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Virginia sale sul taxi

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Ovunque vada

Cresce il lavoro. Pensioni, intesa coi sindacati. L’ottimismo va in prima pagina. Con Repubblica. L’Istat parla di 585mila occupati in più nell’ultimo anno, di 108mila disoccupati in meno e di una riduzione sensibile degli inattivi, ovvero di chi è tanto scoraggiato da non cercare lavoro. Sono dati positivi? Sì, lo sono. Naturalmente bisogna leggerle bene le cifre. Serve dire, per esempio, che un milione e 758mila persone da oltre un anno cercano lavoro e non lo trovano. Che il 22,3% dei giovani non studia né lavora. Che nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, buoni per un lavoro occasionale, contro i 10 milioni venduti nel 2010. Insomma il lavoro precario cresce molto di più dei nuovi rapporti, chiamiamoli, regolari. Bisognerebbe poi ammettere che i nuovi posti sono aumentati, in fondo, solo dello 0,8%, appena più del PIL, +0,6%. E soprattutto ricordare bene quanto ci stia costando questo imbellettamento delle cifre: almeno 15 miliardi di contributi alle imprese nel biennio 2015-2016. Insomma il costo del lavoro è rimasto fermo, perché la spesa per le retribuzioni è cresciuta appena dello 0,9%, mentre il costo degli oneri scendeva del 2,6%. Condizioni provvisorie e irripetibili. Ma qualcuno, lassù, preferisce sfruttare l’effetto annuncio, conta sul fatto che i lettori badino solo al titolo in prima pagina. E canta vittoria: “il jobs act funziona”! Continua la lettura di Ovunque vada

Renxit

L’uomo del doppio incarico. Ovvero un cavernicolo armato da due bastoni, uno da segretario l’altro da premier. Così Giannelli disegna l’autunno di Matteo Renzi. Nando Pagnoncelli presenta l’ultimo sondaggio: Pd 43,5%, Movimento 5 Stelle 56,5. Ecco come andrebbe se si votasse oggi per il ballottaggio previsto dall’Italicum. “I 13 punti in più dei 5 Stelle sul Pd al secondo turno”, è il titolo del suo pezzo per il Corriere della Sera. Che è successo? Che il movimento fondato da Beppe Grillo è diventato – ha saputo diventare – lo strumento condiviso per mandare a casa Renzi, bocciare la sua politica, punire la sua arroganza. Come elettori già di sinistra e già di destra hanno votato Appendino e Raggi a Torino e a Roma, così voterebbero Di Maio, pur di liberarsi di una promessa non mantenuta, da un “comico” – dice Paolo Rossi al Fatto – che sta sempre in tv e ruba il mestiere ai comici. C’è qualcosa di spietato in questo voltafaccia dei giornali: il politico invocato, corteggiato e adulato, ora viene lasciato senza un saluto, in attesa che si spengano le luci della ribalta. Continua la lettura di Renxit

Perché ho votato “no” all’articolo 2 della riforma del Senato

Ho votato a favore dell’emendamento Finocchiaro perché, comunque, inserisce il principio di un Senato che sia composto “in conformità alle scelte espresse degli elettori”. Si tratta di un compromesso, come ha detto Federico Fornaro, i compromessi si fanno, talvolta sono necessari.

Tuttavia, così com’è, l’articolo 2 risulta contraddittorio. Infatti il comma 2 dice che i consigli regionali “eleggono, con metodo proporzionale, i senatori al loro interno”. E allora che vuol dire “in conformità alle scelte degli elettori”? Continua la lettura di Perché ho votato “no” all’articolo 2 della riforma del Senato