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Perchè il Caffè mi ha stancato

Ancora lui! Pure oggi, e accadrà tutti i giorni fino al 4 dicembre, i grandi giornali sbattono in prima pagina quasi soltanto Renzi. Piano sull’Italicum in Parlamento prima del voto, Repubblica: “Pronto un blitz del premier sulle modifiche. Napolitano, troppi errori aiutano il no. Sfida tv, Zagrebelsky. Renzi un’anguilla”. Renzi presenterà un nuovo Italicum entro ottobre, Corriere. Con Maria Teresa Meli che apprezza: “La strategia sul referendum di Renzi si fa più chiara. Il problema della legge elettorale va eliminato per togliere ogni alibi agli avversari”. Referendum, Renzi vuole tutto il governo in campo, La Stampa. Poi il titolo dell’articolo di fondo, firmato da Fabio Martini, Il leader se la gioca come al rischiatutto. Dal testo: “Una campagna all’americana, quella di Renzi, perché come accade negli Stati Uniti, stavolta il capo del governo si gioca la «vita»: o vince o perde. Stavolta è bianco o nero, non è contemplato il grigio che nella politica domestica ha imperato per decenni”. Basterebbe questo mitragliata di frasi per dimostrare quanto falsa e bugiarda sia l’ultima esternazione del presidente emerito, Giorgio Napolitano, il quale ha sostenuto che “la personalizzazione dello scontro” sul referendum sarebbe stato “un errore, una partenza sbagliata che ha favorito il no”, ma un errore che poi “Renzi ha corretto”. Continua la lettura di Perchè il Caffè mi ha stancato

La riforma della Costituzione e i rischi per la democrazia

Martedì 13 settembre 2016, alle ore 10.00, presso la sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro (ISMA), Piazza Capranica 72 – Roma, avrà luogo l’incontro “LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE E I RISCHI PER LA DEMOCRAZIA”.

Interverranno: Loredana DE PETRIS – Presidente del gruppo Misto Sinistra Italiana – SEL; Corradino MINEO – Senatore del gruppo Misto Sinistra Italiana – SEL; Alessandro PACE – Professore Emerito di Diritto Costituzionale; Michele PROSPERO – Professore Associato di Scienza Politica e Filosofia del Diritto – Università di Roma “Sapienza”; Mario DOGLIANI – Professore Ordinario di Diritto Costituzionale – Università di Torino. Continua la lettura di La riforma della Costituzione e i rischi per la democrazia

Fatti, non parole

Monte dei Paschi bocciato, Monte salvato. Com’è la storia? Difficile capirlo dai titoli. È “la banca meno solida in Europa”, dice la Stampa. “Male solo MPS”, Corriere. “Mps bocciata ma ok al piano per risanarla”, Repubblica. In sostanza lo stress test europeo ha detto che il Monte è a rischio fallimento, dunque non affidabile. Ma la banca di Siena ha risposto cedendo quasi 10 miliardi di crediti “in sofferenza”, dunque non esigibili, a meno di un terzo del valore. Per evitare guai maggiori, ha cancellato con un tratto di penna oltre sei miliardi dei suoi “attivi”. E si è impegnata a trovare altri 5 miliardi di capitali, mettendosi in mano a investitori privati, prevalentemente stranieri, e tagliando così il valore delle quote degli azionisti. Insomma il Monte ha accettato una medicina amara, una durissima dieta dimagrante, per non morire subito di diabete. Morirà lo stesso? Possibile, ma non subito. Direi che ha vinto l’Europa; e ha vinto Padoan che con l’Europa ha mediato. Per il momento. Però purtroppo la montagna di crediti “in sofferenza” è molto più vasta in Italia dei 10 miliardi di cui qui si parla. Lo è perché l’Italia ha conosciuto due crisi successive, non compensate (né prima, né dopo) da una crescita sostenuta, ha così “bruciato” 10 punti del PIL, scontato un gran numero di fallimenti, e lasciato sul campo decine di miliardi di debiti che nessuno può più restituire. Dunque, se si considerano non modificabili le attuali politiche economiche europee, la domanda è quando arriverà la ripresa? Continua la lettura di Fatti, non parole

Marco, un’ultima domanda: Chi è il tuo erede?

“Grazie!”, hai detto grazie quando hanno proposto di sedarti. Grazie è una parola semplice, un manifesto della non violenza: a te che colpisci, che non vuoi capire e pretendi di togliermi la parola, rispondo indossando il bavaglio e dico grazie. Grazie, un sospiro con cui accettavi la morte, come deve fare chi ha voluto e saputo dare un senso alla vita.

In te, in modo rivoluzionario e pirotecnico, ha vissuto una delle più grandi tradizioni della cultura politica italiana, quella radicale e azionista. L’estrema sinistra borghese al tempo del Regno, Cavallotti, Colajanni. Poi il Partito d’Azione che ha illuminato la scena nell’immediato dopo guerra. Tu sei arrivato dopo. Anche a un vecchio che sembrava eterno, quale sei stato, può capitare di arrivare dopo. Dopo la fine dell’illusione azionista. Dopo che Ugo La Malfa aveva preso a far da lievito alla destra intelligente, e Vittorio Foa alla sinistra innovatrice. Tu, ragazzo, stavi a sinistra con un sentire di destra: giovane liberale impegnato nell’UGI, l’Unione goliardica italiana, organizzazione della sinistra universitaria prima del ’68. Continua la lettura di Marco, un’ultima domanda: Chi è il tuo erede?

“Lezione di greco” con Casson, a Venezia

Venerdì 6 maggio, ore 17:45, a Venezia, presso la “Scholeta dei Calegheri” – Campo San Tomà, verrà presentato l’ultimo libro del Senatore Corradino Mineo: “Lezione di Greco – alla ricerca di una rotta per la politica italiana”.

L’autore si confronterà con il Senatore Felice Casson (Vicepresidente della Commissione Giustizia). L’incontro sarà moderato dal Dott. Giovanni Pelizzato, Consigliere comunale di Venezia. Continua la lettura di “Lezione di greco” con Casson, a Venezia

Lezione di greco a Torino

Sabato 12 marzo, ore 18:30,  verrà presentato a Torino, via Baltea 3 – Laboratori di Barriera, l’ultimo libro di Corradino Mineo: “Lezione di greco – Alla ricerca di una rotta per la politica italiana”. Intervengono, oltre all’autore, Giorgio Airaudo, candidato sindaco al comune di Torino  e Alessandra Quarta di Officine Corsare. Modera l’incontro Diego Longhin, giornalista de “La Repubblica” di Torino.

Nel libro dialogano quattro dirigenti politici – Cofferati, Cuperlo, Fassina, Tocci – i quali, pur provenendo dalla stessa storia politica, oggi si collocano in modo diverso: due nel Partito democratico; due convinti che la battaglia politica possa meglio proseguire fuori e a sinistra di quel partito. Continua la lettura di Lezione di greco a Torino

PRESENTAZIONE “LEZIONE DI GRECO” A FIRENZE

Venerdì 15 gennaio, ore 18:30, a Firenze, presso la libreria Feltrinelli di via de’ Cerretani 40r, sarà presentato il nuovo libro di Corradino Mineo “Lezione di Greco – alla ricerca di una rotta per la politica italiana”. L’autore si confronterà con la senatrice Alessia Petraglia in un dibattito aperto al pubblico, che verrà moderato dal giornalista Giovanni Rizzo. Continua la lettura di PRESENTAZIONE “LEZIONE DI GRECO” A FIRENZE

“Lezione di Greco” sbarca a Palermo

Sabato 19 dicembre, ore 16:30, presso la Sala delle Conferenze della Gam – Galleria di Arte Moderna via Sant’Anna 21 Palermo, sarà presentato il nuovo libro di Corradino Mineo: “Lezione di Greco – alla ricerca di una rotta per la politica italiana”. L’autore si confronterà con il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, risponderà alle domande e sarà sollecitato dalle riflessioni del Consigliere Comunale Antonella Monastra che svolgerà il ruolo di moderatrice dell’incontro. Continua la lettura di “Lezione di Greco” sbarca a Palermo

Caffè doppio alla francese

Non chiamatele populiste,non dite “voto di protesta”,non invocate leggi maggioritarie. Marine e Marion Le Pen hanno stravinto il primo turno delle regionali francesi. Nella regione di Marsiglia e Nizza, Marion, 26 anni, nipote prediletta del vecchio Jean Marie, ha superato il 40%. Marine ha fatto lo stesso a Lille, nel nord una volta industriale ora agricolo. Tirando le somme, il Front National è primo in 6 regioni su 13. Furioso, Nicolas Sarkozy, che guardava a questo voto come a un trampolino di lancio per le presidenziali, ha deciso di mantenere tutti i suoi candidati al secondo turno (per legge sono ammessi tutti coloro che hanno superato il 10% dei consensi). O la va o la spacca: o rientrano voti “in libera uscita” dalla destra verso l’estrema, oppure tracimi pure l’ondata nera delle Le Pen. I socialisti ritirano i loro candidati a Marsiglia e a Lille (per non favorire zia e nipote) e pure a Strasburgo. Mossa politica, per  inchiodare, in vista delle presidenziali,  Sarkozy al suo ruolo di apprendista stregone.

É finita la politica del novecento, scrive Cesare Martinetti per la Stampa. Più precisamente -direi- è finita la politica della seconda metà del novecento, caratterizzata, in Europa, dall’obiettivo di tenere lontano dai governi nazionali sia i partiti comunisti che le forze nostalgiche dei fascismi. Era questo l’intento del coup d’état permanente, come Mitterrand chiamò la rivoluzione di Charles De Gaulle e la nascita della Quinta Repubblica. Mirava a questo la conventio ad excludendum della nostrana Prima Repubblica e tutto il parlar di riforme nella Seconda. Spiega Martinetti che “i voti al Front national arrivano in gran parte dalle classi popolari, molti dei nuovi elettori frontisti hanno votato comunista per anni. È il voto dei delusi, dei dimenticati, è il voto di un paese profondo al quale la politica non sa più parlare. È un voto contro le élites politiche che giocano una piccola battaglia di apparati. È un voto contro la tecnocrazia gelida di Bruxelles da dove arrivano soltanto diktat che la gente traduce in perdita secca nella propria quotidianità”.

Aggiungo: è un voto sovranista,  che crede – o si illude- di poter restaurare il potere della nazione francese, di riscattare la grandeur gollista, tradita dal ruolo ancillare (di Sarkozy come di Hollande) nei confronti della Germania di Frau Merkel.  Perciò Marine Le Pen dice oggi “siamo noi i veri repubblicani”. Sarkozy può sperare che l’effetto Le Pen si sgonfi domenica prossima, davanti alla scelta per i governi regionali. Hollande spera, con la svolta che ha impresso alla sua presidenza dopo il 13 novembre, di poter ancora vincere le presidenziali, quando al ballottaggio si troverà un solo avversario. Ma niente né in Francia né in Europa sarà più come era prima.

Perché non parlo di populismo, come fanno  Stefano Folli e Cesare Martinetti? Perché non metto avanti la paura dei francesi dopo gli attentati, come fa Bernardo Valli? Il termine populismo -sia quando lo usa Marco Revelli a proposito di Renzi, sia quando lo usano tutti gli altri parlando di Salvini o di Grillo- vuole evocare una provvisorietà, una congiunturale consonanza tra umori popolari e politica demagogica. Non è andata così.  Il Front si è rafforzato di elezione in elezione, ha convinto milioni di francesi che le differenze destra-sinistra cedono davanti all’essere (destra come sinistra) parte di una stessa casta, che mette gli affari al primo posto  ed è diretta da Bruxelles e Berlino. Paura degli attentati? Troppo semplice, troppo poco. Nella Francia profonda vedo riemergere da anni lo spirito della Vandea, la ricerca delle radici medievali, della crociata nazionale di Giovanna d’Arco e di quelle -in Terra Santa- di Luigi il Santo. É una Francia anti illuminista, che detesta Parigi e le sue luci. Certo non tutti gli elettori del Front sono dei crociati, originari o convertiti come Houellebecq. Molti -dice alla Stampa lo storico Le Bras- “hanno scelto la lotteria, conoscono  i rischi  ma ci provano”.

La forza che combatte contro le tre grandi diseguaglianze: di potere, di sapere e di reddito. Questa “è sempre la sinistra”, scrive oggi Massimo Salvadori su Repubblica. Davvero? Hanno più potere i senza potere, più sapere i figli di immigrati o di italiani poveri che si acconciano in scuole di periferia, più reddito i giovani senza reddito, da quando Matteo Renzi governa in Italia o Manuel Valls in Francia? É questo -aver combattuto le disuguaglianze- che si riterrà nei libri di storia della Terza Via e di Tony Blair? Non ne sono sicuro.

Un caffè doppio tutto francese.  Solo qualche tratto, infine, per dire che il “successo” dei banchetti nel week end (“380mila persone, il Pd per una volta unito”) è già evaporato di lunedì. Bersani dice al Fatto che Renzi non é riformista e che ha salvato il giaguaro (Berlusconi). Cuperlo dice alla Stampa che “il doppio ruolo di Renzi (premier e segretario) non funziona”. Pisapia liquida i sondaggi che darebbero Sala vincente a Milano: “Hanno sbagliato in passato molti calcoli. Anche nel mio caso”. Infine, occhio alla mia Palermo: “La bussola di ogni cittadino di questo Paese, in un cammino comune al di là degli steccati, deve essere la Costituzione della Repubblica italiana”. Lo ha detto un vescovo, Corrado Orefice appena nominato da Francesco. E ha citato Peppino Impastato e Dossetti. Una rivoluzione; vera.

 

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