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Quando il gioco si fa duro

 

Forse stiamo vincendo

L’Italia dello scampato disastro. Di questo parlano i giornali in edicola. In prima pagina la parola che ritorna è “sfollati”, ma poi si aggiungono altri titoli: “Scosse e nessuna vittima”, “Strage evitata”. La scossa dell’altro ieri, quella delle 21,18 a Ussita – scrive Corrado Zunino per Repubblica – è stata di potenza molto vicina all’altra che il 24 agosto causò così tanti lutti ad Amatrice: 5,9 della scala Richter contro 6. Ma è durata meno. Ed è una prima differenza. La seconda differenza è che ad Amatrice il terremoto aveva colpito a sorpresa e nella notte, a Ussita c’era stata invece una scossa “di avvertimento”, molto forte anch’essa, di magnitudo 5,4. Alle 21,18 erano già tutti per strada, storditi dallo spavento, infreddoliti sotto la pioggia, ma vivi. C’è però dell’altro: almeno un’ipotesi di lavoro. I lavori di manutenzione dopo i terremoti del 1979 e del 1997 sarebbero stati fatti più seriamente a Ussita che ad Amatrice. Dove erano stati posti tetti di cemento su pilastri troppo fragili – io ho visto questo già a L’Aquila -, e le catene di acciaio poste a protezione di alcuni edifici avrebbero tenuto. Continua la lettura di Forse stiamo vincendo

O loro o l’apocalisse?

Manovra da 24 miliardi e mezzo. È il titolo centrale del Corriere e della Stampa. Il Sole24 ore entra nel dettaglio: 13.3 miliardi in deficit, 8.5 di nuove entrate. Il deficit deve essere autorizzato da Bruxelles, le entrate vogliono dire nuove tasse e condoni. Quanto alla crescita dell’1% prevista dal tesoro, l’ufficio parlamentare del bilancio non se la sente di confermarla. Dunque dice No, anche se aggiunge che il suo parere non vincola il governo. Padoan ha fatto quel che poteva, stretto fra l’incudine di Renzi (bisogna spendere, anche per provare a vincere il referendum) e il martello tedesco (chiedete flessibilità per far crescere la spesa, non per risanare). Forse non è un libro dei sogni, certo una manovra piena di incognite. Continua la lettura di O loro o l’apocalisse?

Trump e l’isolazionismo

Attacchiamoci alle buone notizie, per un giorno, per qualche ora. È quel che fanno – e si capisce – Corriere e Repubblica. “Unioni, cade l’ultima barriera. Le prime entro agosto”, dice Repubblica. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. In più aggirando il rischio della “obiezione di coscienza”: il sindaco che non volesse celebrare le unioni civili, dovrebbe nominare un delegato. Il Consiglio di Stato ha anche dato torto alla regione Lombardia del presidente Maroni: non potrà più far pagare le coppie che ricorrano alla fecondazione eterologa. “Banche, l’apertura di Draghi”, invece titola il Corriere. Il presidente della BCE ha detto “sì a un paracadute pubblico in casi eccezionali”. Sembra un invito piuttosto esplicito a non ostacolare il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena. Draghi chiede però all’Italia di “sciogliere il nodo delle sofferenze”, cioè di trovare un modo per far pagare i debitori, anche i vecchi non solo chi contrae ora il prestito. In modo che le banche possano piazzare sul mercato i loro crediti deteriorati non proprio a prezzi stracciati. Qui Federico Fubini obietta: “limitare l’impatto dei pignoramenti rapidi ai soli casi futuri per il governo (italiano) è stata una scelta politica: si privilegiano i debitori esistenti sui loro creditori. Deve aver contato qualcosa il fatto che fra i debitori ci sono molti più elettori che tra i creditori”. Continua la lettura di Trump e l’isolazionismo

La lezione del voto in Spagna

Rivoluzione democratica in Spagna. Non meno di questo è accaduto ieri, nell’urna, a Madrid e Barcellona. Un partito che aveva il 44 per cento dei voti e la maggioranza assoluta in Parlamento e che può vantare, stando ai numeri del PIL, di aver traghettato il paese dalla recessione alla ripresa, raggiunge a fatica il il 28 per cento – 16 punti percentuali in meno – e non gli basterà a governare nemmeno l’intesa non facile con la lista anti-casta moderata di Albero Rivera, Ciudadanos, che si ferma sotto il 14%. Rajoy, il premier, si è candidato a succedere a se stesso – “Proverò a formare un governo, la Spagna ne ha bisogno”- ma verosimilmente gli sarà impossibile trovare un’intesa con forze regionali e nazionaliste, visto la posizione intransigente che il governo ha preso nello scontro con la Catalogna. Continua la lettura di La lezione del voto in Spagna