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Clinton ora è nei guai

Atterro a Jfk sul fare della sera. “Io voto Clinton”, mi dice il tassista; per lui, americano bianco e di mezza età, chi ha letto qualcosa, e ha cercato di informarsi, non può che votare per Hillary, gli altri si fanno sedurre da Donald. Certo, c’è il pasticcio delle mail. Tardo un po’ a capire che ci sta dando una notizia. Proprio così, l’FBI ha riaperto l’inchiesta sulla candidata a soli 10 giorni dal voto. Ha scoperto nuove mail del Dipartimento di Stato, seguendo una pista sessuale in cui sarebbe coinvolto Anthony Weiner, ex deputato democratico, soprattutto marito di Huma Abedin, braccio destro della candidata Clinton. La quale ultima avrebbe tenuto nel suo computer le mail della Clinton, al tempo in cui era Segretario di Stato. Ma perché se le teneva, soprattutto perché se non erano ancora note.“È un affare più grosso del Watergate”, dice Donald Trump, che si vede di nuovo in corsa e per di più con un calcio nel sedere straordinario e sorprendente, che potrebbe proiettarlo nel prato della Casa Bianca. Continua la lettura di Clinton ora è nei guai

C’è chi vota sì e chi ha capito

Londra sfida: schedare i lavoratori stranieri, la Stampa. “Theresa May: prima i britannici”, Corriere. È un piccolo passo verso il burrone. Il Mein Kampf era bardato della paranoia razzista del suo autore, ma per i tre quarti proponeva vantaggi materiali, lavoro a scapito degli immigrati, assistenza e tutele ai membri, nativi e perciò stesso eletti, del popolo tedesco. Avvertenza per i cretini: non sto paragonando May a Hitler, dico che nei popoli si manifestano davanti alla lunga crisi e alla stagnazione secolare pulsioni simili a quelle che si manifestarono in Europa dopo il 29. Aggiungo che una parte della politica, per rispondere a quelle pulsioni, rispolvera il nesso (secondo me) incestuoso popolo-nazione-stato. Continua la lettura di C’è chi vota sì e chi ha capito

M5S 54,7%, Pd 45,3%

Cinquestelle, sorpasso sul Pd, è il titolo forte di Repubblica. Sondaggio Demos, commentato da Ilvo Diamanti. Le risposte del campione attribuiscono al Pd il 30,2% e a 5Stelle il 32,3. Potrebbe essere un vantaggio effimero, indotto dalle recenti elezioni amministrative, ma la notizia molto più seria, un vero knock-out nella situazione data, è il risultato previsto per il ballottaggio: il Pd guidato da Renzi totalizzerebbe il 45,3% dei voti, i 5 Stelle raggiungerebbero il 54,7%. Scarto di quasi 10 punti. Ciò significa che al movimento di Grillo sta riuscendo quello che non è riuscito a Renzi: far breccia nell’elettorato di destra e persino prendere voti nella sinistra non renziana. Il perché si capisce: chi governa deve scegliere e scegliendo scontenta qualcuno, i 5 stelle si presentano come una forza politica anti casta, né di destra né di sinistra, e questo dà loro una posizione di vantaggio che durerà fino a quando non fossero contestati dall’interno del loro campo, e in nome della loro stessa ideologia, per scelte ritenute non conseguenti o contrarie all’interesse generale. Voler correre ora ai ripari, prevedendo la semplice possibilità di coalizzarsi tra primo e secondo turno in funzione anti 5 Stelle, senza rivedere l’insieme delle riforme che tendevano e tendono a trasformare la nostra democrazia parlamentare in premierato assoluto, sarebbe vano e stolto. Continua la lettura di M5S 54,7%, Pd 45,3%

Europa in crisi

Parigi, La Senna si gonfia e oggi si svuotano di opere d’arte gli scantinati del Louvre e del Musée d’Orsay, per prevenire il disastro che l’inondazione provocherebbe. Liberation racconta gli ultimi scontri in piazza tra la polizia e chi protesta contro il jobs act: 11 liceali feriti a Saint Malo – le famiglie denunciano – a Rennes le forze dell’ordine caricano “a vive allure”, cioè provano a mettere sotto “en voiture”, con le loro auto, i giovani che nei giorni scorsi avevano preso d’assalto i cordini dei flic. A Parigi un manifestante è stato colpito da una grenade de désencerclement, una bomba a mano che libera biglie di caucciù. È all’ospedale, in gravi condizioni, con un edema cerebrale. Il primo ministro della Terza Via, Manuel Valls, aspetta che la Cgt (la nostra Cgil) si stanchi, si isoli, molli la presa. Il Jobs Act deve passare il vaglio del Senato e poi tornare all’Assemblée Nationale per il voto finale. Continua la lettura di Europa in crisi