasionale, contro i 10 milioni venduti nel 2010. Insomma il lavoro precario cresce molto di più dei nuovi rapporti, chiamiamoli, regolari. Bisognerebbe poi ammettere che i nuovi posti sono aumentati, in fondo, solo dello 0,8%, appena più del PIL, +0,6%. E soprattutto ricordare bene quanto ci stia costando questo imbellettamento delle cifre: almeno 15 miliardi di contributi alle imprese nel biennio 2015-2016. Insomma il costo del lavoro è rimasto fermo, perché la spesa per le retribuzioni è cresciuta appena dello 0,9%, mentre il costo degli oneri scendeva del 2,6%. Condizioni provvisorie e irripetibili. Ma qualcuno, lassù, preferisce sfruttare l’effetto annuncio, conta sul fatto che i lettori badino solo al titolo in prima pagina. E canta vittoria: “il jobs act funziona”! Continua la lettura di Ovunque vada

L’apprendista stregone

L’apprendista stregone non ha voglia di fare le pulizie, di estirpare la gramigna della corruzione, di governare la casa in modo saggio e condiviso, di ristrutturarla – usando ingegno e nuovi materiali – dopo i danni provocati dalla Lunga Recessione e dal rischio di una Stagnazione secolare. Allora ricorda un incantesimo del maestro e ordina alla scopa magica di annegare l’antipolitica, di spazzar via tutto quel che gli ricorda i suoi limiti, la sua ignavia, le sue colpe. La scopa si mette al lavoro ma l’acqua con cui inonda la casa ne corrode le strutture, scoraggia la partecipazione democratica, accelera il disastro. Ora l’apprendista vorrebbe fermare la scopa, ma non ricorda la parola magica, allora la spezza, si mette a gridare pure lui che la casa è sporca, dice che bisogna sigillarla se no entrano i topi, accusa il maestro di perder tempo fuori casa, corteggia l’antipolitica. Troppo tardi! In Austria, l’apprendista stregone, destra e sinistra di governo, popolari e socialdemocratici hanno preso l’11% dei voti a testa. Continua la lettura di L’apprendista stregone