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Il sangue e l’odio

Il 2017 è cominciato nel sangue. 39 morti, 69 feriti, tutti giovani che festeggiavano l’anno sul Bosforo, a Istanbul. Un babbo natale ha fatto irruzione all’una di notte in una discoteca, il club Reina, ha imbracciato un kalashnikov e ha aperto il fuoco. La Turchia laica, nata un secolo fa, purtroppo nel sangue del genocidio armeno, è stata colpita, selvaggiamente. Punito il “tradimento” di Erdogan, che aveva usato il fanatismo islamico contro i curdi, per poi allinearsi con la Russia e vantarsi, con Putin e Assad, di aver imposto la tregua ai “ribelli” siriani. Istanbul è il cuore del mondo, testimone delle più antiche civiltà, crogiolo delle tre religioni monoteiste. Cento anni fa, nel 1917, crollava l’impero ottomano e quello austriaco, la rivoluzione russa metteva fine al potere degli Zar, liberava operai e contadini soldati dalla guerra. Gli Stati Uniti uscivano dal guscio e ponevano le basi per una egemonia, che sarebbe diventata impero dopo un’altra guerra. Continua la lettura di Il sangue e l’odio

Colpo di stato, guerra civile e crisi Nato

50mila persone sospese o arrestate, Repubblica. “Epurazioni di massa dentro scuole e moschee”, La Stampa. “Erdogan caccia i professori”, Corriere. Che c’è più da dire? Erdogan sta compiendo un colpo di stato: è il suo quello vero, non il tentativo fallito dei militari. Wikileaks ha pubblicato 295mila mail dell’Akp, il partito di Erdogan. Quando saranno studiate, forse riveleranno i piani di questo golpe, preparato con tutta evidenza da tempo. Non si improvvisano liste di proscrizione nelle moschee e nelle università, fra i poliziotti e nell’esercito, fra i giudici e i giornalisti. In più il colpo di stato di Erdogan ha scatenato una guerra civile (per ora, solo per ora, virtuale). Ronde di suoi seguaci pattugliano le strade di Istanbul, un popolo di funzionari, di spie, di aspiranti Imam e di incolti docenti è pronto a occupare le caselle che le epurazioni di massa hanno lasciato vuote. Per ora l’altra parte di questa guerra civile è silente, annichilita dai fatti di venerdì scorso e dall’uso che l’Akp ne sta facendo. Ma è solo questione di tempo: reagiranno i curdi, reagiranno i turchi che non vogliono diventare wahhabiti, reagiranno generali o colonnelli che si ritenevano fiore all’occhiello della Nato e si trovano un dittatore che li porta verso un patto del Mar Nero con la Russia di Putin, domani magari anche del Mar Caspio con l’Iran. Reagiranno, prima o poi. Perché violenza e demagogia non cancellano la memoria storica. Continua la lettura di Colpo di stato, guerra civile e crisi Nato