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Doni e condoni

Finanziaria, il giorno del dubbio. “Sulla manovra il gelo dell’Europa”, titola la Stampa. “Equitalia, sconto fino al 50% – scrive Repubblica – Evasione record”. Il Corriere pubblica una analisi di Federico Fubini: “Voglia di condoni e strategia contro l’evasione”. L’autore si meraviglia che vengano quasi nascoste le cose buone contenute nella manovra. Per esempio “la fatturazione elettronica delle transazioni fra imprese private, con segnalazione digitale all’Agenzia delle Entrate a scadenze costanti”, proposta di Vincenzo Visco che è stata recepita e “potrebbe far emergere nel tempo gettito per 40 miliardi di euro”. Invece vengono “comunicate con più enfasi misure di segno opposto arrivate nella Legge di Stabilità: sanatorie e condoni come quelli che in Italia si promette sempre di abbandonare, perché minano la credibilità del Fisco e la fedeltà dei contribuenti”. “Dal governo – scrive Fubini – è filtrato che la voluntary disclosure potrebbe riguardare anche somme in contanti nascoste in Italia, non solo in conti anonimi all’estero. Fosse vero, una misura del genere aprirebbe una via di Stato al riciclaggio legale di proventi della corruzione o di altri traffici illegali”. “La stessa «abolizione» di Equitalia, in realtà un accorpamento nell’Agenzia delle Entrate dell’organismo di riscossione, contiene sconti e sanatorie perché cancella penali e interessi sugli arretrati fiscali”. “Un condono – dice Vincenzo Visco – che serve a far cassa e indebolire l’effetto deterrente dell’accertamento”. “Manovra elettorale” dice l’economista tedesco Gross. Continua la lettura di Doni e condoni

A proposito del popolo sovrano

“Sul referendum la sovranità è degli elettori”, titolo del Corriere, frase del Presidente della Repubblica. Non era poi così difficile ricordare all’ambasciatore Phillips che l’Italia è un paese sovrano e che solo i cittadini italiani decidono sulla costituzione. Ma Renzi ha taciuto. Perché Phillips è un suo amico, anzi un vicino di casa: “sono sempre quei 20 chilometri (tra Borgo Finocchietto e Rignano) ha notato Bersani. Ma soprattutto perché Renzi si sente (e così vuole essere percepito) alfiere di un confronto globale della politica e della ragione contro l’antipolitica e l’avventura. Renzi come Merkel, Hollande, Clinton e Cameron. Delirio di onnipotenza? In parte, in qualche momento torna alla memoria Berlusconi, quando vantava il ruolo decisivo che avrebbe avuto nei vertici internazionali. Ma c’è anche altro. La “politica” (sia di destra che di sinistra) da tempo ha scelto di chinare la testa davanti alla volontà delle multinazionali, dei mercati e dei signori del web, di chi preme “invio” sul tablet e muove migliaia di miliardi. Beninteso i governanti dell’occidente non sono “servi”, e poi in qualche modo noi cittadini li abbiamo votati. No, finché sono lassù, ritengono che il mondo globalizzato abbia bisogno di loro, si considerano politici del “possibile”, provano a ridurre il danno, cercano di tamponare le falle che continuamente si aprono su questa nave-mondo che proiettata verso il pensiero unico, la trasformazione del cittadino in consumatore, la fine della storia si trova a disseminare la terra di danni collaterali, fame, guerre, esodi. Funziona? Non più. Cameron, allontanato dal potere per aver perso il Brexit (e non gli è servito l’appoggio di Obama) è stato appena posto sotto accusa dal parlamento britannico per la guerra contro Gheddafi. Continua la lettura di A proposito del popolo sovrano

Il mago dell’inciucio

Complotto, poteri forti, censura? Insomma che succede? Il Machiavelli di Rignano lancia la sua campagna per il Sì, conferma che se dovesse perdere il referendum si ritirerà, annuncia che con le sue riforme ha tagliato la casta di “quelli che non vogliono perdere la poltrona” e i grandi giornali lo ignorano, lo escludono almeno dalle loro prime pagine? Il Corriere apre con “Le nuove disuguaglianze che rallentano l’Italia”. Analisi di Dario Di Vico sui dati Istat: il 62% di giovani tra i 15 e i 34 anni dipende delle famiglie, oltre due milioni le persone senza lavoro, crescono i minori in condizioni di povertà, relativa o assoluta, sempre più anziani sono costretti a lavorare o, dopo, a sostenere con la pensione figli o nipoti. Secondo Di Vico sbaglia Renzi (anche se non lo nomina) quando sostiene che con l’aumento del PIL la situazione cambierà. Perché “alla recessione non sta seguendo una ripresa degna di questo nome e nella quantità sperata”. La Stampa, invece di fare l’eco del Renzi, apre con certe valutazioni allarmanti del G7: “Brexit minaccia globale”. “4 milioni di disoccupati in Gran Bretagna, 12 miliardi di costi per l’Italia, 58 per la Germania”. Ma da dove sbuca questo rischio Brexit? Rispondo: Continua la lettura di Il mago dell’inciucio

Mobbasta. Il caffè del 21 luglio

Ieri ha fatto sentire, tuonante, la sua voce lo statista Brunetta. “Ma quale rimpasto, vogliamo un patto di legislatura”. L’alleanza Pd – PDL  una volta “di necessità, che diventa organica. Un’alleanza, cioè, che duri l’intera legislatura, offra una coperta a Berlusconi (potrebbe cadergli sul capo un nuovo processo Ruby per aver comprato il silenzio di ragazze e mezzani), traghetti il PDL verso un nuovo Partito Popolare (anche Casini sembra interessato), depuri il Pd di quei radicali liberi, ancora di sinistra, che potrebbero impedirne un sicuro approdo moderato.
La Repubblica: “Il PDL boccia il rimpasto, Letta frena”. E il ministro Zanonato promette: “In autunno via l’Imu e stop all’Iva”. Ecco il governo del fare. Senza ironia. Tutto sommato è meglio realizzare, con i pochi soldi disponibili, le promesse di Berlusconi che continuare a rinviare. Ma nuove ombre si addensano. Il Corriere della Sera titola “Federalismo, tasse record”. E si dimostra che la pressione fiscale locale è cresciuta del 500 per cento in vent’anni, che le addizionali comunali sono passate in 10 da 500 milioni a 4 miliardi, che le province spendono il 90 per cento in stipendi e affitti. Non sono dati nuovi, l’essenziale lo avevamo già letto e segnalato dal sole24Ore, e raccontano una realtà davvero allarmante. Ma sparati così dal Corriere, con Stella e Rizzo scatenati, fanno presagire che dopo gli sgravi fiscali, saranno i tagli alla spesa locale la priorità su cui dovrà misurarsi al governo.
Sempre sul Corriere, parla l’inoppugnabilmente inconsapevole Alfano e dice due cose. La prima, nel titolo: “non c’è una terza via tra questo esecutivo e il caos”. La seconda, nel cuore dell’articolo: “non vogliamo neanche pensare che si possa estromettere per via giudiziaria l’uomo più votato della storia”. Avvertimento alla Cassazione. Restituzione di favori. A Berlusconi che lo ha salvato, il vice presidente del consiglio promette protezione. Dai giudici. D’altra parte Angelo Panebianco ci spiega che così il mondo va e così deve andare. Il prestigio internazionale dell’Italia non esce bene dalla vicenda kazaka – spiega – ma neppure dal rinvio dell’acquisto degli F35. Le questioni internazionali (e le commesse militari) bisogna gestirle, tutte, lontano dai riflettori, magari con un bel segreto di stato che regga alla curiosità dei media, onde trovarsi poi a subire schiaffi (dagli americani), come nella vicenda Abu Omar.
Congresso Pd. Eugenio Scalfari, nell’omelia domenicale, si augura che non vengano presi provvedimenti per i 3 senatori che non hanno votato contro la sfiducia ad Alfano, pur essendo presenti, e per i 3 che non l’hanno votata essendo assenti. Ma poi spiega a Michele Serra che l’idea del “cambiamento” così come egli ne aveva parlato in riferimento all’89, è ormai anacronistica. Il cambiamento funziona con la modernità ma lontano da piazze e rivoluzioni, dunque nel 700 non ancora giacobino o nell’epoca d’oro della Belle Epoque. Tutto il resto è oscurità. Che dire? Da tempo non usa ispirarsi al 1917, non suona bene neppure riferirsi alle lotte sindacali e socialiste di fine Ottocento, ora sappiamo – Ratzinger lo aveva anticipato – che ci tocca maneggiare con molta prudenza anche la Grande Rivoluzione. Posso umilmente aggiungere un’esperienza personale. Uno  straordinario professore di Storia Moderna, Virgilio Titone, mi spiegava con entusiasmo come la Parigi dei caffè fosse altra cosa dalla Parigi rivoluzionaria. Ricordo però che quando alludeva alle  sue idee politiche, si definiva “borbonico” quel bravo professore.
Ancora sul congresso del Pd. #Mobbasta è un grido di dolore e un manifesto politico. I ragazzi di OccupyPd non ne possono più. Ma, come diceva il  cattivissimo istitutore de “La Corale”, “a ogni azione corrisponde una reazione” (punitiva). E la reazione dell’apparato potrebbe essere una mozione congressuale che assicuri, senza se e senza ma, pieno sostegno al Governo Letta -Alfano fino al 2015.  Non è una cattiva idea, almeno servirebbe a chiarire l’orizzonte politico nel quale ci si intenda muovere. Onde evitare vicende come quella siciliana.
Leggo dai giornali. Purtroppo non ho potuto prender parte alla riunione, alla quale ero stato invitato, della Direzione Regionale. La direzione ha intimato l’alt  al Presidente Crocetta e al Senatore Lumia. Basta con il “megafono”, formazione politica che ha affiancato il Pd in Sicilia per le elezioni al Senato, ma poi si è presentata alle amministrative talvolta con il Pd (e alle sue condizioni) talvolta in alternativa. Ma Crocetta è arrivato tardi, as usual, ha detto che non ha intenzione di farsi imporre nuovi assessori alla Regione, ha minacciato di sostenere una sua giovane candidata come segretario regionale e ha ventilato una sua sua stessa candidatura per la leadership nazionale. Qual’è il succo? Che non si è parlato di politica, che le correnti (in Sicilia più che altrove) somigliano a cordate personali, che la questione morale viene usata … per chiedere spazio vitale.   Che un bilancio del governo Crocetta non è stato tentato. Così come non è stata avviata una riflessione né sul voto politico né su quello amministrativo. In compenso i candidati a tutto sono tutti pronti.