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Consip, le ragioni di un’indagine

La notizia oggi è una. E che notizia! Il Corriere schiera i suoi due cronisti di punta, Giovanni Bianconi e Fiorenza Sarzanini. Il titolo recita “Consip, l’appalto fu truccato”. La fonte è, con tutta evidenza, Cantone, capo dell’anticorruzione. Tre gruppi, quello di Romeo, da tempo agli arresti domiciliari, insieme con due maxi cooperative, si sarebbero messe d’accordo per spartirsi due miliardi e settecento milioni (2.700.000.000) dell’appalto Consip, tagliando fuori i concorrenti.

Dunque Henri John Woodkock non è uno che si inventa le inchieste. Al contrario, ha avuto ragione a indagare su Alfredo Romeo e, una volta assodato che almeno una tangente era stata pagata a un funzionario Consip, ad arrestarlo. Inoltre la prova logica induce a pensare che la fuga di notizie non fosse da attribuire alla “voglia di visibilità” di un inquirente, ma piuttosto a una qualche “manina” interessata a buttare l’inchiesta in caciara. Continua la lettura di Consip, le ragioni di un’indagine

Non si vota a giugno

 

Ovunque vada

Cresce il lavoro. Pensioni, intesa coi sindacati. L’ottimismo va in prima pagina. Con Repubblica. L’Istat parla di 585mila occupati in più nell’ultimo anno, di 108mila disoccupati in meno e di una riduzione sensibile degli inattivi, ovvero di chi è tanto scoraggiato da non cercare lavoro. Sono dati positivi? Sì, lo sono. Naturalmente bisogna leggerle bene le cifre. Serve dire, per esempio, che un milione e 758mila persone da oltre un anno cercano lavoro e non lo trovano. Che il 22,3% dei giovani non studia né lavora. Che nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, buoni per un lavoro occasionale, contro i 10 milioni venduti nel 2010. Insomma il lavoro precario cresce molto di più dei nuovi rapporti, chiamiamoli, regolari. Bisognerebbe poi ammettere che i nuovi posti sono aumentati, in fondo, solo dello 0,8%, appena più del PIL, +0,6%. E soprattutto ricordare bene quanto ci stia costando questo imbellettamento delle cifre: almeno 15 miliardi di contributi alle imprese nel biennio 2015-2016. Insomma il costo del lavoro è rimasto fermo, perché la spesa per le retribuzioni è cresciuta appena dello 0,9%, mentre il costo degli oneri scendeva del 2,6%. Condizioni provvisorie e irripetibili. Ma qualcuno, lassù, preferisce sfruttare l’effetto annuncio, conta sul fatto che i lettori badino solo al titolo in prima pagina. E canta vittoria: “il jobs act funziona”! Continua la lettura di Ovunque vada

Il rottamatore rottamato

Altro che voto locale: è cominciata la rottamazione. Del rottamatore! Si vede bene anche dalle “non sconfitte” di Milano e Bologna. Nella capitale del nord, Sala batte Parisi 51,7 contro 48,3%. È la vittoria di Pisapia, che ha preso l’ex Ad Expo sotto la sua ala e prima o poi presenterà il conto a Renzi. Ed è la sconfitta di Parisi, che negli ultimi giorni ha commesso due errori imperdonabili: non ha voluto dire i nomi dei suoi futuri assessori e non si è impegnato a votare “No” al referendum costituzionale. La vittoria a portata di mano gli ha fatto sfuggire la vittoria di mano. A Bologna, Merola ha scelto di disubbidire a Renzi: è andato al banchetto della Cgil e ha firmato il referendum contro il jobs act. Merola 54,6%, la leghista Bergonzoni 45,4. Ma il Pd (di Renzi) ha strappato dopo 23 anni Varese alla Lega? Se è per questo una lista civica che ha per tema il “Bene comune” ha travolto la destra a Latina. Continua la lettura di Il rottamatore rottamato

Al voto, al voto

Come siamo, come saremo. El Pais pubblica l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni politiche che si terranno in Spagna domenica prossima, 26 giugno. Il partito del premier Rajoy, in testa con il 29%. Inseguito da Unidos Podemos, con il 26%. Terzi i socialisti del Psoe, 20,5%. Quarto, Ciudadanos, 14,5. In verità penso che quello che accade in Spagna sia una delle possibilità del nostro futuro. Là si sono rotti i blocchi tradizionali della destra e della sinistra. Rajoy, il premier, ha portato la Spagna fuori dalla crisi; il PIL cresce, infatti, con un ritmo del 3%, ma la disoccupazione è altissima, il lavoro più precario e meno pagato, la corruzione, conseguenza inevitabile della disuguaglianza. Ciudadanos, l’altro partito della destra, è iper liberista, ma denuncia l’arroganza e la corruzione che rendono il privilegio intollerabile anche per parte della borghesia spagnola. Izquierda Unida e Podemos propongono, invece, una sinistra che si rifondi dal basso, a partire dalle liste civiche che hanno conquistato Madrid e Barcellona. Propongono politiche europeiste e keynesiane, combattono disuguaglianza e corruzione. Il Psoe è la solita sinistra della Terza Via, che vorrebbe redistribuire ma restando dentro le compatibilità del sistema neo liberista, che spera di mantenere unita la Spagna e teme le spinte autonomiste e dal basso. Nessuno di questi 4 partiti può vincere da solo, nonostante la legge spagnola sia maggioritaria. Continua la lettura di Al voto, al voto