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Toschi e Foschi

“Tempi foschi per color che non sono Toschi”, dice il Renzi di Giannelli dallo schermo del carRAI 1. La notizia è che il premier ha scelto i comandanti della polizia, della guardia di finanza e dei servizi segreti. Resteranno in carica solo per 2 anni, perché – ha spiegato Renzi – nel 2018 si vota e il nuovo governo deve poter promuovere altri comandanti di sua fiducia. Dunque spoils system: gli italiani eleggono direttamente un premier, il premier ha poi il diritto di comportarsi come un dittatore eletto e dunque portarsi chi vuole al vertice dello stato. Può funzionare? Non può. E si vede bene dalle ultime nomine. Il termine “Toschi”, usato da Giannelli, allude ai toschi cioè toscani, ovvero al “giglio magico” che spadroneggia nella pubblica amministrazione, ma anche al generale Toschi, nuovo capo della guardia di finanza, la cui nomina sarebbe stata sconsigliata dal Presidente della Repubblica sia perché era stato accusato di appropriazione indebita e arrestato, sia perché egli stesso – il generale – avrebbe fatto parte di un gruppo di militari vicini al premier che aveva già provato ad imporre un suo uomo al vertice della finanza. Infine carRai, cioè Carrai, l’uomo che Renzi voleva al vertice della cybersecurity e che, nonostante l’avviso contrario di Mattarella, si porterà comunque a Palazzo Chigi come consulente e gli farà fare quel lavoro. Lo stato diviene bottino di uno solo che oggi non è stato neppure eletto e in futuro lo sarà, ma in forza di una legge truffaldina. Continua la lettura di Toschi e Foschi

Petrolio in mare, sentenze prescritte

Petrolio in mare. Allarme in Liguria. Spiagge a rischio. Oggi è questo il titolo di Repubblica. Che ne dite? Era così insensato dare un piccolo segnale con il referendum del 17 aprile? Badate, io credo che ipostatizzare l’ambientalismo – e lo stesso discorso vale per pacifismo, moralismo, femminismo, persino per certe filosofie vegetariane – significhi diffondere una gramigna infestante ai danni del sapere, della ricerca scientifica, di ogni teoria e di ogni pratica che si proponga di cambiare – in meglio – il nostro mondo. Se poi penso alle cause della crisi della sinistra, osservo come almeno da trent’anni quegli ismi abbiano sostituito la speranza – o la velleità – di darsi una visione dello stato presente delle cose e di proiettarla verso la costruzione di un futuro più giusto. Però, dall’altro lato, una politica iper realista, che si riduce a mera gestione tattica dei rapporti di forza, non mi appare meno infestante e devastante: un nulla che tutto divora, come nella Storia Infinita. Ce la faremo a riconnettere l’analisi con l’utopia, il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà? Continua la lettura di Petrolio in mare, sentenze prescritte

Rubano senza più vergogna

Torna il caffè, dopo due giorni di silenzio. L’altro ieri, impegnato a seguire per Left le primarie nello stato di New York, mi ero semplicemente dimenticato di scriverlo. Ieri mi sono chiesto come mai me ne fossi dimenticato e ho preferito riflettere, piuttosto che scrivere. Torna il caffè, ma con una formula che forse troverete più “soggettiva”. Perché i giornali mi sembrano ormai del tutto coinvolti dalla crisi delle classi dirigenti, le scelte quotidiane – prime pagine, titoli, commenti – mi appaiono meno pensate e a volte casuali: mi pare non abbia più senso inseguire un pensiero che non c’è. Inoltre la mia visione del mondo – weltanschauung, se preferite – non è più così originale e minoritaria come un tempo. Vive in quelli che Paolo Franchi chiama, oggi per il Corriere, tentativi “sporchi” di organizzare una sinistra – da Sanders a Corbyn a Iglesias -, echeggia in certe proposte del capitalismo più innovativo, si fa strada persino in qualche università. Perciò vale meno la spesa che fare i conti, tutti i giorni, con le sciocchezze – luoghi comuni e tabù – di un pensiero dominante, sempre meno dominante. Continua la lettura di Rubano senza più vergogna

Renzi perderebbe il ballottaggio

Renzi 48,2%, Di Maio 51,8%. Se si votasse oggi con il giudizio di Dio, il ballottaggio-plebiscito previsto dall’Italicum, finirebbe così. Il sondaggio Demos lo trovate su Repubblica a pagina 4, con richiamo in prima, ma un po’ nascosto per non dispiacere al premier. Il quale risponde intensificando, e articolando, l’attacco ai magistrati: “Potenza, l’affondo di Renzi”, titola il Corriere. “Renzi grida al complotto e vuole il bavaglio sulle intercettazioni”, secondo il Fatto. La Stampa annuncia “Davigo alla guida dei magistrati e bacchetta Renzi: ci rispetti!”

I sondaggi. Se si votasse oggi il Pd otterrebbe il 30,1% dei voti – contro il 40,8 delle Europee, M5S totalizzerete il 27,3. Forza Italia al 12, scavalcata dalla Lega al 13,5. Sinistra Italiana al 5,5%. Quanto al giudizio sul governo, il 45% degli intervistati risponde che “ha troppi conflitti d’interesse e dovrebbe dimettersi”, il 41 che “ha qualche conflitto d’interesse ma non dovrebbe dimettersi”, l’8% che non c’è alcun conflitto. Per quel che riguarda il malaffare, solo il 9% degli intervistati sceglie il Pd come forza più credibile contro la corruzione, il 31% indica il M5S e un 41% boccia tutti, partiti e movimenti. Continua la lettura di Renzi perderebbe il ballottaggio