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Il sangue e l’odio

Il 2017 è cominciato nel sangue. 39 morti, 69 feriti, tutti giovani che festeggiavano l’anno sul Bosforo, a Istanbul. Un babbo natale ha fatto irruzione all’una di notte in una discoteca, il club Reina, ha imbracciato un kalashnikov e ha aperto il fuoco. La Turchia laica, nata un secolo fa, purtroppo nel sangue del genocidio armeno, è stata colpita, selvaggiamente. Punito il “tradimento” di Erdogan, che aveva usato il fanatismo islamico contro i curdi, per poi allinearsi con la Russia e vantarsi, con Putin e Assad, di aver imposto la tregua ai “ribelli” siriani. Istanbul è il cuore del mondo, testimone delle più antiche civiltà, crogiolo delle tre religioni monoteiste. Cento anni fa, nel 1917, crollava l’impero ottomano e quello austriaco, la rivoluzione russa metteva fine al potere degli Zar, liberava operai e contadini soldati dalla guerra. Gli Stati Uniti uscivano dal guscio e ponevano le basi per una egemonia, che sarebbe diventata impero dopo un’altra guerra. Continua la lettura di Il sangue e l’odio

Ultimo sondaggio, per il No

Il No avanza, sostiene Repubblica. Di quanto? “Avanti di 8 punti”, dice la Stampa. “Arriva al 55 per cento”, sentenzia il Corriere che però aggiunge “Ma più di un votante su 10 è indeciso”. Vediamo. Nando Pagnoncelli: 55% No, 45% Sì. Addirittura 10 punti di scarto. E al 13% di quanto agli indecisi, parrebbe che siano più disposti a cambiare intenzione di voto gli elettori del Sì che quelli del No. Ilvo Diamanti: 41% per il No, 34% per il Sì. Il sondaggio di Repubblica vede ancora un mare di indecisi, il 25% cioè un quarto degli intervistati. Tuttavia segnala una tendenza piuttosto netta: da settembre il Sì avrebbe perso 5 punti, il No ne avrebbe guadagnato 10. L’onnipresente campagna “bastaunsì” avrebbe irritato un numero non trascurabile di elettori. E infatti Repubblica ammette: “l’attivismo del premier non inverte la tendenza”. Nicola Piepoli: No 54%, Sì 46%. 8 punti di vantaggio. Anche per questo sondaggio il 24% degli intervistati non avrebbe ancora deciso. “Non meno di due italiani su tre – scrive Piepoli – voteranno di pancia, quasi che il referendum fosse pro o contro l’attuale presidente del Consiglio”. Ma no?! Ecco che Altan disegna un chirurgo, serafico e rotondetto che sentenzia: “Dal referto del voto capiremo come funziona la pancia degli italiani”. Continua la lettura di Ultimo sondaggio, per il No

E Renzi restò solo

Il bluff dura solo poche ore. Il tempo di mandare la faccia di bronzo del Nardella in Tv a dire che “Renzi gli ha dato tutto e che la minoranza non può dire No”, con la Gruber che si agitava nervosissima (e tagliava in modo brusco la parola ai suoi invitati giornalisti) per il timore – fin troppo evidente – che il premier possa dare seguito alle minacce e non mandare più “i suoi” a Otto e Mezzo. Ma i giornali in edicola sono cosa diversa: intanto perché i giornalisti hanno tempo di riflettere almeno un’ora prima di scrivere, e poi perché chi va in edicola il giornale se lo rigira in mano, l’ha pagato e quel che è scritto svanisce sì, ma meno in fretta delle balle di Renzi. “Pd senza accordo”, Corriere. “La minoranza Pd: votiamo No”, Repubblica. D’accordo, renziani e minoranza continueranno a parlarsi, forse formeranno una commissione, con dentro anche un osservatore bersaniano, con l’incarico di sondare gli altri partiti su come cambiare, eventualmente, la legge elettorale, forse faranno le mosse di voler far discutere al Senato il disegno di legge Chiti-Fornaro, quello che cerca di dare un senso all’ossimoro della legge Boschi, che all’articolo 2 prevede l’elezione dei senatori da parte dei consigli regionali “con metodo proporzionale al proprio interno” e l’articolo 57, che li vorrebbe invece eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”. Il gioco del cerino proseguirà, ma ormai il dado è tratto e la rottura mi sembra inevitabile. Continua la lettura di E Renzi restò solo

Londra addio!

BREXIT è fatta. I giornali in edicola lo ignorano, confortati da sondaggi sbagliati, ma una maggioranza di cittadini britannici ha votato per abbandonare l’Europa. Per il Leave il 51,89% degli elettori, per il Remain il 48,11. La Manica si trasforma da ponte che era in muro d’acqua. La City piange per gli affari perduti. La borsa di Tokio, che lavora quando da noi è notte, lascia 8 punti. Molti londinesi corrono a cambiare sterline con dollari o con euro. La moneta britannica è già ora ai minimi degli ultimi 31 anni. “We are out”, dice Nigel Farage e parla di “Independence Day”, ma gli indipendentisti scozzesi rispondono “il nostro futuro è nella UE”, Sinn Fein chiede già un referendum che permetta all’Irlanda del Nord di lasciare il Regno Unito per unirsi all’Irlanda. Obama cerca Cameron, cancellerie europee in subbuglio, Marine Le Pen chiede il referendum anche in Francia. Renzi rinvia la direzione del Pd. Continua la lettura di Londra addio!

Quante divisioni ha il Papa

Il papa frena le unioni civili. Renzi: si va avanti. Per Repubblica, due leader a confronto, Renzi e Bergoglio. Corriere, più prudente, scrive di un “Richiamo del Papa”. Stampa riporta, tra virgolette, le parole usate da Francesco ha nell’incontro con gli avvocati della Sacra Rota: “Unioni e famiglia, basta confusioni”. Se si passa ai commenti, interpretazioni e giudizi si fanno più sfumati. Ecco che Vito Mancuso, per Repubblica, osserva come Bergoglio non abbia “sorpreso nessuno” ripetendo una cosa che qualunque il suo predecessore aveva già detto o avrebbe potuto dire. La famiglia cattolica si fonda sul nesso inestricabile tra sessualità e riproduzione, la vita non è dell’uomo ma un dono di Dio. Certo, Mancuso obietta che il concetto di famiglia, già nell’antichità, si riferiva non solo alla coppia eterosessuale e ai figli, ma comprendeva l’insieme degli individui (compresi i servi) che vivessero sotto lo stesso tetto. Certo – sottolinea Mancuso – il Bergoglio che la voluto un Giubileo della Misericordia o che ha detto “Chi sono io per giudicare” non è lo stesso Papa che ora vuol tenere lontani omosessuali e figli di omosessuali dal vincolo familiare. Continua la lettura di Quante divisioni ha il Papa