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Quando 2 sconfitte sono meglio che una

Il potere delle oligarchie

Ha ragione D’Alema. “Non esiste uno schieramento politico del No mentre esiste un blocco politico del Sì, il cosiddetto Partito della Nazione, uno schieramento abbastanza minaccioso che va dalla maggioranza di governo ai poteri forti. Capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d’accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro”. La cosa si può dire in modo assai più garbato, come fa oggi su Repubblica, Stefano Folli: “Il partito di Renzi non è ancora nato, ma prenderà forma nelle prossime settimane se si realizzano alcune circostanze in contemporanea: il successo del Sì, un ruolo determinante in tale risultato del mondo moderato, la disfatta della sinistra interna ed esterna al Pd, il contenimento dei Cinque Stelle a cui il premier sta cercando di sottrarre il monopolio del populismo anti-casta. Il progetto è molto ambizioso e i suoi contorni ormai sono visibili. La posta in gioco è l’egemonia politica per una ventina d’anni, isolando da un lato il ceto politico della vecchia sinistra e dall’altro l’estremismo leghista”. O in modo aulico, come fa Massimo Giannini: “La narrazione renziana, oggi più che mai, non contempla il dubbio, ma solo una cieca fiducia nel narratore, che riassume in sé tutto quello che serve (la falce della rottamazione, il martello della modernizzazione) e tutto quello che non serve più (l’identità della sinistra novecentesca, la ritualità della democrazia “bicamerale”). Continua la lettura di Il potere delle oligarchie

Toschi e Foschi

“Tempi foschi per color che non sono Toschi”, dice il Renzi di Giannelli dallo schermo del carRAI 1. La notizia è che il premier ha scelto i comandanti della polizia, della guardia di finanza e dei servizi segreti. Resteranno in carica solo per 2 anni, perché – ha spiegato Renzi – nel 2018 si vota e il nuovo governo deve poter promuovere altri comandanti di sua fiducia. Dunque spoils system: gli italiani eleggono direttamente un premier, il premier ha poi il diritto di comportarsi come un dittatore eletto e dunque portarsi chi vuole al vertice dello stato. Può funzionare? Non può. E si vede bene dalle ultime nomine. Il termine “Toschi”, usato da Giannelli, allude ai toschi cioè toscani, ovvero al “giglio magico” che spadroneggia nella pubblica amministrazione, ma anche al generale Toschi, nuovo capo della guardia di finanza, la cui nomina sarebbe stata sconsigliata dal Presidente della Repubblica sia perché era stato accusato di appropriazione indebita e arrestato, sia perché egli stesso – il generale – avrebbe fatto parte di un gruppo di militari vicini al premier che aveva già provato ad imporre un suo uomo al vertice della finanza. Infine carRai, cioè Carrai, l’uomo che Renzi voleva al vertice della cybersecurity e che, nonostante l’avviso contrario di Mattarella, si porterà comunque a Palazzo Chigi come consulente e gli farà fare quel lavoro. Lo stato diviene bottino di uno solo che oggi non è stato neppure eletto e in futuro lo sarà, ma in forza di una legge truffaldina. Continua la lettura di Toschi e Foschi

Quante divisioni ha Davigo?

Rubano senza vergogna. Come era prevedibile, la battuta di Pier Camillo Davigo, estrapolata dal contesto, ha provocato sui giornali una polemica di carta. Non un giudizio storico – gli esponenti politici sotto inchiesta all’inizio degli anni 90 almeno si vergognavano e cercavano di allontanare da sé il sospetto – si sarebbe trattato, ma “un attacco della magistratura alla politica”. La precisazione di Davigo, “non tutti i politici rubano” viene definita una retro marcia. Il vice presidente del CSM (ed ex sottosegretario del governo Renzi) avverte: “le accuse alimentano i conflitti” ma poi, pare dopo aver parlato con Mattarella, aggiunge che servono “riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare”. Il Corriere titola: “Politica e giudici, nuovo fronte”. Ma il fronte più spassoso si apre tra i retroscenisti, i quasi si interrogano se Renzi sia più preoccupato per questa sortita di Davigo, oppure più soddisfatto per una gaffe che potrebbe fargli gioco. Preoccupato, scrive il Giornale: “La grande paura: intercettazioni su Renzi”. Continua la lettura di Quante divisioni ha Davigo?

Verdini, l’idraulico di Renzi

La fiducia? É mobile, qual piuma al vento. Chissà se a Matteo Renzi sono venute in mente le parole del Duca di Mantova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi. Vediamo. Ieri non è stato un buon giorno per le borse: il crollo del prezzo del petrolio, che sembra inarrestabile, con l’Arabia ben convinta a svendere il suo greggio per non perdere mercati e l’Iran libero ormai da sanzioni e pronto a rifornire l’Asia, ha reso nervosi gli operatori ovunque. Ma a un certo punto IlSole24Ore ha scritto che la BCE avrebbe chiesto alla banche italiane notizie sui loro crediti non eleggibili. Quasi contemporaneamente la Commissione Europea ha confermato i cattivi rapporti con il governo italiano, “manca l’interlocutore”, questa volta alludendo al sottosegretario Gozi. Panico a Milano, o meglio, ondata di vendite per non restare con il cerino in mano: -14,76% il Monte dei Paschi di Siena, -8,73% la Popolare dell’Emilia Romagna, -7,28% Ubi Banca, -6,73% Banco Popolare fino al -5% di Banca Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, sospesa in corso di seduta per eccesso di ribasso”. Titola il Corriere: “Timori per lo scontro tra Italia e Ue”. Titola Repubblica: “Attacco alle banche, crolla piazza affari. Nuova lite UE Renzi”. La fiducia “muta d’accento e di pensiero”. Continua la lettura di Verdini, l’idraulico di Renzi

Un voto non lava il conflitto d’interesse

Banca Etruria, vertici indagati per il dissesto. Così il Corriere. L’accusa all’ex presidente, Lorenzo Rosi e a Luciano Nataloni, del CdA, è di “omessa comunicazione di conflitto di interessi”. Conflitto di interessi che il pubblico ministero di Arezzo considera evidente. Del presidente Rosi, Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena e già multato da Bankitalia per 144mila euro, è stato vice presidente. Inoltre, secondo Tiziano Donzelli, capo gruppo di Fratelli d’Italia in Toscana, Rosi sarebbe stato socio in affari di Tiziano Renzi, padre di Matteo. Questi nega e minaccia querele, Donzelli esibisce delle visure, sostiene di avere le prove. Ancora, Marco Carrai, amico e finanziatore del premier, avrebbe mostrato un interesse sospetto proprio per Banca Etruria e proprio alla vigilia del commissariamento. Lo stesso Carrai che, ieri, ha incassato il via libera (senza sottostare a vincoli ambientali) per la costruzione del nuovo aeroporto di Firenze, opera che gli sta a cuore. Per carità, tutto ciò non attesta al momento niente di più che una contaminazione ambientale tra governo e banca indiziata di aver truffato i risparmiatori. Continua la lettura di Un voto non lava il conflitto d’interesse