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Il Giornale oggi è tutta una fake news ma governo e Pd gli corrono dietro

Renzi come padre Pio

Lo hanno torturato ucciso perché non ha fatto i nomi. Dei sindacalisti che aveva incontrato, degli oppositori del regime, degli egiziani che non si sono rassegnati a camminare a testa bassa. Nomi che la polizia di Al Sisi conosceva o poteva intuire. Ma che era importante far confessare a Giulio Regeni, perché tutti sapessero, grazie al tam tam di radio spia o di radio polizia segreta, che “aveva cantato” e che dunque non conviene parlare con lo straniero, che è pericoloso farsi vedere dal giornalista italiano perché questi, prima o poi, cede al potere e ti consegna. Perché reprimere il pensiero non si può, impedire ogni lotta, ogni anelito di ribellione è molto difficile, ma si possono costruire cortine, muri di diffidenza tra le persone, si può soffocare la comunicazione e impedire che le notizie circolino, che facciano massa, e permettano così al ribelle potenziale di guadagnare fiducia sentendosi meno solo. La battaglia sull’informazione è spietata, perché una informazione libera nega alla radice un regime, lo minaccia nella sua sostanza. Ora che il guaio è fatto – e chissà se una denuncia più tempestiva della sparizione di Giulio, accusandone senza infingimenti la polizia di Al Sisi, non avrebbe scongiurato questo epilogo – gli egiziani arrestano “due sospetti” ma negano la trama che li ha armati, le ragioni per cui hanno ucciso. E sta a noi italiani, dall’ambasciatore, al premier, rifiutare con sdegno queste bugie e tali infamie. In memoria di Giulio. Continua la lettura di Renzi come padre Pio

Harem,musei e guerra di dati

I vescovi passano agli insulti, dice il Giornale. Più prudente Repubblica scrive: “Nuovo affondo di Galantino. Politici corrotti”. La politica? “Un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”: questa la frase dello scandalo ma l’oggetto dello scandalo è il testo della lectio magistralis  su Alcide De Gasperi che Corriere e Caffè avevano anticipato ieri l’altro. Galantino sostiene che  quel politico decisionista rispettava il Parlamento e decideva in Parlamento, aveva una visione di futuro e un’idea per l’Europa. E i novelli statisti no? Eh già, no. Tant’è che Berlusconi un giorno fa la corte al “piazzista” Salvini, l’altro al decisinista Renzi. Tant’è che pare si stia lavorando a un ridicolo compromesso,con senatori semi eletti, per varare a tutti i costi una pessima riforma costituzionale. Tant’è che ogni  giorno il premier dà i numeri della ripresa, senza null’altro proporre a chi è in difficoltà se non l’ormai trito “fidatevi di me”.

Lo sdegno unanime di destra e sinistra contro la chiesa di Francesco non è nuovo. Ricordo quanto mi divertì veder tornare tanti senatori cattolici col volto scuro, frustrati e offesi dopo che il Papa li aveva convocati all’alba, gli aveva fatto fare anticamera e popola messa li aveva licenziati senza una carezza né una personale apostolica benedizione. Ora il coro di protesta diventa tuono perché Galantino non è infallibile e gli si possono insegnare le buone maniere. Un coro di perdenti, direi.  Perchè oggi giova alla chiesa prendere le distanze dal “piccolo harem di cooptati e di furbi” che siamo diventati dopo 3 voti con il porcellum e in attesa del quarto con l’Italicum.

Strappo sui musei, sono stranieri 7 direttori su 20, titola il Corriere. E la metà dei prescelti sono donne. Non commento. Vedremo se i nominati si mostreranno più capaci e autonomi dei licenziati. Aspetto persino di vedere se mai Maggioni e Dall’Orto riusciranno a combinare qualcosa con la Rai, figurarsi se non sospendo il giudizio su persone che possono vantare rispettabili curricula. Certo la scelta di Franceschini puzza di marketing e trasuda politicamente corretto. Bisognerebbe ricordare al ministro e al suo premier che un altro decisionista, Deng Xiao Ping, amava dire che più del colore dei gatti contava la loro capacità di prendere i topi.

Cassa integrazione: a luglio meno 27%. Solo il Sole (scusate il bisticcio) fa il titolo sull’ultimo dato dell’Inps. Nonostante Renzi abbia commentato “finalmente le cose cambiano”. Cambiano? Queste fluttuazioni mensili non fanno primavera. Può darsi che la cassa in deroga abbia ridotti i suoi interventi perché mancano i soldi per finanziarli: invece che cassaintegrati, licenziati. E che le richieste di sussidio di disoccupazione diminuiscano anche perchè -come scrive Palombi sul Fatto- il nuovo sussidio, il Daspi, è ancora in rodaggio. Vedremo.

Moody’s prevede crescita modesta per l’Italia, intorno all’1%, e disoccupazione che non scende affatto. Intanto gli sbarchi dei migranti in Europa sono triplicati (100mila solo a luglio), la Germania deve fare i conti nel 2015 con 750mila domande d’asilo -titolo della Stampa- e la borsa di Shangai perde il 6 per cento e trasmette inquietudine ai Brics (paesi emergenti che trainavano la locomotiva). El Pais segnala che la catastrofe di Tiuanjin sta muovendo un conflitto politico in Cina (avevo parlato di lotta di classe, per le condizioni di vita e lavoro, per l’inquinamento e la corruzione). Mentre da noi il manifesto dedica il titolo, “Come mosche”, ai braccianti che muoiono di fatica in Puglia. Ieri un uomo di 42 anni è stato colpito da infarto ed è finito in coma. Lavorava per la stessa agenzia di lavoro interinale della donna che era morta di fatica un mese fa. Servirebbe una politica capace di uscire da quel piccolo harem.

Il partito del Papa

Il Papa fa il leader della sinistra, scrive jena@lastampa.it Quando in politica -spiega- si crea un vuoto, c’è sempre qualcuno che lo riempie. Insomma, Bersani e Civati non contano una mazza, meno male che un Papa c’è. È così? “Crimine di guerra”, titola il manifesto. El Pais mostra a tutta pagina un mare blu con tanti puntini indefiniti che sono (che erano?) uomini. “Sui barconi ci hanno marchiati col coltello”, dicono alla Stampa. “Respingere i migranti è atto di guerra”, le parole di Francesco fanno capolino su Repubblica. In coda ai miliardi come bruscolini che Renzi promette al sud – ma se ne riparla a settembre-, alle promesse di una Rai di vecchio conio ma con nuovo smalto -“Rivoluzione alla Rai.Non mi dire”, commentano i bagnanti di Altan- e dopo la “palude di carta”, come la chiama Sebastiano Messina, cioè  i troppi emedamenti presentati in Senato per fermare una riforma che ridurrebbe in poltiglia il lascito della Costituzione

A me che importa dei serbi e dell’arciduca, dissero un secolo fa tanti benpensanti, convinti che le beghe dei balcani non avrebbero messo a rischio la prima lunga pace, quella che regnò in Europa tra la guerra franco tedesca del 1870 e il conflitto mondiale. Non so se sua santità sia di sinistra -d’altra parte, se dovessi giudicare da quel che vedo in giro, non saprei neppure cosa sia “sinistra”- so che Bergoglio conosce la storia. Che sa vedere i segni, dopo un secolo, di un’altra “guerra mondiale a pezzi”. Tra sunniti e sciiti per il dominio del medio oriente, tra chi ama l’uomo e la vita e chi invece, con la scusa di sottometterlo al supremo, lo vuole selvaggio e brutale. Come quando regnava “la legge (cosiddetta) di natura”, cioè la legge del più forte, l’arbitrio della sopraffazione.

Il sud dei nuovi schiavi, titola il Fatto. Cacciati dalla guerra in Medio Oriente e in Africa, e dalla fame, e dalla disperazione che quelle guerre hanno portato, quei popoli dalla terra delle tre religioni monoteiste o dalla madre Africa, si stanno riprendendo, con i loro morti, il Mediterraneo. 2000 anni fa era il Mare Nostrum dei Romani, 1300 anni indietro quando perse la sua unità e si divise tra musulmani e cristiani. Ora torna al centro del mondo. Con la sua tragedia e con quello che chiede. Non respingerli, non commettere “crimine di guerra”, aprire all’Africa, offrire una speranza a quelle ragazze e a quei ragazzi,  non mi sembra  buonismo di sinistra, ma sano realismo. Oggi Adriano Giannola, presidente dello Swimez dice al manifesto: “il sud è un land tedesco, Renzi non ha una visione”. C’è un nesso inscindibile tra la subalternità all’ottuso rigore tedesco e i balbetti paurosi sui i migranti. La visione che serve è il realismo del Papa.
La riforma del senato non torni al punto zero, dopo Napolitano ce lo chiede pure Sebastiano Messina. Chissà se il giornalista di Repubblica ha letto su Repubblica oggi un saggio di Andrea Manzella. La legge non favorisce “il raccordo” tra stato e regioni, lo complica. Tale raccordo dovrebbe spettare ai “presidenti di regioni” o a “senatori eletti”, non a consiglieri nominati. Un Senato debolissimo accanto a una Camera troppo forte crea “uno squilibrio costituzionale”. Caro Sebastiano, il punto zero sarebbe già qualcosa per chi parte da meno tre.

E il sud, e le strade e autostrade che avremo, forse, dopo una nuova direzione in autunno, se la minoranza-dem la smetterà di rompere? Vi racconto una barzelletta proposta da Laurent Fabius a un mio amico. “Un politico chiede a un altro politico: Dì una cifra. Un miliardo! No,due ho vinto io.”  Migliore sintesi non si potrebbe per narrare la politica degli annunci,a chi la spara più grossa con i soldi che non ha.