Archivi tag: petrolio

A proposito di fake news, violazione del segreto e denunce degli abusi

Prodi e Boldrini, sul carro

Il mare e il cielo terso di dicembre. Davanti ai miei occhi le coste siciliane e l’Etna con la cima già coperta di neve. Girare l’Italia per il No ha i suoi doni. Anche Prodi alle fine ha detto Sì. A Renzi. Certo non gli piace, e definisce “modesta” la riforma imposta dal premier, né accetta la “rissa che ha indebolito l’Italia all’estero per ragioni di politica interna”. E chi l’ha provocata, per ragioni di politica interna, se non l’inquilino di Palazzo Chigi, che ne ha fatto l’alibi e la bandiera del suo governo? Meglio succhiare l’osso che il bastone. A questo si è ridotto il fondatore (insieme a D’Alema) dell’Ulivo. Rispetto la sua scelta, come quella di qualche amico, che da giovane era stato rivoluzionario e ora teme che Trump, la Brexit, il peso troppo grande di Putin, la crisi della mondializzazione finanziaria e dell’illusione che con essa crescessero anche i diritti, che tutto ciò possa minacciare la sua tranquilla vecchiaia. Continua la lettura di Prodi e Boldrini, sul carro

La riforma dei voucher

Due italiani rapiti in Libia, Corriere. Può essere stato un “incidente”, un gruppo di banditi del deserto che aveva bisogno di soldi. In tal caso dovremo tirarli via al più presto, Bruno Cacace e Danilo Calonego. Prima che i rapitori li vendano a altri malintenzionati. Può essere invece un ricatto: si sa che le tribù della zona, molto a sud della Libia e al confine con l’Algeria, si dicono alleate del governo di Tripoli, quello “appoggiato” dalla “comunità internazionale”. E allora? Può darsi che per Tripoli il rapimento sia un modo per chiedere all’Italia più impegno nella guerra, non tanto contro l’Isis ma piuttosto contro il generale Haftar, che ha recentemente occupato i terminali del petrolio. Proprio oggi a pagina 4 su Repubblica trovo un’intervista di Paolo Gentiloni: “In Libia trattare anche con Haftar”. Una svolta che potrebbe non essere piaciuta al governo “legittimo”. Infine, non è da escludere che il rapimento sia opera di Al-Qaeda per il Maghreb; l’ipotesi peggiore per i nostri connazionali. “Il pericolo in un paese senza legge”, è il titolo del “pezzo” per la Stampa di Domenico Quirico: “I sedicenti governi di Tripoli di Bengasi di Misurata con cui fingiamo di avere fitti e normali rapporti diplomatici come con la Svizzera o la Bolivia altro non sono che formazioni banditesche di dimensioni maggiori di quelle tribali e con appetiti più smisurati”. Continua la lettura di La riforma dei voucher

Renzi prende tre sberle

Banche, Onu e Migranti: Renzi prende tre sberle, scrive il Fatto Quotidiano. È vero o non è vero? Sulle banche, toni a parte, concordano tutti. “Merkel frena Renzi”, Repubblica. “Sfida sulle banche tra Roma e Berlino”, Corriere. Ricordo i fatti: le banche italiane sono in sofferenza, come si vede – se non altro – dall’andamento della borsa di Milano, e il governo vuole “salvarle”. Lo farebbe con soldi dei contribuenti italiani ma chiede all’Europa di poter infrangere la regola del bail in, secondo cui prima che uno stato paghi, devono pagare, se non i piccoli correntisti, almeno gli azionisti e i possessori di obbligazioni. Il governo teme di essere travolto dalla rabbia dei piccoli investitori sul lastrico. Merkel risponde: “non cambiamo le regole ogni due anni”, la Stampa. Quale sia la replica di Palazzo Chigi si evince dalla prima pagina del Sole24Ore: “banche tedesche vulnerabili”, secondo un rapporto del Fondo monetario internazionale. Vulnerabili perché hanno in pancia più derivati di quanto non ne abbiano le italiane. Mal comune mezzo gaudio? Non vedo il gaudio: un intervento europeo su tutte le sofferenze bancarie, che venisse a sommarsi a quel che già fa la BCE, dandogli denaro a tassi negativi, avrebbe un impatto fortissimo sulle finanze pubbliche e sulla pubblica opinione. Continua la lettura di Renzi prende tre sberle

Quando passa ride tutta la città

I gufi sono il settanta per cento. Proprio così: il 72% degli italiani ritiene che l’occupazione in Italia “non sia ripartita”. Il 68 che sia aumentato il fenomeno del lavoro nero, il 73 che ci sia oggi più precariato. Quanto al jobs act, per il 32% ha peggiorato la situazione del lavoro, solo per il 6 l’ha migliorata mentre un 39% pensa che sia troppo presto per dirlo. E per i giovani? Il 67% vede nero: il futuro sarà peggiore, per il 19% non sarà migliore dell’oggi. Dati offerti dal sondaggio Demos Coop, illustrati per Repubblica da Ilvio Diamanti. Matteo Renzi ha così scoperto che l’Italia è un paese di Gufi. Inutile scapicollarsi a Reggio – foto con i bronzi di Riace – per ripetere: “L’italia riparte”. Controproducente la furtiva apparizione alla stele che ricorda a Palermo il massacro di Pio La Torre e Rosario Di Salvo per dire, come un qualunque politicante dell’area grigia: “La Mafia unisca e non divida”. Continua la lettura di Quando passa ride tutta la città

Petrolio in mare, sentenze prescritte

Petrolio in mare. Allarme in Liguria. Spiagge a rischio. Oggi è questo il titolo di Repubblica. Che ne dite? Era così insensato dare un piccolo segnale con il referendum del 17 aprile? Badate, io credo che ipostatizzare l’ambientalismo – e lo stesso discorso vale per pacifismo, moralismo, femminismo, persino per certe filosofie vegetariane – significhi diffondere una gramigna infestante ai danni del sapere, della ricerca scientifica, di ogni teoria e di ogni pratica che si proponga di cambiare – in meglio – il nostro mondo. Se poi penso alle cause della crisi della sinistra, osservo come almeno da trent’anni quegli ismi abbiano sostituito la speranza – o la velleità – di darsi una visione dello stato presente delle cose e di proiettarla verso la costruzione di un futuro più giusto. Però, dall’altro lato, una politica iper realista, che si riduce a mera gestione tattica dei rapporti di forza, non mi appare meno infestante e devastante: un nulla che tutto divora, come nella Storia Infinita. Ce la faremo a riconnettere l’analisi con l’utopia, il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà? Continua la lettura di Petrolio in mare, sentenze prescritte

Un papa e un premier

Un aperitivo rapido al posto del caffè! “Non siete soli”, dice il Papa ai profughi ammassati a Lesbo, poi alza la voce: “L’Europa mostri solidarietà e rispetto”. Che differenza con l’enfasi dei quotidiani in edicola, che celebrano lo statista Renzi. “Migranti. Avviso all’Austria”, Corriere. “Renzi sfida la Ue: soldi a chi frena le partenze”, Stampa”.

“Eurobond ai paesi africani”, scrive Repubblica. Beninteso, se Renzi dice che bisogna investire in Africa, che bisogna aiutare chi si prenda il compito di regolare il flusso migratorio il più vicino possibile dai paesi che i profughi sono costretti a lasciare, io sono d’accordo con lui. I guai vengono subito sopra o subito sotto il titolo gridato: Soldi alla Siria come alla Turchia, il deal è questo? Continua la lettura di Un papa e un premier

“Ora basta intercettazioni”

Rottura, crisi, l’Italia alza il tito con l’Egitto. É questo il titolo dei titoli. “Dopo l’ennesima presa in giro – scrive Toscano per Repubblica – il ministro Gentiloni, ritirando l’ambasciatore, segnala che l’Italia non ha alcuna intenzione di essere «comprensiva». É già qualcosa e il ministro degli esteri, Gentiloni, sta facendo la sua parte. Tuttavia il caso Regeni è diventato un caso egiziano – penso che a Giulio avrebbe fatto piacere – e molte famiglie, nel nome del ricercatore italiano, ora denunciamo torture, vessazioni, sparizioni e assassinii del regime. Regime di cui al Sisi è solo il volto, perché siamo in presenza – scrive ancora Toscano – di “un dittatore collettivo”, le forze armate, che spalleggiavano Mubarak e che si sono riprese il potere dopo la primavera araba e il fallimento dei fratelli musulmani al governo. Non è facile. Eni farà pressioni, Renzi cercherà di riannodare con al Sisi. Dovremmo capire che in Medio Oriente un regime dispotico e repressivo non è mai la soluzione e spesso diventa il problema. Continua la lettura di “Ora basta intercettazioni”

Il declino di un leader

Se è reato sbloccare le opere, sì lo sto commettendo, dice Renzi al Nazareno. A Palazzo Chigi, intanto, tre magistrati interrogano Maria Elena Boschi: non per parlare di politica ma per sapere se l’ex ministro Guidi, se i manager della Total o altri intermediari, esercitarono pressioni su di lei – come sembra trasparire dalle intercettazioni – per ottenere l’emendamento imposto dal governo e votato dal Parlamento. La ministra nega le pressioni, non gli incontri. “Parlai con Guidi, è il mio compito”, dice loro non è indagata, solo “persona informata dei fatti”. Innocente fino a prova contraria. Tuttavia lo storytelling del premier, “noi sblocchiamo l’Italia, altro che favorire lobby o comitati d’affari” cade nel vuoto: a Palazzo Chigi si stanno accertando fatti, mentre al Nazareno si agitano intenzioni politiche. Continua la lettura di Il declino di un leader