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Nessun dorma!

Alea iacta est, pare abbia detto Giulio Cesare. La decisione è presa. Già da un paio di giorni, distribuendo volantini per il No tra la gente ai mercato, avevo avuto la sensazione che gli italiani avessero ben deciso tra Sì e No. E che oggi depositeranno nell’urna un voto soppesato. Stasera toccherà a noi, che abbiamo fatto campagna, prendere atto del giudizio popolare e tener conto delle ragioni di chi avrà votato No ma anche di chi avrà scelto il Sì.

Credo, pronto a essere smentito e a correggermi, che molti giovani diranno No alla narrazione ottimista del governo, che non trova riscontro nella loro vita quotidiana (non lavoro o precario, certezza che non potranno usufruire di consumi privati nella misura in cui ne hanno goduto i genitori). Ragazze e ragazzi che non capiscono, inoltre, perché accanirsi con la Costituzione, che loro considerano l’eredità migliore ricevuta in dono dai nonni (o dai bisnonni) che hanno combattuto dittatura e guerra e hanno onorato questo loro paese. Continua la lettura di Nessun dorma!

Il potere delle oligarchie

Ha ragione D’Alema. “Non esiste uno schieramento politico del No mentre esiste un blocco politico del Sì, il cosiddetto Partito della Nazione, uno schieramento abbastanza minaccioso che va dalla maggioranza di governo ai poteri forti. Capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d’accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro”. La cosa si può dire in modo assai più garbato, come fa oggi su Repubblica, Stefano Folli: “Il partito di Renzi non è ancora nato, ma prenderà forma nelle prossime settimane se si realizzano alcune circostanze in contemporanea: il successo del Sì, un ruolo determinante in tale risultato del mondo moderato, la disfatta della sinistra interna ed esterna al Pd, il contenimento dei Cinque Stelle a cui il premier sta cercando di sottrarre il monopolio del populismo anti-casta. Il progetto è molto ambizioso e i suoi contorni ormai sono visibili. La posta in gioco è l’egemonia politica per una ventina d’anni, isolando da un lato il ceto politico della vecchia sinistra e dall’altro l’estremismo leghista”. O in modo aulico, come fa Massimo Giannini: “La narrazione renziana, oggi più che mai, non contempla il dubbio, ma solo una cieca fiducia nel narratore, che riassume in sé tutto quello che serve (la falce della rottamazione, il martello della modernizzazione) e tutto quello che non serve più (l’identità della sinistra novecentesca, la ritualità della democrazia “bicamerale”). Continua la lettura di Il potere delle oligarchie

Guida a sinistra

Grillo torna capo dei 5 stelle, titolo del Corriere. “Ricreazione finita. Ridimensionati i «cinque ragazzi», Beppe Grillo li ha chiamati così, del Direttorio. Il leader torna anche formalmente lui. E si riafferma un modello di potere più verticale che mai.” È l’incipit del commento di Massimo Franco, che spiega come “l’icona concorde del M5S si sia spezzata quando dai proclami dell’opposizione il Movimento è passato alla realtà del governo”. Quanto a me, già nei primi mesi del 2013, ebbi a scrivere che il fenomeno a 5 Stelle era il risultato di tre diverse componenti: a) La “pancia” da attore di Beppe Grillo che percepiva meglio di chiunque altro il sentire delle piazze, il malessere del ceto medio, la frustrazione dei giovani e la crisi delle ideologie di destra e di sinistra; b) Un gruppo dirigente giovane, reclutato in fretta nelle tante (e diverse) Italie della protesta, da quella radical ecologista, a quella di piccoli azionisti e risparmiatori, dalla disperazione degli operai che avendo perso il lavoro contestavano sindacati e partiti di sinistra, alla delusione delle piccole borghesie tradite dal sogno berlusconiano, alla rabbia delle periferie emarginate; c) Terzo elemento, la “visione”, secondo me l’illusione, di Gianroberto Casaleggio, secondo cui la Rete (e un’azienda che in rete ci sappia fare) rappresenterebbe la chiave per tenere insieme rappresentanti e cittadini, élites (in formazione) e popolo, risolvendo il problema – mai del tutto risolto – delle democrazie rappresentative e dei partiti di massa. Casaleggio è morto, i suoi motori di ricerca non hanno garantito il fondamento popolare delle scelte da compiere. Il peso della politica è caduto sui “bravi ragazzi”, che ci hanno messo tutto se stessi ma si sono divisi, perché diverse erano le esperienze e le culture dalle quali venivano. Ecco che il ritorno di Grillo è divenuto indispensabile. Il suo fiuto, insostituibile. Ma Beppe non è uno sciocco: sa di poter gestire la battaglia ma sa anche di non essere attrezzato per il governo. Continua la lettura di Guida a sinistra