Petrolio in mare, sentenze prescritte

Petrolio in mare. Allarme in Liguria. Spiagge a rischio. Oggi è questo il titolo di Repubblica. Che ne dite? Era così insensato dare un piccolo segnale con il referendum del 17 aprile? Badate, io credo che ipostatizzare l’ambientalismo – e lo stesso discorso vale per pacifismo, moralismo, femminismo, persino per certe filosofie vegetariane – significhi diffondere una gramigna infestante ai danni del sapere, della ricerca scientifica, di ogni teoria e di ogni pratica che si proponga di cambiare – in meglio – il nostro mondo. Se poi penso alle cause della crisi della sinistra, osservo come almeno da trent’anni quegli ismi abbiano sostituito la speranza – o la velleità – di darsi una visione dello stato presente delle cose e di proiettarla verso la costruzione di un futuro più giusto. Però, dall’altro lato, una politica iper realista, che si riduce a mera gestione tattica dei rapporti di forza, non mi appare meno infestante e devastante: un nulla che tutto divora, come nella Storia Infinita. Ce la faremo a riconnettere l’analisi con l’utopia, il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà?

Io li rispetto, attendo le sentenze. Secondo il Corriere “Renzi frena le polemiche sui giudici”. Bene, ma come presidente del consiglio e segretario del principale partito, egli avrebbe il dovere di aiutare i giudici, affinché possano emettere queste benedette sentenze. Sembra essersene reso conto e, con uno dei suoi annunci, aveva messo Gratteri a capo di una task force per “far funzionare la giustizia”. Relazione depositata 16 mesi fa ma – dice Gratteri al Fatto – “a occhio, han recepito circa il 5% del nostro lavoro”. Che cosa proponeva Gratteri? Pene più alte per il voto di scambio politico-mafioso e i reati ambientali, che il countdown della prescrizione si fermi dopo una condanna in primo grado, che sia mantenuta – anzi estesa – la facoltà del magistrato di disporre intercettazioni, punendo duramente la diffusione di quelle diffamatorie o irrilevanti per costruire la prova. Se ne è fatto qualcosa? No, niente.

L’appello di 56 costituzionalisti per il No al referendum di ottobre, sfonda anche il muro di Repubblica e scala pagina 8. Dice Valerio Onida – uno dei firmatari – “la riforma non raggiunge l’obiettivo di superare il bicameralismo perfetto. Crea una camera debolissima – il Senato – priva di poteri significativi. Taglia le ali alle Regioni tornando a uno statalismo che ha già fatto danni nel paese, è demagogica, afferma di voler tagliare i costi della politica – così sono “chiacchiere da bar” dice Onida – ma taglia la rappresentanza democratica”. Non è così? Non si riduce con la riforma (e l’annesso italicum) l’esercizio della democrazia alla semplice elezione di un premier, di un governatore e di un sindaco? Il Nuovo Stato che si evince dalla riscrittura di 47 articoli della Costituzione, è o non è più centralista? A che serve un Senato debolissimo (che non rappresenta i governi regionali ma i partiti locali) se non a complicare l’iter legislativo e a nascondere la modifica della forma del governo, cioè la creazione di un premierato surrettizio? Forza, amici costituenti – dico Boschi, Finocchiaro, e i consulenti Ceccanti, D’alimonte – venite a discuterne, anche con me, davanti a qualsivoglia platea.

Merkel came back. É tornata la cancelliera. Erdogan le ha riservato un’accoglienza turca, con migranti vestiti di fiori che somigliavano ad amerindi in festa alla corte dei conquistadores. E lei ha promesso “zone di sicurezza in Siria”. Cosa che, dalla Turchia, vuol dire cacciare i combattenti curdi dalle loro terre ai confini, far arrivare l’esercito di Ankara, magari fiancheggiato da turcomanni islamisti, e rinchiudere là i profughi siriani, tenendoli in ostaggio finché la guerra non sarà finita con la spartizione di Siria e Iraq in un area ad influenza sciita e iraniana e un’altra sunnita e saudita. Intanto Al Bagdadi migrerà con le sue canaglie in Libia, farà proseliti in Tunisia e Algeria. Noi europei del sud ci troveremo in prima linea. Angela Merkel resterà, invece, arbitro a Berlino, dove i socialdemocratici si sono suicidati e dove oggi Obama dirà che gli USA hanno bisogno della Germania, come argine alla Russia e partner per imporre i trattati sul libero commercio chiesti dalle multinazionali.

Broccoli cinesi, fragole egiziane, basilico indiano viaggeranno senza intralci, fino a raggiungere le nostre tavole. Noi europei dovremo, invece, subire controlli alle frontiere, non solo quelle esterne ma anche quelle interne, tra un paese e l’altro dell’Unione. Siriani, Curdi Somali li riuniremo in grandi Guantanamo a cielo aperto, li faremo guardare a vista da mercenari – turchi o libici – che pagheremo a peso d’oro. Cresceranno le sette dei Nemici Della Civiltà e diffonderanno la loro ideologia. Solo piccoli gruppi di dissidenti terroristi, che la polizia mondiale braccherà senza sosta, mentre noi, nella bella cucina, prepareremo sushi con tonno giapponese, mangeremo uva in primavera e caviale tutto l’anno. Alzando gli occhi, vedremo grate di carbonio alle finestre, acuendo l’udito udremo il rumore ovattato delle esplosioni, e sotto il lavello terremo un kit chimico d’emergenza per decontaminare – alla bisogna – acqua e cibo. Bunuel l’aveva intuito, nel Fascino discreto della borghesia.

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