Verdini, l’idraulico di Renzi

La fiducia? É mobile, qual piuma al vento. Chissà se a Matteo Renzi sono venute in mente le parole del Duca di Mantova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi. Vediamo. Ieri non è stato un buon giorno per le borse: il crollo del prezzo del petrolio, che sembra inarrestabile, con l’Arabia ben convinta a svendere il suo greggio per non perdere mercati e l’Iran libero ormai da sanzioni e pronto a rifornire l’Asia, ha reso nervosi gli operatori ovunque. Ma a un certo punto IlSole24Ore ha scritto che la BCE avrebbe chiesto alla banche italiane notizie sui loro crediti non eleggibili. Quasi contemporaneamente la Commissione Europea ha confermato i cattivi rapporti con il governo italiano, “manca l’interlocutore”, questa volta alludendo al sottosegretario Gozi. Panico a Milano, o meglio, ondata di vendite per non restare con il cerino in mano: -14,76% il Monte dei Paschi di Siena, -8,73% la Popolare dell’Emilia Romagna, -7,28% Ubi Banca, -6,73% Banco Popolare fino al -5% di Banca Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, sospesa in corso di seduta per eccesso di ribasso”. Titola il Corriere: “Timori per lo scontro tra Italia e Ue”. Titola Repubblica: “Attacco alle banche, crolla piazza affari. Nuova lite UE Renzi”. La fiducia “muta d’accento e di pensiero”.

Sono l’idraulico di Renzi. Al tempo di Adriano, intervistato da Stefano Folli, Denis Verdini ha detto proprio così: “io sono l’idraulico di Renzi. I rubinetti della maggioranza, a destra e a sinistra, perdono continuamente e così noi siamo determinanti per portare avanti il governo”. Uomini come Denis Verdini, quando ti danno una mano, lo fanno sempre sapere, ti tirano dentro la loro trama, ti presentano come uno di loro. É il loro mestiere. Lo stesso mestiere di Flavio Carboni che ha avuto rapporti, secondo Wikipedia, con “l’agente segreto Francesco Pazienza, il capo della P2 Licio Gelli, il boss mafioso Pippo Calò, l’ex gran maestro della massoneria Armando Corona, nonché l’allora imprenditore Silvio Berlusconi”. E ne ha avuti anche con papà Boschi, il quale, nel bel mezzo della crisi di Banca Etruria, gli avrebbe chiesto un consiglio, un suggerimento, il nome di un manager per l’istituto di credito di cui era vice presidente. Operazione – apprendiamo – stoppata in seguito da Bankitalia. Dispiace dirlo, ma a ogni giorno che passa, a ogni nuovo articolo, la difesa appassionata del padre fatta in parlamento diventa un boomerang per Maria Elena. E svela la fragilità del giglio magico che il premier s’è costruito attorno: Sandro Gozi strigliato da Bruxelles, Maria Elena figlia di Boschi, Marco Carrai che gli prestava casa Firenze e ora Renzi vuole a dirigere sicurezza (e intelligence) del sistema informatico nazionale, Antonella Manzione prima capo dei vigili urbani di Firenze ora criticissima sceriffa dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi.

I padronissimi. Il manifesto li chiama così “in prima”. “I 62 padroni del mondo” dice Repubblica a pagina 32, con facce e nomi. Messe insieme le loro ricchezze superano i redditi della metà più povera del pianeta. Immaginate la bilancia: a destra miliardi di puntini (eppure sono uomini) a sinistra 62 individui. Forse si chiama disuguaglianza. Forse la sua crescita – come ha scritto Piketty – ha svuotato il sogno americano e la fiducia della classe media, in Europa e nel mondo. Forse, in un mondo così diseguale,non può che crescere la protesta e le guerre, in difesa del capitale accumulato, non possono che prosperare. Forse!

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