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Il potere non puzza

“I soldi a Panama mi servono a pagare le mazzette per saltare la coda alla A.S.L”. Altan prova a tenere insieme due mondi. Il primo, che ha potere, molti soldi e banalizza il crimine; il secondo che con il crimine al dettaglio convive per necessità. Fotografia migliore del capitalismo d’oggi non potrebbe darsi. Da una parte, il premier britannico Cameron ammette di aver avuto denari nei conti del padre a Panama, sappiamo che l’imprenditrice e ministra Guidi si sentiva trattata come “una sguattera del Guatemala” dal padre di suo figlio che voleva presentati gli amministratori delegati di Shell e Total, veniamo informati dalla televisione di stato che Totò Riina, u curtu, assassino all’ingrosso di guidici, politici e giornalisti, è anche lui un padre affettuoso. Dall’altra parte, Mario Draghi conferma che i nostri figli sono colti e vivaci ma continueranno a vivere di lavori precari o in nero, che rischiamo di “saltare una generazione”, mentre Cantone ci aveva avvertiti che curarsi non è più un diritto, ma un favore da chiedere e per il quale pagare il pizzo. Continua la lettura di Il potere non puzza

É tornato l’arrotino! “Meno tasse per tutti”

“Renzi: meno tasse per tutti”, il Fatto suggerisce una assonanza fra Renzi e Cetto la Qualunque. La Stampa apprezza: “Tasse, la Rivoluzione di Renzi”. “Sfida” non rivoluzione per il Corriere. Macché, il Giornale  titola “il ballista”. Soli “saldi estivi” per il manifesto. Repubblica va al sodo (ammesso che sodo sia) “via la tassa sulla prima casa e bonus ai pensionati”. Nelle pagine interne trovano spazio l’auto titolo, l’auto corsivo, l’auto commento suggeriti da Renzi e dal suo staff. Si va da “rivoluzione copernicana” a “programma di sinistra” (Bei) a “piano studiato da mesi per spiazzare destra e sinistra” (Meli), fino al sublime “when in trouble, go big”, se sei in difficoltà, va alla grande” della nuova Unità. Evviva! È tornato l’arrotino, l’artigiano che vanta, con voce stentorea, la pubblica utilità del suo mestiere.

L’anno prossimo sfumerà in tasse il 44,1 del reddito prodotto. Bene ridurle, anzi benissimo! Ma bisogna dire come.  Repubblica intervista Cuperlo. “Da Renzi una parola sull’evasione fiscale avrei voluto sentirla”. E Piero Fassino, il quale teme che il taglio dell’IMU lasci i sindaci in mutande, li costringa a ridurre i servizi, li trasformi in cliente del governo Entrambi intervistati da Repubblica. “I soldi dove i trova?” Chiede al Corriere Roberto Speranza. 45 miliardi in 3 anni non sono pochi. Il Sole24Ore sostiene che solo i tagli a favore dell’impresa sono efficaci. Per Brunetta “É solo annuncite. Al Tesoro hanno le mani nei capelli”. Giannelli immagina il sergente Renzi alle prese con gli indiani musi lunghi(Cuperlo e Bersani) “Voi votare riforme e io levare tasse e dare fucili”. “E Le munizioni?” “Tu pretendere troppo”!

“Per mia sorella Lucia lo stesso calvario di papà”, titola la Stampa. In prima pagina ipotizza però che l’abbraccio di Manfredi, figlio di Paolo, e di Sergio, fratello di Piersanti, “riconcili i Borsellino con lo Stato”. É così? O non si tratta piuttosto di due vittime, che servono lo stato (Manfredi è commissario di polizia), ma che hanno vissuto sulla pelle quanto pesi la mafia nello stato? Travaglio riprende l’intervento del procuratore Scarpinato e si chiede: “interessa a qualcuno sapere chi ha fatto fuori Paolo Borsellino, e perché?” Per Leoluca Orlando “il Pd è complice del governatore”, Crocetta e Lumia hanno fatto carriera con l’antimafia, Confindustria Sicilia fa affari grazie all’antimafia. Franco La Torre, figlio di Pio, dice a Repubblica: “a volte si celano altri interessi dietro l’antimafia”. “Oggi troppi si difendono dietro retorica e vessili”, risponde Bianconi, Corriere. Io torno a chiedere alla presidente Bindi un’inchiesta sulla mafia nell’antimafia! Se non ora,quando?

The Sun pubblica una foto della regina (a 7 anni, con madre e zio) che fa il saluto nazista. Senza complicità e favore di gran parte delle classi dirigenti europee, forse Hitler sarebbe rimasto un imbianchino. Ha ragione Schäuble, dice al Corriere Stefano Fassina: “meglio una Grexit assistita. Il problema è l’euro regolato dal mercantilismo liberista scritto, a misura dell’interesse nazionale tedesco, nei Trattati.” Scalfari boccia il presidente emerito: Napolitano chiede un esecutivo con poteri soverchianti: maggioranza assoluta, monocameralismo perfetto, capolista plurinominati (possono presentarsi in tre diversi collegi). Senato in pratica inesistente. Può partecipare ai plenum del Parlamento però non più con 300 senatori ma soltanto 100, mentre la Camera rimane ai suoi 630”. Democrazia governante?

Il giallo siciliano dell’estate

“Quella lì va fermata, fatta fuori come suo padre”. Quella lì è Lucia Borsellino. Chi vorrebbe che fosse “fatta fuori” è un chirurgo plastico attualmente agli arresti perché accusato di aver fatto pagare alla sanità pubblica interventi estetici per i clienti VIP. Dall’altra parte del telefono, il Presidente della regione, Rosario Crocetta. Prima pagina, taglio basso su Corriere, Stampa, Repubblica: ecco servito il giallo siciliano di questa torrida estate. La Procura di Palermo sostiene che quella intercettazione non è agli atti, L’Espresso risponde che farebbe parte di un altro filone delle indagini ed è stata secretata.

 

Piange al telefono Rosario Crocetta, dice di non averla sentita quella frase, se no avrebbe preso Tutino -il medico- “a mazzate”. “Vogliono uccidermi, mi hanno massacrato”. Prima si “auto sospende”  poi torna a fare la vittima: “altro che metodo Boffo, si parlerà di metodo Crocetta”. I suoi nemici -le opposizioni? il Pd? Certamente la mafia- avrebbero costruito dossier (falsi?) per far fuori lui, Rosario, omosessuale, sindaco antimafia di Gela, diventatoPrimo Presidente Comunista della Sicilia. “Delitto imperfetto”, titola il Manifesto, che non deve aver gradito il modo troppo lesto con cui Faraone ne ha chiesto le dimissioni. Il Fatto parla di “giallo” e di “intercettazione fantasma”.

 

Sì, Crocetta dovrebbe dimettersi, perché la Regione naviga alla deriva su 8 miliardi di debiti, perché il Presidente frequenta troppo e male, e perché la chiamata in correità -“Tutino me lo ha presentato Ingroia- non è un alibi. Perché ha cambiato un assessore al mese, tutti i mesi, e ci ha stremato con 3 anni di lite  con il Pd, lite di cui si capiva solo che Rosario voleva decidere tutto da solo e mentre Pd siciliano gli voleva imporre assessori che lo contenessero. Perché il vero (e solo) sostegno sociale del Governo Crocetta, la Sicindustria dell’Antimafia, è ora sfiorata dal sospetto di aver fatto affari simili a quelli di mafia e per il  Presidente, delegato alla legalità, si ipotizza il “concorso esterno”.

 

Domenica 19 andrò alla commemorazione di Borsellino. Per me sarà la prima volta: detesto quel genere di manifestazioni. Detesto che vengano chiamati “martiri”  -post mortem- quelli che hanno lottato davvero contro un’organizzazione sociale ed economica, contro una cultura e una vasta rete di complicità statali: questo è la mafia.  Mi rivolta che i killer vengono descritti come una setta malefica, oscura, e imprendibile, novelli Beati Paoli. Ci sarò perché spero che si apra un capitolo nuovo: che ora si indaghi sulla mafia nell’antimafia.  Deve pur finire il tempo dei furbi, in cui chi ha ricevuto una minaccia o s’è fabbricato un dossier, si atteggia a “eroe” e poi frequenta medici, imprenditori, politici che tutti sanno essere “amici degli amici” ma che non hanno avuto ancora alcun avviso di garanzia.

 

“Questi tedeschi sono dei sadici!, scrive Altan, “Il che dimostra che sono umani anche loro”. Ieri Angela Merkel ha detto in faccia a una bella ragazza palestinese, fuggita dal Libano, che in Germania non c’è spazio per lei. La ragazza, che aveva chiesto in un ottimo tedesco di poter almeno sperare, è scoppiata in lacrime. Angela l’ha consolata ma ha tenuto il punto. Dura lex sed lex? No, i nostri antichi riconoscevano  lo status di cives romanus a chiunque  si battesse per loro, a chi  potesse servire per render Roma grande e sicura. E questi immigrati, alcuni di loro, possono essere il nostro futuro. Come Roma insegna, come l’America ha mostrato, e l’Europa dovrebbe imparare. “Se il mondo non è un sogno, il mondo senza sogno deprime e muore”, scrive bene per Repubblica Massimo Recalcati 

 

 

La crisi greca è ora tedesca. Bene o male Tsipras se l’è cavata, almeno per il momento, ma Draghi boccia lo scholar (studioso) Schäuble perché  il Grexit è una castroneria, danneggia Europa e Germania. Altri scholar -del FMI- accusano Merkel di non capire le regole del mercato: quando un debitore non può pagare, è interesse del creditore  rimettergli parte del debito. Così va il mondo. fuori di Germania. Croce

Martiri, giudici e politici

Grecia spaccata scrive Repubblica. Come potrebbe non essere spaccata? Con il Fondo Monetario che informa “salvare Atene costerà altri 60 miliardi”. Con l’Europa della Cancelliera che promette comprensione ma solo se vinceranno i “sì” al referendum e l’emmerdeurVaroufakis se ne tornerà in America a studiare la teoria dei giochi, con funzionari e pensionati che non sanno fino a quando potranno contare sull’assegno a fine mese. Spaccata, con i sì in leggero vantaggio sui no, dicono i sondaggi. Spaccata, come spesso succede in democrazia. E domenica i greci voteranno anche per noi. E ora? Il Corriere sdoppia la coppia Alesina-Giavazzi: il primo accusa i greci di aver provocato “una caduta di fiducia in Europa tra il Nord («mediterranei pigri e inaffidabili») e il Sud («tedeschi rigidi e cattivi»)”, mentre il secondo assicura che senza tutele né diritti in Grecia tornerà il lavoro, la crescita, e forse pure la felicità. Intanto sappiamo dalla Stampa che ogni italiano è esposto per 600 euro (per via del debito greco) ma che il GrecExit ci costerebbe mille euro a testa.

 

Conseguenze sovversive”. Proprio così: il tribunale di Napoli ha scritto che la sospensione del governatore eletto della Campania, Vincenzo de Luca, decisa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi in forza di una legge dello stato, avrebbe avuto conseguenzesovversive traducendosi “in una abnorme revoca delle elezioni, o in un’estemporanea rottamazione degli organi della Regione”. Che le leggi che stiamo facendo siano pessime, lo temevo e in fondo lo sapevo da tempo. Sia il Codice di regolamentazione anti mafia, sia la legge Severino sono servite a una politica che non sa combattere mafia e corruzione e perciò si nasconde dietro sentenze e tribunali. Il risultato sono tante sentenze ammazza sentenze. “Una sospensione sospesa”, come dice Michele Ainis: “così ci siamo persi tra leggi ballerine”. Al momento De Luca guadagna punti con Renzi. A destra cresce il coro che chiede la riabilitazione di Berlusconi (può essere che la Severino valga solo per lui?) anche se mister B, avverte il Fatto e Repubblica segue, rischia di essere incastrato dalle olgettine che ha pagato per farle mentire.

 

Non nel nome di Borsellino. La figlia, Lucia, ha lasciato la giunta Crocetta “per prevalenti ragioni etiche e morali”. L’ultima mazzata gliel’avrebbero data gli arresti domiciliari per il chirurgo plastico Tutino, grande amico di Crocetta, che pare addossasse allo stato i costi degli interventi estetitci. Però la domanda che Lucia deve essersi fatta è un altra: l’antimafia serve contro la mafia o serve per la carriera di personaggi talvolta persone compromessi con la mafia?  “Non capisco l’antimafia come cateogoria e sovrastruttura sociale – dice la Borsellino a Repubblica – sembra un modo per cristallizzare la funzione di alcune persone, magari per costruire una carriera”. Già un anno fa avevo avvertito Crocetta che non poteva invocare ogni giorno i suoi meriti di Presidente anti mafia della Sicilia e poi mettersi nelle mani di Montante (ora indagato) e di industriali che vogliono sostituire l’eolico (in Sicilia, affare di mafia) con le discariche (che chissà a chi convengono). Un mese fa ho chiesto alla Bindi di smarcarsi (dal ricatto per l’affaire De Luca) e aprire un’inchiesta sulla mafia nell’antimafia.

 

Onesto ma troppo debole La pietra tombale sulla vicenda Marino l’ha forse messa Ilvo Diamanti con il suo sondaggio che oggi commenta su Repubblica. l’88 per cento dei romani crede che a Roma la mafia sia forte, l’80 che la responsabilità sia di tutte le forze politiche, il 64% ha maturato un giudizio negativo della conduzione del comune, il 52 per cento crede che Marino debba dimettersi. Anche qui, a Roma, non si vedrà la luce senza ripensare la città: quali sono le forze che impediscono il buon governo (comitati d’affari, AMA, vigili, quali?), che poteri e che controlli servono per far funzionare l’area metropolitana, come dare ai cittadini la sensazione che i servizi diventano più efficienti, come sciogliere il sodalizio tra affari e politica?  Una rifondazione dell’Urbe che faccia della questione morale la prima questione politica