Toschi e Foschi

“Tempi foschi per color che non sono Toschi”, dice il Renzi di Giannelli dallo schermo del carRAI 1. La notizia è che il premier ha scelto i comandanti della polizia, della guardia di finanza e dei servizi segreti. Resteranno in carica solo per 2 anni, perché – ha spiegato Renzi – nel 2018 si vota e il nuovo governo deve poter promuovere altri comandanti di sua fiducia. Dunque spoils system: gli italiani eleggono direttamente un premier, il premier ha poi il diritto di comportarsi come un dittatore eletto e dunque portarsi chi vuole al vertice dello stato. Può funzionare? Non può. E si vede bene dalle ultime nomine. Il termine “Toschi”, usato da Giannelli, allude ai toschi cioè toscani, ovvero al “giglio magico” che spadroneggia nella pubblica amministrazione, ma anche al generale Toschi, nuovo capo della guardia di finanza, la cui nomina sarebbe stata sconsigliata dal Presidente della Repubblica sia perché era stato accusato di appropriazione indebita e arrestato, sia perché egli stesso – il generale – avrebbe fatto parte di un gruppo di militari vicini al premier che aveva già provato ad imporre un suo uomo al vertice della finanza. Infine carRai, cioè Carrai, l’uomo che Renzi voleva al vertice della cybersecurity e che, nonostante l’avviso contrario di Mattarella, si porterà comunque a Palazzo Chigi come consulente e gli farà fare quel lavoro. Lo stato diviene bottino di uno solo che oggi non è stato neppure eletto e in futuro lo sarà, ma in forza di una legge truffaldina.

Il sondaggio Ipsos. Se si votasse oggi dice Pagnoncelli, il Pd otterrebbe il 31,1%, il M5S il 29,1, le destre unite il 28,9. Almeno tre soggetti, dunque, uno dei quali verrebbe tagliato fuori dal doppio turno nazionale. E al ballottaggio, nello scontro fra i primi due, il Pd prevarrebbe di misura contro i 5 Stelle, con il 51,2 contro il 48,8%. Naturalmente è possibile – anzi è probabile, visto che per le elezioni dei sindaci sta succedendo regolarmente – che queste percentuali cambino al ballottaggio a seconda di chi si voglia punire di più, il piddino decisionista o il grillino populista. Una roulette russa, questo ballottaggio, che trasforma il voto e la partecipazione democratica in un gioco, “chi butto giù dalla torre”, che non c’entra niente col doppio turno alla francese, dove si elegge il candidato del collegio e dove le forze politiche possono convergere o desistere al secondo turno. Un altro sondaggio, Ixè per Agorà, dice che l’88% degli intervistati condivide quanto detto Davigo “I politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi” e che la popolarità di Renzi è sotto il 30%.

Liberisti, sovranisti, politicisti, movimentisti. Se qualcuno dei lettori, a questo punto, mi chiedesse: ma secondo te che significato ha questo? Esiste un rapporto tra le nostre vicende e le tendenze che si intravvedono altrove? Così risponderei. Per un trentennio la scena è stata dominata da un’ideologia dell’ultimo capitalismo che si definiva neo liberista. Secondo tale ideologia, gli stati – e quindi welfare, tasse, sanità e scuola pubbliche – non sarebbero la soluzione ma il problema. Allo stato resti solo l’uso della forza, sicurezza interna ed esterna. Al resto pensi il mercato. Dunque “arricchitevi, qualcosa dalle vostre tasche finirà nelle mani dei poveri”, come diceva Regan. Libera circolazione dei capitali e delle merci siano fondamento del sistema. Una ideologia di destra, non c’è dubbio, ma a cui la sinistra della terza via, quando ha governato – Clinton, Blair, Hollande, Renzi – si è del tutto adeguata, proponendosi solo di darne una interpretazione meno becera delle destre.

Dopo il 2008 – inizio della Lunga recessione -, dopo il crollo del prezzo delle materie prime e l’avvio della Stagnazione Secolare, il neo liberismo è entrato in crisi. Il ceto medio non ha più fiducia perché le disuguaglianze sono diventate insopportabili e non sembrano esserci più margini per “il sogno” di una promozione sociale. Nascono movimenti sovranisti: lo stato decida in casa propria, imponga dazi se serve, alzi muri contro i migranti, difenda i propri lavoratori, protegga i risparmiatori. Le Pen, Salvini, Trump! La sinistra della terza via si trasforma allora nel partito degli apparati al potere, l’autonomia del politico diventa la sua ideologia, applica ricette neo liberiste ma dice di difendere – o finge di difendere – l’interesse nazionale, prova a governare grazie alla divisione delle due destre, neo liberista e sovranista. Sono così Hollande, Renzi, Hillary Clinton! La sinistra-sinistra diventa movimentista o si mette all’ascolto della polemica di chi sta in basso contro chi sta in alto, e recupera toni anti capitalisti e analisi marxiane: Sanders, Corbyn, Iglesias, Tsipras. In Italia, però, il lungo addio berlusconiano e il penoso travaglio dei post comunisti ci hanno consegnato qualcosa di originale: un movimento prima di tutto moralista che accumuna destra e sinistra nella condanna alla casta “sono corrotti, fanno i loro interessi di casta, devono andare tutti a casa”. Questa variante non si considera né di destra né di sinistra, né liberista né protezionista, rimane in un indistinto pre politico, che vive come una sorta di setta dei giusti.

Setta dei giusti, terza via politicista, destra liberista, destra sovranità, e poi? Poi Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione, qualche intellettuale dissidente. Poca cosa, direte. Ne convengo. Soprattutto se si relegherà nello spazietto elettorale che si intravvede tra Grillo e Renzi. Io penso che sia necessario osare, cioè provare a far saltare il banco come stanno cercando di fare tra mille difficoltà Corbyn e Iglesias, Tsipras e Sanders. Da noi è più difficile perché Rizzo e Stella, ma anche la Repubblica delle 10 domande a Berlusconi, il Fatto Quotidiano e Travaglio, il partito dell’anti mafia (per convenienza) e il giustizialismo alla Di Pietro hanno tirato la volata al Movimento 5 Stelle che, come dicono i sondaggi, potrebbe conquistare il Campidoglio e chissà, perfino Palazzo Chigi. Che facciamo? Stiamo con Renzi, considerandolo il male minore o aspettiamo che vinca Di Maio sperando che la Provvidenza, poi, lo illumini? Bisogna giocare d’anticipo: se ad ottobre vincesse il no al referendum costituzionale, tutti i giochi si riaprirebbero, a sinistra come a destra. E lo stesso 5 stelle, non più protetto dal “nemico” Renzi, dovrebbe dire cosa davvero vuole. Non sarà facile far prevalere i No: un sondaggio dà il Sì al 58%, un altro al 51, ma non impossibile.

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