Archivi tag: Capitale

Mala Capitale

Caffè avventuroso, oggi 21 luglio, e di nuovo scritto. Ma non volevo rinunciare a commentare la notizia del giorno.

Mettiamola così, d’ora in poi la potremo chiamare “Mala Capitale”, versione “il manifesto”, o “Mazzette capitale”, usando un titolo del Corriere, ma non più “mafia”. Almeno per qualche tempo.
Beninteso, i giudici di primo grado si sono mostrati severi. 20 anni a Carminati, il fascista che s’era messo in affari, 19 a quel tale Buzzi, che si era creato una cooperativa di ex detenuti e si faceva fotografare a cena con l’allora presidente delle coop e attuale ministro, Poletti. 10 a Panzironi, ex capo della azienda romana dei rifiuti. 8, in totale, a Odevaine che fu collaboratore di Veltroni e Zingaretti e, in ultimo, si occupava di migranti per il ministero. Continua la lettura di Mala Capitale

Sfruttamento e muri

La repubblica è fondata sullo sfruttamento del lavoro, dice Maurizio Landini in una intervista al Fatto Quotidiano. Una constatazione più che una denuncia, dopo anni e anni in cui i contratti di lavoro, il welfare, lo strapotere dei sindacati sono stati posti sotto accusa. Ma allora come meravigliarsi se tanti lavoratori svizzeri chiedono, non agli imprenditori ma allo stato, una clausola di prevalenza, di venire cioè favoriti nelle assunzioni (e protetti al lavoro) a scapito degli italiani “frontalieri”? Titola il Corriere: “Prima gli svizzeri? Il 58% vota sì. Il Canton Ticino vuole meno italiani”. Spiegano i giornali che senza questi italiani, che vanno giù e sù per la frontiera, l’economia svizzera crollerebbe. Vero. Ma è vero anche che gli imprenditori che hanno aperto la ditta dalle parti di Lugano pagano un buon 20% di tasse in meno di quante non ne pagherebbero nel varesino o nel comasco. Mentre i lavoratori che si spostano ogni giorno dall’Italia alla Svizzera costano a quegli imprenditori il 30% in meno. Sono repubbliche, le nostre, fondate sullo sfruttamento e sulla delocalizzazione. Dei capitali e del lavoro. I cittadini elettori si sentono dire da decenni che lottare, scioperare, prendere la tessera di un sindacato serve a poco. Per via della crisi, o semplicemente perché così funziona il “sistema”. Perché il capitale ha più diritti del lavoro. Soldi e prodotti corrono per il mondo, i migranti restano imprigionati dai muri a Calais, in Ungheria o sul Brennero. Dunque non resta che cercare un muro dietro cui ripararsi. Continua la lettura di Sfruttamento e muri

La vita è bella(se ci ribelliamo)

C’è l’accordo, ha detto poco fa, che sono quasi le 9, il premier belga. Ma questa notte non si cancellerà, nè le metafore guerresche usate dai giornali: “Grecia al muro” Repubblica e Corriere. “Colonia d’Europa” il Fatto. La Germania invade la Grecia”, il Giornale. Per il Guardian “L’Europa si vendica di Tsipras”. Liberation si chiede “A che gioco gioca la Germania” “Incerto il futuro della Grecia nell’euro per le pressioni tedesche”, Financial Times. Molti ckiccano l’hashtag #ThisIsACoup, “è un colpo di stato”. In una notte, senza più mediazioni o infingimenti, si è voluta imporre alla all’Europa e alla Grecia la legge tedesca. “Stanno uccidendo il progetto europeo”, scrive Krugman New York Times.

Il catalogo delle crudeltà, come l’ha definito SpiegelOnLine è vario: dall’introduzione dei licenziementi collettivi e di un’IVA ancora più alta, all’istituzione di un fondo di garanzia con i proventi delle privatizzazioni controllato dall’euro gruppo, all’obbligo al Parlamento greco di approvare le misure in 2 giorni. Pare che Tsipras si sia sfilata la giacca: “prendete pure questa”. Duro battibecco tra Draghi e Schäuble con il tedesco che sbotta: “non prendermi per stupido”. Schäuble vuole che la BCE lasci fallire le banche greche, Draghi teme per l’euro zona Merkel, la mediatrice, si accontenterebbe solo di deporre il governo Tsipras. Così la Bild titola: “Tsipras va verso le elezioni”.

In tutto questo c’è un nugolo di zombie che blatera in televisione e dilaga nella rete, pretendendo che questa crisi sia un affare di debiti non pagati, di cicale imprevidenti e di formiche risentite. Invece è una crisi politica. Per la terza in cento anni il Volk tedesco, cioè “lo spirito del popolo-nazione che, diventa identità divina, organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo” (manifesto di Ventotene!) si impone all’Europa tutta. Si illudono quelli che ammiccano narrando che dopo la conclusione, quale che sia, della crisi greca sapremo riportare la Germania sulla retta via. Noi chi? Francia, Italia e Spagna che non hanno elaborato alcun progetto? Il socialista tedesco Gabriel che conosceva e aveva condiviso l’obiettivo vero della trattativa, cioè cacciare la Grecia? L’Europa è già un protettorato tedesco.

Certo,nulla è perduto se esistono uomini liberi. La vita è bella”, scriveva Trotsky il 27 febbraio del 1940 sei mesi prima che Stalin lo facesse ammazzare. E Spinelli, nel 1941, quando i fascismi stavano vincendo la guerra, scommetteva che il “valore permanente dello spirito critico” avrebbe vinto “contro il dogmatismo autoritario”. Al contrario la politica come gioco, pura ricerca del potere, intenta solo a gonfiare i vantaggi per la propria parte e ridurre le perdite, finisce più spesso nella vergogna di Monaco -quando Regno Unito, Francia e Italia autorizzarono la presa nazista della Cecoslovacchia. O nell’orrore di Srebenica, con caschi blu Onu, comandante bosniaco sul campo Oric, autorità di Sarajevo che dissero “a me che importa”, magare pure mi conviene, preparando così il massacro dal generale serbo Mladic.

Il re è nudo Oggi le polemiche sulle debolezze del governo, la soap opere sul Pd o su Mafia Capitale, persino lo scontro sull’agenda parlamentare -se si debba sistemare solo la Rai o si possa decidere prima dell’estate sulle unioni civili, tutto questo non mi pare più aver senso. Se manca una visione dell’Europa, del mondo intorno e dell’Italia in Europa. Una visione e un’ispirazione. Una parola che cacci i mercanti dal tempio. Della politica. La vita è bella?Spirito critico contro dogmatismo autoritario? Avanti, vediamo!