Ovunque vada

Cresce il lavoro. Pensioni, intesa coi sindacati. L’ottimismo va in prima pagina. Con Repubblica. L’Istat parla di 585mila occupati in più nell’ultimo anno, di 108mila disoccupati in meno e di una riduzione sensibile degli inattivi, ovvero di chi è tanto scoraggiato da non cercare lavoro. Sono dati positivi? Sì, lo sono. Naturalmente bisogna leggerle bene le cifre. Serve dire, per esempio, che un milione e 758mila persone da oltre un anno cercano lavoro e non lo trovano. Che il 22,3% dei giovani non studia né lavora. Che nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, buoni per un lavoro occasionale, contro i 10 milioni venduti nel 2010. Insomma il lavoro precario cresce molto di più dei nuovi rapporti, chiamiamoli, regolari. Bisognerebbe poi ammettere che i nuovi posti sono aumentati, in fondo, solo dello 0,8%, appena più del PIL, +0,6%. E soprattutto ricordare bene quanto ci stia costando questo imbellettamento delle cifre: almeno 15 miliardi di contributi alle imprese nel biennio 2015-2016. Insomma il costo del lavoro è rimasto fermo, perché la spesa per le retribuzioni è cresciuta appena dello 0,9%, mentre il costo degli oneri scendeva del 2,6%. Condizioni provvisorie e irripetibili. Ma qualcuno, lassù, preferisce sfruttare l’effetto annuncio, conta sul fatto che i lettori badino solo al titolo in prima pagina. E canta vittoria: “il jobs act funziona”!

Prima in pensione, rinviato il taglio dell’Irpef. Sono i titoli del Corriere e della Stampa. Al tavolo con i sindacati, il sottosegretario Nannicini ha promesso che il costo del prestito e dell’assicurazione, per chi vuole smettere di lavorare 3 anni prima, saranno contenuti e in nessun caso supereranno il 25% dell’assegno pensionistico. Intanto a Porta a Porta, il ministro Padoan diceva addio (o arrivederci) al taglio dell’Irpef. Mancano le risorse. E quanto manchino lo ha mostrato poco dopo quando ha annunciato un nuovo condono per far cassa. “Capitali, 4 miliardi dalla nuova sanatoria”: questo annuncia il Corriere, in questo spera Padoan per far quadrare i conti (di Renzi) che non tornano. Intanto a Napoli nuova manifestazione di protesta contro Matteo Renzi. “Ovunque vada” (e giù la foto di un cordone di polizia) titola il manifesto mettendo insieme i fatti di Napoli con quelli di Catania.

Legge elettorale? Confrontiamoci. Scrive il premier-segretario su L’Unità ora diretta da Segio Staino e Andrea Romano. Quando come, su quali basi: questo non lo scrive. Sostiene invece che “il referendum non riguarda la legge elettorale, i poteri del premier o la durata della legislatura”. Insomma la sua riforma costituzionale sarebbe in fondo una piccola cosa, che vuole solo “ridurre i parlamentari”, abolire il Cnel, “favorire la partecipazione dei cittadini” (come, di grazia?), “cambiare le regole tra Stato e Regioni”. Tutto qui. Solo per questo hanno fatto a pezzi ben 47 articoli della Carta, solo per questo si sono prodotti in ricatti e colpi di mano, (canguri, epurazioni dalle commissioni, reclutamento di mercenari alla Verdini, voti notturni) rifiutando il confronto nel merito, umiliando l’autonomia dei parlamentari e compromettendo il decoro dell’istituzione. Secondo Fornaro, della minoranza, Renzi “fa tre parti in commedia: il premier, il segretario e il leader della sua fazione. Così il Pd va a sbattere”. Bersani dice che se (l’altro) continua così, lui voterà no al referendum.

L’incognita Hillary: campagna sospesa. Tutti noi che ci siamo occupati di lei, siamo certi che la signora Clinton a nessun costo non rinuncerà alla candidatura. Si farà curare e tornerà in sella. È fatta così ed è per questo che ha mentito. Ha sostenuto che quei ripetuti colpi di tosse – che la costringevano a fermarsi – erano dovuti a una banale allergia. Ha nascosto la polmonite, se di polmonite si tratta. Per gli americani un bugiardo non dovrebbe poter fare il presidente, una persona che non abbia una salute non dovrebbe entrare da Commander in chief alla Casa Bianca. Così Trump le augura di tornare e intanto risale nei sondaggi. Credo che sia Sanders, che Biden, e forse persino Kerry (che fu battuto da Bush) avrebbero più chance di Hillary. Ma lei non rinuncerà e noi resteremo col fiato sospeso.

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