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Crisi di Panico

Crisi di panico, titola il manifesto. Mentre il governo otteneva la fiducia dal Senato, l’appena confermato Ministro del lavoro spiegava che si voterà a marzo perché bisogna far slittare i referendum della Cgil. Non conosco Poletti, visto in televisione non mi sembra un’aquila, ma purtroppo la Stampa attribuisce un pensiero analogo anche all’esule di Pontassieve: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul jobs act”. Meglio elezioni avvelenate, dunque con l’inevitabile nuovo scontro fra opposti populismi, che far pronunciare gli elettori sul jobs act. Pazzia! Intanto davanti a Montecitorio alcuni sedicenti “cittadini” mettevano in scena “l’arresto” dell’ex deputato, Osvaldo Napoli. Continua la lettura di Crisi di Panico

La destra prova a reagire

“Mi ricandido”, la quarta volta di Angela Merkel, Corriere della Sera. Ancora Lei, dopo 11 anni. Con l’endorsement di Barack Obama e la speranza della destra tedesca che la cancelliera sappia ancora tener testa all’estrema destra. Sia chiaro, è l’unica statista che abbiamo in Europa. Ma ha delle grandi colpe. Ha convinto i suoi connazionali che i paesi del sud, quelli che si godono le brezze mediterranee, lavorano poco e campano a debito. Solo il popolo tedesco, con i suoi sacrifici, porterebbe sulle sue spalle il peso dell’Europa. Così ha nascosto che grazie all’Euro e la politica del pareggio di bilancio, la Germania stava riempiendo le sue casse di riserve valutarie e capitali. Non ha spiegato che la sua egemonia sull’Europa stava donando alla Germania quello che il Reich non era riuscito a strappare con due guerre: una disponibilità finanziaria all’altezza del potenziale industriale. Ma così un buon affare potrebbe essere avvertito dai tedeschi come un sacrificio. Ha accolto migranti siriani, colti e disperati – anche questo un buon affare – ma quando la polizia tedesca ha allentato la guardia, lasciando la piazza di fine anno a orde di immigrati repressi e misogini, quel buon affare è parso ai tedeschi un errore. Ha puntato su Cameron e si è trovata la Brexit. Perderà la spalla Hollande, altro cavallo perdente. Ha aperto ai confratelli dell’est, come lei vittime della memoria sovietica, e si è trovata Orban. Ha appoggiato Maidan (la rivoluzione ucraina) ed è finita in rotta di collisione con Putin, fornitore di gas e prezioso partner commerciale. Ha affermato un’idea della destra, ma se ne trova una molto diversa, quella di Trump. Ha lasciato che i suoi ministri criticassero Draghi, che pure ha salvato l’Europa a guida tedesca. Ha affondato la Grecia senza onore né ragione. Puntava Renzi e lo ha scoperto inaffidabile. Il suo populismo, tedesco e prudente, rischia di non essere più compreso in Germania. Continua la lettura di La destra prova a reagire

Un governo in confusione

Trump rimonta, sale la paura. La paura di cui parla Repubblica sarebbe quella dei mercati, ai quali – si sa – non piacciono le incertezze in politica né i cambiamenti bruschi. “Milano in caduta con le banche”, dice il Sole24Ore. La borsa di Milano ha perso il 2,51%. Però in America Lei reagisce con grinta. Era bella stasera, determinata, sicura e pacata, intimamente convinta che non si possa dubitare dell’urna quando l’alternativa ha il volto di un individuo che disprezza le donne e non paga le tasse, detesta musulmani, messicani e afroamericani (poveri). Dopo Michelle, Barack Obama è sceso in campo per lei. Il Commander in chief è diventato Campaigner in chief, secondo la CNN. Sanders promette tasse per i ricchi, a cominciare da Donald e pensa di poter condizionare Hillary. La quale, a sei giorni dal voto, è corsa in Arizona, in terris infidelium, perché vuole strapparla ai repubblicani. D’altra parte anche George W. Bush potrebbe votare Clinton, ha detto un suo nipote. E allora, perché tanta preoccupazione? Perché gli addicted della politica, sia che il loro mestiere sia farla la politica sia che si limitino a interpretarla, molte volte non si accorgono dei cambiamenti, della lama di fondo che percorre e orienta la pubblica opinione. E se fosse una di quelle volte? Continua la lettura di Un governo in confusione

A quel paese!

La lettera UE: impegni non rispettati. La Stampa. “Manovra, ultimatum UE”, Repubblica. “Europa, Renzi pronto al veto”, Corriere della Sera. Ultimatum, veto, davvero siamo a questo? E perché? Per poter elargire qualche mancia elettorale ai pensionati, ai dipendenti pubblici, alla Coldiretti? Perché dopo essere saliti sulla portaerei Garibaldi, Hollande e Merkel hanno lasciato Renzi in anticamera durante il vertice di Bratislava? Davvero non capisco la politica del nostro governo. Che l’Europa avesse intrapreso una strada senza sbocco era chiaro da anni. La Grecia umiliata dalla Troika, la Spagna, che aveva licenziato e sfrattato i nuovi poveri per essere la prima della classe, ma si è poi divisa a tal punto da non riuscire a formare un governo, gli inglesi che hanno disarcionato Cameron e fatto saltare i ponti sulla Manica, i fascisti dell’est Orban e Kaczynski che prendono sussidi e aiuti ma continuano a ricattarci. E noi? Zitti, pensando di essere furbi. Perché loro sono loro, noi no, siamo diversi. Abbiamo fatto i compiti, noi. Angela di qua, Angela di là. Fino a quando il giudizio di Dio, sollecitato con il referendum, non ha rischiato di trasformarsi in una bocciatura del governo in carica. Allora basta: muoia la Merkel e con lei l’Europa. Ma fino al voto perché, nonostante la vignetta di Plantu su Le Monde contrapponga Renzi con il suo “plan B” a un Hollande “Plombé”, plumbeo, con al collo la corda della sua impossibile rielezione, il nostro governo non ha in realtà alcun piano: solo tattica e improvvisazione. Continua la lettura di A quel paese!

Dei migranti e del clima

L’Europa deciderà dopo il voto. Sulla manovra. È il titolo del Corriere della Sera. Le osservazioni arriveranno oggi, il Governo non risponderà formalmente, ma sta già cercando di aggirare l’ostacolo “blindando” alcune misure discusse, tagli tutti da verificare ed entrate una tantum, nel decreto fiscale che ha presentato a parte. In tal modo conta di “alleggerire” la manovra tendendola più potabile per la Commissione europea. “Braccio di ferro con la UE”. titola la Stampa, “L’Italia aumenta i tagli per evitare il richiamo”. Tutto questo, sotto traccia, la narrazione, ad usum referendarium, resta un’altra. Il raduno per il Sì convocato per sabato 29 diventerà una manifestazione a sostegno del Governo Renzi e della sua gloriosa battaglia contro l’Europa dello zero virgola e dell’egoismo nazionale sui migranti. Prevedo che la Commissione europea e il Governo tedesco lasceranno fare, perché temono le possibili conseguenze di un cambio del cavallo a Palazzo Chigi. Più tardi presenteranno il conto. Continua la lettura di Dei migranti e del clima