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Ha vinto Trump

Non importa cosa accadrà. Domani sorgerà il sole. Ha detto Obama nel cuor della notte, quando ha capito che il suo impegno generoso a favore della prima candidata donna era stato sconfitto. Una frase che ricorda quel “Domani è un altro giorno” di Rossella O’Hara in Via col Vento, romanzo scritto durante la Grande Recessione e ambientato nella tragedia della Guerra Civile. Sì, il sole sorgerà su New York dove, mentre scrivo, sono le 2 della notte del 9 novembre 2016 e Los Angeles che vive ancora gli ultimi scampoli dell’8 novembre. Data del giudizio. E il popolo americano ha scelto. Donald Trump ha preso il North Carolina, la Florida, lo Iowa, l’Ohio e la Pennsylvania, il Wisconsin e il Michigan: Washington Post gli attribuisce in questo momento 276 grandi elettori contro 218 della Clinton. Sarà Presidente! Continua la lettura di Ha vinto Trump

Ripresa da paura!

La grande paura, così Repubblica sul lunedì nero delle borse – Milano -4,69%, Francoforte -3,30, Parigi -3,20, Londra -2,71% – “Spread in tensione, borse giù”, scrive il Corriere e la Stampa titola “L’Europa studia un nuovo trattato”. Su Repubblica troverete il documento con cui Jens Weidmann e François Villeroy De Gahlau, governatori delle banche centrali di Germania e Francia, chiedono “un Tesoro unico per la zona euro, con un consiglio di bilancio indipendente; un organo politico più forte per prendere le decisioni politiche, sotto il controllo del Parlamento”. Correva il 1997, quasi 20 anni fa, quando ad Amsterdam il ministro francese Dominique Strauss Khan – e solo lui – diceva che un’Europa con una moneta comune non sarebbe andata lontano senza un unico ministro del tesoro, controllato dal Parlamento, interlocutore necessario delle banche centrali. Allora l’idea corrente di banchieri e politici era opposta: l’Euro sarebbe stato più forte se lo si fosse protetto dalla politica e dal controllo parlamentare, affidandosi solo ai trattati e lasciando piena autonomia alla super banca di Francoforte. Che è successo in mezzo? La crisi del 2008. Continua la lettura di Ripresa da paura!

Tempesta perfetta

Il ritorno della tempesta perfetta, scrive Mario Deaglio per la Stampa. “Improvvisamente e quasi contemporaneamente, quattro venti cattivi hanno preso a soffiare a ritmo di bufera”. Il rallentamento dell’economia cinese, che non regge più l’iper-produzione e l’iper-inquinamento degli ultimi anni; la paura devastante di una guerra in Medio Oriente; poi gli “Stati Uniti dove “la debolezza dei titoli petroliferi, la situazione non chiara di molte banche, la mancanza di buoni segnali di crescita hanno creato un cocktail di negatività con pochi precedenti”; infine “ecco il quarto vento di tempesta – scrive Deraglio -, un ciclone che scuote un’Europa incapace di prendere alcuna vera iniziativa né sul fronte del terrorismo né su quello delle migrazioni, con un’economia che complessivamente vivacchia senza riuscire a dare vere prospettive di lavoro ai giovani; un’Europa che almeno per il momento, non si sgretola ma sicuramente si screpola”. Lo sapevano ma è successo. Tempesta perfetta. Continua la lettura di Tempesta perfetta

Crisi reale e ripresa statistica,Caffè

Crisi,20 anni per recuperare, Corriere della Sera. Con gli attuali livelli di “crescita” l’occupazione in Italia tornerà ai livelli di prima della crisi solo tra 20 anni. Tutti lo sapevamo, ora il Fondo monetario l’ha detto. Tuttavia a pagina 3, sempre il Corriere fa il suo per sostenere l’ottimismo del governo: a sorpresa crescono le entrate, la stima di crescita potrebbe alzarsi sopra lo 0,7%, in sei mesi i nuovi contratti a tempo detreminato sono stati 250mila. La verità è in prima o in terza pagina? Secondo me la ripresa di cui si parla spesso Poletti è “statistica”, la si legge nelle tabelle (che fotografone cose disparate, piccoli imprenditori che si assumono, con i figli, per fruire di vantaggi fiscali, qualche acquisto in più di case per il calo dei prezzi), ma la ripresa che entra nelle tasche del ceto medio, che crea lavoro per i giovani e induce ottimismo, per quella tocca aspettare.

La Cina è vicina. “Il crollo di Shanghai (-8,5%) -scrivono Stampa e Sole24Ore- spaventa le borse europee”. Che succede? Quel che capisco – ma non sono un analista finanziario- è che in qualche anno la crescita cinese si è ridimensionata dal 14 al 7%. Sempre enorme, s’intende. Tuttavia 90 milioni di cinesi – la cifra è questa!- hanno capito che non si sarebbero più potuti arricchire in pochi aprendo un’azienda o comprandone un’altra. Perciò, con il costo del denaro basso, si sono buttati (e sono stati spinti) a investire in borsa o a comprare immobili. La bolla prima o poi si sgonfia. Forse ci sarà un rimbalzo ma verranno altri crolli. Un campanello d’allarme per un’Europa, che ha solo rinviato i suoi problemi con la Grecia e resta paralizzata dal rigore.

Roma sul baratro,lascia anche Sel, Sanità è battaglia. Repubblica guarda al cortile di casa. Pare che Renzi oggi non vada alla festa dell’unità di Roma per non parlare di Marino, il quale va avanti (senza Sel in giunta). Crocetta ottiene dal governo mezzo miliardo e Zaia protesta. I tagli alla Sanità, non per finanziare una sanità migliore ma per far cassa e poter tagliare l’Imu, hanno fatto mancare 4 volte ieri il numero legale in Senato. Era lunedì e mancavano metà dei senatori Ncd e qualcuno del Pd. Però il dato è politico: le opposizioni (anche quelle che simpatizzano per il governo) hanno approfittato di una scelta avventata (presentare un decreto omnibus con dentro la sorpresa sanitaria) per chiedere il numero legale, non votare e fare emergere la fragilità della maggioranza. Spiega Folli: Renzi si vorrebbe liberare di Marino e Croscetta, a settembre vorrebbe spianare la sinistra Pd imponendo la riforma del Senato, e andare poi al “referendum sulla revisione costituzionale come un plebiscito nazionale intorno alla sua persona”: “strada irta di ostacoli”. “Il bavaglio istiga all’omertà”, Scarpinato per il Fatto. La pezza che si vuol mettere sulla “legge bavaglio” è peggiore del buco: se sei giornalista professionista e spii, non fai reato, se non lo sei puoi andare un carcere. Anche Mentana ieri, nel raccontare questa storia, alzava le mani, sconsolato.

Patto USA Turchia, in Siria una zona “liberata dall’Isis”, scrive il Corriere. Non c’è dubbio che Erdogan ha dovuto far buon viso dopo l’accordo tra Obama e Teheran che rendeva impossibile continuare a usare l’Isis in funzione anti sciita. Dunque l’aviazione turca ora bombarda e la polizia blocca il oassaggio che aveva finora consentito ai terrositi sul suo territorio. Erdogan però ne approfitta per frustrare le aspettative nazionali curde e colpire duramente i gruppi armati, in primo luogo il Pkk, che acquistavano prestigio nella lotta contro il califfo. Tocca ai Curdi reagire, se possibile con le armi della politica e non con la politica delle armi, ma l’isolamento dell’Isis è positivo.