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Il potere delle oligarchie

Ha ragione D’Alema. “Non esiste uno schieramento politico del No mentre esiste un blocco politico del Sì, il cosiddetto Partito della Nazione, uno schieramento abbastanza minaccioso che va dalla maggioranza di governo ai poteri forti. Capita di avvertire un clima di paura e intimidazione per il quale chi non è d’accordo si deve sentire colpevole di spingere il Paese verso il baratro”. La cosa si può dire in modo assai più garbato, come fa oggi su Repubblica, Stefano Folli: “Il partito di Renzi non è ancora nato, ma prenderà forma nelle prossime settimane se si realizzano alcune circostanze in contemporanea: il successo del Sì, un ruolo determinante in tale risultato del mondo moderato, la disfatta della sinistra interna ed esterna al Pd, il contenimento dei Cinque Stelle a cui il premier sta cercando di sottrarre il monopolio del populismo anti-casta. Il progetto è molto ambizioso e i suoi contorni ormai sono visibili. La posta in gioco è l’egemonia politica per una ventina d’anni, isolando da un lato il ceto politico della vecchia sinistra e dall’altro l’estremismo leghista”. O in modo aulico, come fa Massimo Giannini: “La narrazione renziana, oggi più che mai, non contempla il dubbio, ma solo una cieca fiducia nel narratore, che riassume in sé tutto quello che serve (la falce della rottamazione, il martello della modernizzazione) e tutto quello che non serve più (l’identità della sinistra novecentesca, la ritualità della democrazia “bicamerale”). Continua la lettura di Il potere delle oligarchie

Dalla rottamazione alla concertazione

Nuove pensioni c’è l’accordo, Corriere. “Fatto l’accordo” Repubblica, “Renzi trova l’accordo”, la Stampa. La parola è accordo. La foto notizia mostra Susanna Camuso non già nei pressi di una discarica dove si rottamano vecchie auto ma di nuovo, pimpante, dalle parti di Palazzo Chigi, partner del governo Renzi per correggere, insieme a Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, certi guasti della legge Fornero (mandando in pensione a 63 anni gli addetti ai lavori più pericolosi e usuranti) e a strappare qualcosa per le pensioni più basse. È una buona notizia e non mi unirò al coro di chi obietta: “ma i giovani?”, “quanto grande sarà poi la platea di chi andrà in pensione senza dover accendere un prestito con le banche?”. Questa volta il premier aveva bisogno dei sindacalisti per sminare un tema che poteva costargli nel referendum e ha abbassato la cresta. Certo ha mandato Poletti dalla Camusso, per non rendere troppo evidente e brusco il ritorno dalla rottamazione alla concertazione.

Bruxelles, il sì all’Italia solo a maggio, Repubblica, pagina 4. Ciò vuol dire che non arriverà nessuna bocciatura della manovra prima del voto del 4 dicembre. Naturalmente tutti sanno che i conti non tornano. Continua la lettura di Dalla rottamazione alla concertazione