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Renzi prende tre sberle

Banche, Onu e Migranti: Renzi prende tre sberle, scrive il Fatto Quotidiano. È vero o non è vero? Sulle banche, toni a parte, concordano tutti. “Merkel frena Renzi”, Repubblica. “Sfida sulle banche tra Roma e Berlino”, Corriere. Ricordo i fatti: le banche italiane sono in sofferenza, come si vede – se non altro – dall’andamento della borsa di Milano, e il governo vuole “salvarle”. Lo farebbe con soldi dei contribuenti italiani ma chiede all’Europa di poter infrangere la regola del bail in, secondo cui prima che uno stato paghi, devono pagare, se non i piccoli correntisti, almeno gli azionisti e i possessori di obbligazioni. Il governo teme di essere travolto dalla rabbia dei piccoli investitori sul lastrico. Merkel risponde: “non cambiamo le regole ogni due anni”, la Stampa. Quale sia la replica di Palazzo Chigi si evince dalla prima pagina del Sole24Ore: “banche tedesche vulnerabili”, secondo un rapporto del Fondo monetario internazionale. Vulnerabili perché hanno in pancia più derivati di quanto non ne abbiano le italiane. Mal comune mezzo gaudio? Non vedo il gaudio: un intervento europeo su tutte le sofferenze bancarie, che venisse a sommarsi a quel che già fa la BCE, dandogli denaro a tassi negativi, avrebbe un impatto fortissimo sulle finanze pubbliche e sulla pubblica opinione. Continua la lettura di Renzi prende tre sberle

Petrolio in mare, sentenze prescritte

Petrolio in mare. Allarme in Liguria. Spiagge a rischio. Oggi è questo il titolo di Repubblica. Che ne dite? Era così insensato dare un piccolo segnale con il referendum del 17 aprile? Badate, io credo che ipostatizzare l’ambientalismo – e lo stesso discorso vale per pacifismo, moralismo, femminismo, persino per certe filosofie vegetariane – significhi diffondere una gramigna infestante ai danni del sapere, della ricerca scientifica, di ogni teoria e di ogni pratica che si proponga di cambiare – in meglio – il nostro mondo. Se poi penso alle cause della crisi della sinistra, osservo come almeno da trent’anni quegli ismi abbiano sostituito la speranza – o la velleità – di darsi una visione dello stato presente delle cose e di proiettarla verso la costruzione di un futuro più giusto. Però, dall’altro lato, una politica iper realista, che si riduce a mera gestione tattica dei rapporti di forza, non mi appare meno infestante e devastante: un nulla che tutto divora, come nella Storia Infinita. Ce la faremo a riconnettere l’analisi con l’utopia, il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà? Continua la lettura di Petrolio in mare, sentenze prescritte