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#labuonascuola, che disastro!

Meglio sauditi che russi?

La guerra di Aleppo e Sirte. Repubblica ha scoperto la doppia guerra (per procura) cui avevo dedicato il caffè del 10. La rappresentazione che ne offre è fondata, nella cronaca dei fatti, ma è, secondo il mio parere, assai discutibile. “Tra i fantasmi di Aleppo”. Fantasmi sono i civili sotto assedio delle truppe di Assad e sotto le bombe russe, i medici e i paramedici legati ai “ribelli” e per questo privi di diritti internazionali, dunque presi di mira. L’assedio – scrive Repubblica – è stato rotto in un punto “con la sola arma di cui disponeva la rivolta: i kamikaze”. Vero? Tutto vero. “Sirte liberata”, ecco l’altro titolo. Per contrapposizione ai “fantasmi di Aleppo” suona come un respiro di sollievo. Il pericolo scampato, gli ultimi cecchini scappati verso il mare dal bunker di Ouagadougou (per questo l’allarme nei nostri porti?). Il buon Serraj, grazie all’appoggio americano, un po’ più forte nei confronti dell’infido Haftar, che sbarra la strada dell’unificazione del paese. Vero, anche questo. Ma la verità (della cronaca) si può discutere, anzi si deve confrontarla con quel che è successo prima e chiedersi quali scenari si apriranno dopo. È il lavoro dell’informazione, per impedire che i fatti siano mobili “qual piuma al vento”, e che la storia si faccia alla fine come vuole il più forte, il più determinato, che non è per forza sempre il più giusto. Continua la lettura di Meglio sauditi che russi?

Che cos’è “guerra”?

Sbarca il premier, scontri a Tripoli, Corriere. “Si spara sul governo dell’ONU”, Repubblica. Prima ancora di insediarsi, dunque, il governo Serraj corre il rischio di apparire uno dei tanti governi “fantoccio” inventati dall’occidente, dal Vietnam in poi: lo ha scritto Paolo Mieli, sconsigliando ogni intervento militare italiano. “Renzi non ci porterà a fare la guerra in Libia neppure se gli puntano la pistola alla tempia”, assicurava ieri un senatore renziano, che un tempo era stato dalemiano, forse suggerendo la superiore astuzia del premier attuale (perché D’Alema disse sì alla guerra dei Balcani e mal gliene incolse). La Stampa, che ieri aveva parlato di “intervento militare” oggi ridimensiona: “Libia, pronti gli addestratori italiani”. Dunque, bombardamenti, supporto logistico, istruttori ma non 5mila soldati italiani inviati a “pacificare” le tribù in guerra. Secondo il Fatto: “Per Renzi è l’ora della verità: dovrà dire a Obama che intervento farà in Libia”. Il giornale di Travaglio collega alla crisi libica anche lo scontro Italia Egitto, per le vergognose menzogne su Regeni. Non ha torto: al Sisi sostiene il generale Haftar, nemico del “governo” Serraj, ultima speme o “fantoccio” della “comunità internazionale”. Continua la lettura di Che cos’è “guerra”?

C’è poca vita a sinistra?

Salah sceglie di collaborare, titola la Stampa. Il meno che si possa dire è che il kamikaze-renitente ha avuto tutto il tempo per maturare tale “scelta”. Il quotidiano belga Le soir, per esempio, aveva anticipato già a gennaio che l’avvocato Sven Mary era in contatto con il fratello. L’altro ieri, poi, Salah è parso sollevato quando gli hanno messo le manette. Immediatamente si è appalesato Mary, l’avvocato: “il mio cliente è pronto a dire tutto agli inquirenti, ma a condizione che non venga estradato”. Tutto? “Dovevo farmi esplodere allo stade de france ma ci ho ripensato”. Salah Abdeslam ammette, dunque, di essere stato a Parigi quel 13 novembre – e come potrebbe negarlo? – ma sostiene che il suo pentimento si è compiuto subito, non appena il commando non è riuscito a entrare nello stadio, prima della folle corsa per le vie di Parigi, prima del tiro a segno contro le terrazze dei caffè e prima del Bataclan. Se Salah restasse a Bruges, se fosse giudicato dai giudici belgi, potrebbe mettere su un piatto della bilancia la sua “collaborazione”, sull’altro l’intenzione di farsi esplodere subito rientrata. Se invece Hollande “pretendesse” la sua estradizione, tutto sarebbe diverso. Parigi è ferita; per le famiglie delle vittime Salah era amico e complice di chi ha compiuto il massacro del Bataclan. Vedremo. Continua la lettura di C’è poca vita a sinistra?